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“Il Velodromo Mercante non si tocca”: una squadra di glorie del ciclismo su pista scende in campo per la difesa dell'impianto minacciato dal progetto del Bassano Stadium. E, nell'occasione, parla anche l'ex sindaco Cimatti
Pubblicato il 06 apr 2017
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“Vietato entrare con le bici nel campo da gioco”.
I due cartelli posizionati a bordo del campo da calcio dove gioca il Bassano Virtus la dicono lunga sulla difficile convivenza che al momento, in città, contraddistingue i rapporti tra il mondo del pallone e quello delle due ruote.
Due universi paralleli, e che in quanto tali non si toccano, che riflettono anche i rispettivi punti di vista sulla questione del Bassano Stadium: il progetto della proprietà Rosso, sposato dall'Amministrazione comunale, che per il Soccer Team vuole trasformare il Mercante in un moderno centro calcistico polifunzionale con servizi, locali commerciali e più posti a sedere. Sacrificando, secondo lo studio di fattibilità presentato ufficialmente al Museo Civico lo scorso 15 febbraio, la storica pista del Velodromo che circonda l'arena di gioco dei calciatori.
Foto di gruppo dei campioni e testimonial pro Velodromo Rino Mercante (foto Alessandro Tich)
È vero: si tratta ancora solo di un'ipotesi progettuale e i sogni di serie B del Bassano Calcio, alla base dell'idea del nuovo impianto voluto della proprietà della squadra, per una strana coincidenza fantozziana hanno cominciato a sgretolarsi partita dopo partita proprio dopo la presentazione pubblica dello Stadium.
Ma il mondo dei pedali resta sul chi va là. E nel tardo pomeriggio, chiamate dal responsabile del Velodromo bassanese Rino Piccoli, si danno appuntamento al Mercante alcune autentiche glorie del passato prossimo e remoto del ciclismo su pista: tra ori olimpici e titoli mondiali e italiani un palmares di gruppo davvero da paura.
Generazioni di campioni diverse, ma con un comune denominatore: la condivisa affermazione che “il Velodromo Mercante non si tocca”, come da slogan dell'associazione formata da Rino Piccoli a seguito dello scoppio del caso-Stadium.
Proprio Piccoli, già patron dell'organizzazione dei Campionati Mondiali di Ciclismo su Pista che nel 1985 si svolsero proprio su questo Velodromo, mostra una straordinaria foto - pubblicata su un libro del Panathlon Club di Bassano dedicato alla storia di tutti gli sport cittadini - che risale al 1923, anno di inaugurazione dell'impianto ciclistico bassanese e che immortala un gruppo di ciclisti sulla linea di partenza. “A sinistra c'è Girardengo e destra c'è Dinale”, rivela l'ex dirigente del ciclismo bassanese che aggiunge: “Mi rifiuto di pensare che si voglia cancellare tutta questa storia.”
In quanto a storia, del resto, il curriculum della pista dell'impianto in quartiere San Vito è di quelli con la “C” maiuscola. A farle onore, intervenendo al microfono in veste di testimonial, è anche un volto noto del calcio: l'avvocato Sergio Campana, già storico presidente dell'Associazione Italiana Calciatori.
“Io ho vissuto di calcio, ma sono anche un grande appassionato di ciclismo - dichiara Campana -. Nel '47, quando Fausto Coppi nella Auronzo-Bassano è entrato da solo in questa pista, io c'ero.”
Mentre Luca Maria Chenet, oggi organizzatore di importanti eventi di ciclismo vintage, parlando col cronista ricorda: “Qui nel '74 ho visto l'ultima vittoria di Merckx al Giro d'Italia. Aveva vinto davanti a Gimondi e a Moser. Merckx aveva tirato sin dall'inizio della tappa perché voleva vincere a tutti i costi, e gli altri gli sono subito corsi dietro. Sono arrivati al traguardo al Mercante con due ore di anticipo.”
Ce n'è quanto basta per inserire il Velodromo di Bassano - ancora oggi palestra di allenamento di tanti giovani agonisti - nella Hall of Fame della disciplina sportiva.
Ma, a quanto pare, non basta invece per garantirne la sussistenza.
L'incontro con i campioni è condotto al microfono da Nicola Argesi, presidente dell'UC 2000 e conduttore televisivo, che per conto suo ha già ingaggiato una battaglia per salvare il Velodromo, lanciando una petizione online che ha superato le 1000 adesioni e che ha richiamato l'attenzione della Federazione Ciclistica Italiana.
“Io non ci sto”, ribadisce Argesi che afferma “di non essere arrabbiato, ma deluso”. “Bassano è il Velodromo di Cipriano Chemello - sottolinea, ricordando il campione scomparso lo scorso febbraio -. È stato poco elegante dare la notizia di uno stadio il giorno in cui Cipriano ci lasciava.”
