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Il dibattito sulla gestione della sanità post-pandemica approda con forza in Consiglio regionale del Veneto e promette di scatenare un acceso confronto politico e sociale.
Al centro della contesa è la mozione presentata dai consiglieri Riccardo Szumski e Davide Lovat, esponenti di “Resistere Veneto”, che chiedono formalmente alla Giunta di istituire all’interno del Servizio Sanitario Regionale degli ambulatori specialistici interamente pubblici. Queste strutture, secondo i firmatari, dovrebbero occuparsi della diagnosi, del censimento e della presa in carico dei cittadini che lamentano effetti avversi dopo la vaccinazione anti Covid-19. La proposta nasce da quella che Szumski e Lovat definiscono una crescente richiesta di tutela da parte di persone che si sentirebbero abbandonate dalle istituzioni, costrette a rivolgersi al settore privato o a subire una negazione dei propri sintomi. Per i consiglieri, prendersi cura di chi dichiara un danno a seguito di un atto sanitario promosso dallo Stato non è una contraddizione delle politiche pubbliche, ma un presupposto etico e un dovere costituzionale volto a eliminare pericolose zone d’ombra in un sistema sanitario che rivendica l’eccellenza.
Il confronto si accende: Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Daniela Sbrollini (Italia Viva), protagonisti della dura polemica sulla gestione delle sospette reazioni avverse post-Covid.
La reazione a questa iniziativa è stata immediata e durissima, portando la questione direttamente sul piano nazionale. La senatrice di Italia Viva, Daniela Sbrollini, ha infatti bollato il documento come una provocazione irresponsabile e una "sparata no vax" volta esclusivamente a minare la fiducia nella scienza e nelle istituzioni. Secondo la parlamentare veneta, l’idea di creare percorsi dedicati esclusivamente alle reazioni da vaccino rappresenta uno schiaffo alla memoria di chi ha perso i propri cari durante la tragedia della pandemia e un’offesa al personale sanitario che si è speso senza sosta per salvare vite umane. Sbrollini ha sottolineato come la crisi sia stata arginata proprio grazie ai vaccini e come la proposta di Szumski rischi di rendere vani i sacrifici compiuti da ricercatori e medici, alimentando dubbi antiscientifici in una regione che ha pagato un tributo altissimo in termini di vittime.
Dalle parole si è passati ai fatti parlamentari con la presentazione di un'interrogazione scritta rivolta dalla senatrice al Ministro della Salute. Nel documento viene chiesto al Governo di chiarire in modo inequivocabile che simili proposte non verranno prese in considerazione a livello nazionale. Mentre la mozione di "Resistere Veneto" impegna la Giunta regionale a definire protocolli clinici uniformi e a riferire periodicamente sugli esiti delle attività di questi eventuali ambulatori, la senatrice Sbrollini incalza il Ministro per sapere se non ritenga l'iniziativa spregevole e pericolosa per la salute pubblica. Lo scontro si gioca dunque su due visioni opposte: da un lato l'appello a un rigore scientifico che riconosca e gestisca ogni evento avverso per non lasciare indietro nessuno, dall'altro la difesa della campagna vaccinale contro quelle che vengono percepite come manovre politiche destabilizzanti per il sistema sanitario nazionale.
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