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Fumo a 5 Stelle
Vi ricordate la rosticceria-pub inaugurata lo scorso novembre a Bassano grazie al sostegno del Microcredito 5 Stelle, con l'intervento e la benedizione del vicepresidente della Camera Di Maio? Ebbene: a gennaio ha già chiuso i battenti
Pubblicato il 27 feb 2016
Visto 22.234 volte
Innanzitutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Il titolo di questo articolo non l'ho infatti inventato io, ma il copyright è di un nostro assiduo lettore che qualche giorno fa mi ha segnalato la notizia. Facendo specifico riferimento al titolo di un mio precedente articolo pubblicato su Bassanonet lo scorso 29 novembre: “Arrosto a 5 Stelle”.
In quella occasione, avevo riferito dell'inaugurazione del primo locale aperto nel Veneto grazie al sostegno del Microcredito 5 Stelle. Si trattava del rostipub, e cioè della rosticceria adibita a pub e a gastronomia d'asporto, “Da Giuggi” in via Schiavonetti a Bassano, di fianco a Palazzo Sturm.
Foto Alessandro Tich
Gestito da una giovane coppia originaria del Sud (lui pugliese, lei siciliana) il locale proponeva leccornie di “produzione gastronomica artigianale siculo/pugliese”: stuzzichini del tipo panelle sicule, calzoni pugliesi, arancini e polpette di carne. Il tutto in previsione di sviluppare anche i menù a tavola, compresi quelli vegani.
Per l'apertura del rostipub si erano scomodati alcuni pezzi da novanta del Movimento 5 Stelle, con una delegazione in “visita ufficiale” al neonato pubblico esercizio capitanata dal vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio e guardata a vista, per motivi di sicurezza, da un cordone delle forze dell'ordine.
Assieme a Di Maio erano intervenuti a Bassano anche i due colleghi parlamentari Giovanni Endrizzi e Mattia Fantinati e il capogruppo regionale e già candidato governatore del Veneto del M5S Jacopo Berti.
Tutti insieme appassionatamente, in quel fatidico 29 novembre, per dare la loro benedizione politica al locale che per primo nella nostra regione ha potuto avviare l'attività facendo leva sul microcredito del Movimento 5 Stelle: un prestito che le piccole e soprattutto giovani imprese possono ottenere grazie al fondo di garanzia, a tutela delle banche erogatrici dei finanziamenti, costituito dai parlamentari del Movimento con il taglio del loro stipendio.
Contestualmente alla visita della delegazione pentastellata, l'ufficio stampa del gruppo consiliare veneto del M5S aveva trasmesso alle redazioni un roboante comunicato che annunciava la lieta novella.
“Oggi siamo a Bassano - affermava la nota -, dove una coppia di giovani ha aperto una rosticceria avviata attraverso il fondo che abbiamo fortemente voluto. Mentre a causa del Governo Renzi le imprese chiudono, grazie al M5S ne aprono cinque al giorno.” “Questo è il M5S - è ancora un passo di quel comunicato stampa -, quando diciamo che vogliamo aiutare le piccole imprese e i giovani, poi lo facciamo! Il Governo intanto li vessa con Equitalia.”
In realtà - come ci aveva raccontato nell'occasione la contitolare della rosticceria, che avevo intervistato - per giungere al sospirato microcredito d'impresa, ovvero al finanziamento della banca con l'avallo del fondo di garanzia, non sono state rose e fiori. La procedura ha richiesto anzi una consistente dose di tenacia e perseveranza e il superamento di diversi ostacoli, ma alla fine era stato finanziato il budget richiesto per l'avvio dell'attività, corrispondente al massimale erogabile di 25mila euro. Fin qui, ricordando quanto già riferito allora, la parte dell'arrosto.
Ebbene: ai primi di gennaio, subito dopo Epifania - a neanche un mese e mezzo dall'apertura - il rostipub ha chiuso i battenti.
Fa un grande dispiacere scriverlo, ma è così. Si tratta, per così dire, di una chiusura “anomala”. Sulle vetrine c'è infatti ancora l'insegna ed è esposto il menù con il listino dei prezzi, vicino a un disegno sul vetro che augura ancora Buone Feste. E anche gli arredi interni - banco, tavoli e sedie - sono ancora intatti e al loro posto.
Ma da quasi due mesi nel locale non c'è anima viva, la corrispondenza viene lasciata dal postino sulla maniglia esterna della porta d'ingresso e nei giorni scorsi, come riferiscono fonti della via, è stata anche tagliata l'erogazione dell'energia elettrica.
Non è dato ufficialmente sapere se si tratti di una chiusura definitiva o di una lunga pausa di riflessione prima di ripartire eventualmente con l'attività o mollare una volta per tutte baracca e burattini. Non aiuta neppure consultare la pagina Facebook della rosticceria: l'ultimo post risale al 3 gennaio.
Sul web è ancora online la dicitura “apertura alle ore 17”, ma a quell'ora come nelle altre fasce orarie è sempre buio pesto.
Da testimonianze raccolte sul posto, sembra che l'attività, sotto il profilo del richiamo della clientela, non sia partita come doveva partire. E l'arrosto a 5 Stelle, in brevissimo tempo, sarebbe andato in fumo.
E' pur vero che questo è il rischio che corrono tutte le attività commerciali che non sono collocate nell'immutabile direttrice viaria dello shopping e dello struscio bassanese. Strade del centro di serie B, commercialmente parlando, di cui fa parte a pieno titolo anche via Schiavonetti.
In quello stesso locale, del resto, negli anni c'è già stato un via-vai di attività: tra le quali - ultime in ordine di tempo - un centro estetico e un kebab. Se anche loro hanno mollato, ci sarà una ragione.
Ma è altrettanto vero che nelle vie dimenticate dal pubblico e dai turisti (e i musei di Palazzo Sturm, come è emerso in questi giorni, hanno un appeal ai minimi storici) ci sono sempre e comunque le eccezioni alla regola. Non si spiegherebbe, altrimenti, come il pubblico esercizio situato proprio di fronte al rostipub richiami normalmente una folta clientela.
E allora, probabilmente, tra chi funziona e chi invece no - indipendentemente da dove eserciti l'attività - entrano in gioco tanti fattori: il prodotto e il servizio in primo luogo, poi la capacità di promuovere occasioni di richiamo e quindi la comunicazione e il passaparola. Ovvero le imponderabili incognite, positive per taluni e negative per altri, della legge del mercato.
Paradossalmente, la pompa magna con la quale il Movimento 5 Stelle ha annunciato ai media l'apertura del locale finanziato col microcredito grillino ha creato un effetto-boomerang sulla chiusura, per il momento ancora “anomala”, del locale medesimo: e cioè quello - diversamente dai tanti altri negozi che si svuotano in città - di non passare inosservata.
E quand'anche il locale riaprisse - lascio ancora aperta questa speranzosa, ma presumibilmente poco fattibile ipotesi - dovrebbe faticosamente ricuperare il terreno bruciato dalla prolungata inattività.
Non è stato facile, peraltro, risalire a qualche minima informazione sulla vicenda. Perché fa più rumore una rosticceria che apre che una gastronomia che chiude.
E il comunicato dei 5 Stelle, questa volta, non è arrivato.
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