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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Intesa tra governo siriano e curdi
Durante la guerra civile siriana, i curdi sono stati il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico
Pubblicato il 21-02-2026
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Con una popolazione stimata intorno ai 30 milioni di persone, i curdi costituiscono la più grande nazione apolide del mondo. La loro patria storica, il Kurdistan, è stata frammentata con la forza nel corso di secoli di turbolenze politiche in Medio Oriente. Oggi, il territorio curdo si estende in un'area contigua divisa tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, con presenze minori nell'ex Unione Sovietica.
In Siria i curdi costituivano circa il 10% della popolazione, con circa 2 milioni di persone. Proprio nel nord del paese, nel giro di due giorni, l'esercito siriano, con l'aiuto delle milizie tribali, ha sottratto loro vaste aree che controllavano da oltre un decennio. Tra le città riconquistate dall'esercito siriano c'è Raqqa, un tempo capitale del cosiddetto califfato dello Stato Islamico.
Membri delle Forze Democratiche Siriane (SDF) fanno la fila per regolarizzare il loro status con il governo siriano il 27 gennaio 2026 - Reuters
Il governo ha ripreso il controllo di gran parte della ricchezza petrolifera siriana dopo oltre un decennio. Le forze governative e le tribù alleate hanno riconquistato gran parte delle province di Aleppo, Raqqa e Deir Ezzor, al confine con l'Iraq, mentre le milizie arabe hanno fatto irruzione anche nella provincia curda di Hasakah. La rapida avanzata delle forze siriane ha costretto le Forze Democratiche Siriane (SDF), a maggioranza curda, a ritirarsi da altre città consentendo al governo di Damasco di riunificare ampie porzioni del Paese dopo una rovinosa guerra civile durata quasi 14 anni.
Secondo il Ministero dell'Energia siriano, le truppe siriane hanno preso il controllo di due dighe idroelettriche sull'Eufrate. La più grande di queste fornisce gran parte dell'acqua potabile del Paese e, una volta ristrutturata, potrebbe generare circa 900 megawatt di elettricità. L'esercito siriano avrebbe preso anche il controllo dei giacimenti di petrolio e gas nella provincia di Deir Ezzor, inclusi quelli di al-Tanak e Conoco.
Durante la guerra civile siriana, le SDF erano considerate il più importante alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. Tuttavia, Washington si è avvicinata alla Siria del nuovo presidente ad interim, Ahmad al-Sharaa, dopo il rovesciamento di Bashar Assad nel dicembre 2024. Gli Stati Uniti non sono intervenuti militarmente negli ultimi combattimenti nel mese di gennaio, ma hanno sollecitato le parti a raggiungere un accordo.
Dopo le recenti conquiste territoriali, il presidente siriano ha annunciato un accordo con le SDF per porre fine ai combattimenti nel nord-est del Paese. Il governo siriano ha accusato le milizie curde di includere, tra le proprie fila, sostenitori di Assad e membri del PKK, che ha deposto le armi dopo un accordo con la Turchia. I rappresentanti curdi hanno invece espresso diffidenza verso le rassicurazioni del presidente siriano sulla tutela dei loro diritti.
Fonti di stampa riportano che il Ministero dell'Interno siriano ha disposto l’immediata attuazione di un decreto che concede la cittadinanza alle minoranze curde, inclusi gli apolidi. Precedentemente, il presidente siriano Ahmed al-Sharaa aveva dichiarato il riconoscimento del curdo come una delle lingue nazionali del Paese e il ripristino della cittadinanza a tutti i curdi siriani, annunciando un cessate il fuoco tra le forze siriane e curde.
Inoltre, un decreto del Presidente siriano prevede la tutela della cultura curda e l’insegnamento della lingua nelle scuole pubbliche e private delle aree a maggioranza curda. E’ stato inoltre designato il 21 marzo come data della festa del Newroz, una celebrazione nazionale che dà il benvenuto alla primavera e che è ampiamente osservata, non solo in Siria.
La campagna del governo siriano per strappare il nord-est del Paese alle milizie curde sostenute da Washington sta alimentando un acceso dibattito a Washington sull'opportunità di sostenere il nuovo presidente della Siria anche a scapito del quel gruppo curdo che aveva contribuito a sconfiggere lo Stato Islamico.
Il tutto sotto lo sguardo degli Stati Uniti, che dopo aver protetto per anni i curdi siriani con un loro contingente - finché ritenuti strategicamente utili - sembrano ora pronti a sacrificarli in nome di nuovi equilibri e di un riavvicinamento all’asse Ankara-Damasco.
Per alcuni osservatori, l’intesa rappresenterebbe una "trappola" per l'autonomia del Rojava (la regione autonoma de facto nel nord-est della Siria), poiché il riconoscimento sarebbe subordinato alla piena integrazione delle forze curde (SDF) e delle istituzioni amministrative autonome all'interno delle strutture dello Stato siriano, ponendo fine di fatto all'esperimento di autogoverno curdo.
Sebbene la maggior parte dei curdi viva ancora nel Kurdistan, molti hanno lasciato la regione a causa delle continue persecuzioni e instabilità. Non esistono dati recenti e precisi sulla diaspora curda, ma secondo stime ampiamente condivise circa 1,2 milioni di curdi vivono fuori dal Kurdistan, di cui circa la metà in Germania.
Secondo il sito The Kurdish Project, la maggior parte dei curdi che vivono in Occidente proviene dalla Turchia (circa l'80%), mentre i curdi provenienti dall'Iraq costituiscono il secondo gruppo più numeroso. In Italia la comunità curda è stimata in circa 4000 persone.
Sul piano internazionale, il 28 gennaio scorso, al-Sharaa ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin a Mosca per discutere del futuro della Siria e della presenza delle truppe russe nel Paese. Dopo la caduta del suo alleato Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, Mosca ha cercato di preservare la propria influenza nel Paese riallacciando i rapporti con la nuova leadership di Damasco.
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