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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Alla Fondazione Pirani Cremona, voce al Sì e al No
Giovedì 26 febbraio, organizzato dall'associazione Ande, un dibattito sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo
Pubblicato il 24 feb 2026
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La sezione di Bassano di A.N.D.E. (Associazione Nazionale Donne Elettrìci) gruppo storico che fa parte del Tavolo delle Associazioni Femminili Bassanesi, ha programmato per giovedì 26 febbraio un incontro importante, al centro il tema del referendum costituzionale in agenda fra un mese, il 22 e il 23 marzo, che riguarda la configurazione degli organi di autogoverno della magistratura e la disciplina della responsabilità disciplinare dei magistrati nel nostro Paese.
Prima di entrare nel merito dell’appuntamento, è d’obbligo ricordare la storia dell’associazione, da quasi ottant’anni a servizio della democrazia. Fondata nel 1946 a Roma da Carla Orlando Garabelli, Ande rappresenta un unicum nel panorama europeo. L’ispirazione della sua nascita derivò dall’esperienza diretta della fondatrice con la “League of Women Voters” negli Stati Uniti, le sue azioni da allora sono sempre state finalizzate ad accrescere la consapevolezza politica degli elettori, con particolare attenzione alle donne, che proprio nel 1946 ottennero il diritto di voto.
l'edificio del Tribunale della Pedemontana
Quello delle socie, dunque, da anni un impegno costante nella promozione della partecipazione elettorale, diritto democratico conquistato con grande impegno e determinazione. Non è lontano, bene ricordarlo, il tempo in cui alle donne era impedito il diritto di esprimersi sulle dinamiche della vita civile attraverso il voto.
L’appuntamento di giovedì, ospitato alla Fondazione Pirani Cremona, sarà moderato da Fulvio Cortese, docente ordinario di Diritto Amministrativo alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento e propone un dibattito tra le ragioni del “Sì” e del “No” a cui daranno voce rispettivamente Lorena Puccetti, Vice Presidente della Camera Penale Vicentina, e Margherita Brunello, Giudice.
Finalmente il ritorno a una forma dialogata, dopo tanto ricorso a singole consulenze che spesso esprimono già in partenza un parere di parte senza che l’interlocutore di turno opponga nelle questioni, poste o giustapposte, un contraddittorio. Dal punto di vista informativo, bene aggiungere che a mezzo di un Decreto Legge per questo referendum costituzionale, da sue caratteristiche specifiche non legato a un quorum, è stato stabilito lo svolgimento delle operazioni di voto su due giornate – domenica e lunedì – superando la regola vigente che prevede le elezioni nella sola giornata domenicale, ed è stata bocciata per motivi tecnici dal Governo lo scorso 11 febbraio la possibilità di far votare i fuorisede, cioè chi non vive nel Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cura.
Entrando nel merito, la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» era stata approvata dal Parlamento lo scorso 30 ottobre, ma non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi, che avrebbe permesso di farla entrare in vigore, è stata indetta la formula del referendum per confermarla, uno tra gli strumenti di adattamento dell’ordinamento costituzionale alle trasformazioni della società e delle istituzioni.
“Giusto” ricordare che la Costituzione Italiana ha insita la possibilità di modifiche attraverso un procedimento reso complesso per incoraggiare una condivisione ampia e tempi di riflessione distesi, sia in Parlamento, sia nella società (richiede quattro approvazioni parlamentari anziché due, e fra l’una e l’altra devono passare necessariamente tre mesi, da dedicare alla discussione nelle Camere e fuori di esse).
La riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare confermativa (non abrogativa) non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri, come si semplifica da alcune parti (i dati del 2024 hanno registrato la cifra di 42 passaggi su quasi 9000 magistrati, ovvero lo 0,4%), ma modifica sette articoli della Costituzione in materia di ordinamento giudiziario e disciplina della magistratura.
In sostanza, in questo caso il voto popolare non riguarda singole misure isolate, ma un impianto complessivo che incide in particolare su ruoli, assetti istituzionali e modalità di governo interno della magistratura, con modifiche strutturali e la creazione di nuovi organismi, che implicano naturalmente dei costi per la collettività. Per una “riforma della giustizia italiana” restano comunque mille altre le questioni da affrontare da parte delle istituzioni.
Radicalmente divergenti sono le ragioni del “Sì” e del “No”, queste ultime pubblicamente sorrette da argomenti preoccupanti, collocate nello scenario politico nazionale e globale.
L’esercizio del diritto di voto da parte della cittadinanza, di qualsiasi genere sia la persona chiamata a votare, passa attraverso la conoscenza, il confronto e l’ascolto di più pareri informati di matrice diversa, secondo i canoni della democrazia. Poi, inutile nasconderlo, a fronte di tale complessità e stratificazione di argomenti tecnici, è nelle carte della modernità che il ruolo del "testimonial" si faccia determinante.
L’incontro alla Fondazione Pirani Cremona è fissato per le ore 18. L’ingresso è libero.
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