Per l'occasione si ricostituisce una coppia d'assi: Giuseppe Beghetto e Sergio Bianchetto, capelli bianchi e medaglie d'oro, vincitori del titolo olimpico di velocità su tandem ai Giochi di Roma nel 1960. “Qui ho iniziato da allievo, quando la pista era ancora piatta - ricorda Bianchetto -. Il Velodromo bisogna tenerlo, par dare un senso a quanto fatto in questi 40 anni.” “Io sono nato in questo Velodromo - gli fa eco Beghetto -. Da esordiente ho vinto il campionato italiano e mi allenavo qui.”
Altri ragazzi terribili, anche se avanti con l'età, si aggiungono al coro: gli iridati di tandem Bruno Gonzato e Dino Verzini, Virginio Grego.
Non può mancare all'appuntamento Cristiano Citton, di Romano d'Ezzelino, nuovo responsabile tecnico della pista bassanese. Un campione di casa nella cui bacheca spiccano due titoli mondiali di inseguimento su pista a squadre, con l'indimenticabile primo trionfo ai Campionati iridati di Manchester nel 1996 - assieme a Capelli, Collinelli e Trentini - suggellato dal record del mondo di 4’00”958, battuto solo vent'anni dopo da un altro quartetto italiano.
“Ci sono luoghi che ti fanno sentire a casa, per me il Mercante è uno di questi - afferma Citton -. Come spesso Cipriano mi insegnava, non devi preoccuparti ma occuparti dell'avversario. Un insegnamento di vita, che vale anche per la difesa di questa pista. Occuparsi delle cose fa la differenza.”
Quello che non ti aspetti (ma che non si aspettava anche il diretto interessato) arriva dopo, quando Argesi chiama a parlare al microfono, dalle file del pubblico, l'ex sindaco di Bassano Stefano Cimatti. Che si trova così costretto, come da sue parole, a “rompere il silenzio che si era imposto dalla fine del proprio mandato”.
“Bassano, che aspira ad essere la Città Europea dello Sport, ha anche grandi pecche - dichiara Cimatti -. Due palazzetti contigui con problemi logistici, il rubgy relegato in una zona non idonea e la situazione che si sta vivendo qua.”
“Io dico che Bassano debba guardare in un'altra direzione - continua l'ex primo cittadino -. Nel mio mandato ho avuto una grande occasione: quella di costruire un'Area Sport. Non c'erano i soldi ma c'era il compromesso, e avrebbe risolto i problemi del rugby, oggi confinato, e del calcio. Ma un compromesso fa sempre nascere i sospetti che dietro ci siano degli interessi e non ne ho fatto nulla.”
“Io credo che sottrarre uno sport a una città sia un grave errore - incalza Cimatti -. Mi risulta che l'ipotesi Stadium abbia dei costi notevoli. Sarebbe giusto che si pensi ad una soluzione vera per dare un futuro radioso al calcio bassanese, anch'esso confinato oggi in un'area senza viabilità e parcheggi, a meno di eliminare gli impianti del tennis e anche qualche abitazione.” L'ex sindaco conclude con una visione profetica: “Quando ti regalano una palla impossibile da accettare, poi non si arriva a nessuna conclusione.”
“Sono rinfrancato dalle parole del dottor Cimatti, ma noi del ciclismo siamo scottati dalle rassicurazioni. Qui, sotto sotto, c'è un fuoco che continua a bruciare.”
Chi lo dice, concludendo gli interventi, è Silvio Martinello: grande campione delle due ruote, e oggi apprezzato commentatore ciclistico televisivo, che su questa pista nel 1985 ha vinto il titolo del mondo nell'inseguimento a squadre. Il suo trionfo più bello, assieme alla medaglia d'oro nella gara individuale a punti alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. “Dobbiamo tenere la guardia - alta aggiunge -. Al di là di guardare al passato dobbiamo guardare al futuro. Abbiamo la responsabilità e il dovere di impegnarci per guardare ai successi del passato ma anche ai risultati confortanti del ciclismo azzurro su pista di oggi.” “In luoghi come questo - sottolinea - si costruisce la gloria e l'avvenire della pista italiana.”
Al termine dei discorsi Silvio Martinello riceve da Rino Piccoli un omaggio speciale: una targa in maiolica, con la figura di un ciclista davanti al Ponte degli Alpini, che ricorda la sua vittoria ai Campionati del Mondo di Bassano nel 1985.
Per la foto di gruppo che consegna l'incontro di oggi agli annali, i campioni intervenuti e gli altri testimonial posano sull'impianto dietro due transenne dove sono affissi gli striscioni con i nomi di altri due compianti grandi del ciclismo su pista legati alla storia del Velodromo: il già citato Cipriano Chemello, due volte campione del mondo nell'inseguimento a squadre nel 1966 e nel 1968 e bronzo olimpico nel 1968, formatore e allenatore di generazioni di giovani ciclisti e Walter Corradin, di Lusiana, tre volte campione del mondo della specialità stayer dietro motori negli anni '80.
Della squadra fanno parte anche loro.
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