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Lorna Geremia
Contributor
Bassanonet.it
“Cime tempestose”: l’amore tossico prima che lo chiamassimo ghosting
Al cinema la tormentata love story interpretata da Jacob Elordi e Margot Robbie
Pubblicato il 27 feb 2026
Visto 3.031 volte
Recensione
La chiave per interpretare il nuovo film di Emerald Fennell sta nel titolo :“Cime tempestose”, volutamente messo tra virgolette, per dichiararne subito l’intento; non una trasposizione filologica ma un riadattamento del libro di Emily Brontë, in una modalità più contemporanea.
Eppure, alcuni cardini restano intatti: la brughiera sconfinata tanto amata dalla scrittrice e l’amore tormentato dei due protagonisti: Heatchliff e Catherine, interpretati da Jacob Elordi e Margot Robbie.
Desiderio e distruzione si intrecciano in un filo spinato che tiene insieme il racconto, esplicitato fin dalla prima scena.
Il trailer del film.
Il film si apre infatti con un’impiccagione pubblica, dove una Cathy bambina osserva la scena dall’alto dei suoi grandi occhi blu con uno sguardo che sfiora l’estasi, in una sorta di eccitazione collettiva di massa.
Questa immagine disturbante delinea il carattere della protagonista e ci racconta già tutto del mondo in cui è cresciuta, dove eros e thanatos coincidono e l’attrazione è intrisa di violenza.
Heathcliff è un servo, un ragazzo preso dalla strada dal padre alcolizzato di Cathy; “allevati” come fratelli, il loro rapporto si instaura per difendersi reciprocamente dalle perfidie del padre da cui impareranno l’amore, a modo loro.
“Non me ne andrò mai, mai, qualsiasi cosa tu faccia”, promette Cathy ad Heathcliff bambino. È una frase che suona come una maledizione inaugurale. Il seme del rapporto ossessivo è già germogliato, ed è totalizzante, fatto di sfide e di specchi: si amano ma sono troppo orgogliosi per ammetterlo, si desiderano ma continuano ad evitarsi, sono uguali, due “lupi affamati” incapaci di addomesticarsi.
La loro è anche una fame erotica, che nel libro della Brontë viene solo immaginata, nel film invece questa tensione continua diventa forse l’unico elemento di sollievo tra i due.
La citazione di Catherine più celebre del romanzo: “di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali”, segna il trauma di “Cime Tempestose”, ovvero l’abbandono da parte di Heathcliff.
Lui scompare nella notte, dopo aver dichiaro il suo amore e senza un vero chiarimento, nel lessico odierno lo chiameremmo “ghosting” e sarà proprio questo silenzio punitivo a spingere la donna ad amputare la sua parte di anima legata ad Heathcliff e a sposare un altro uomo.
La fotografia del film esplicita il dualismo emotivo della protagonista in immagini: la casa natia, condivisa con Heathcliff, è nera, lurida e disastrata, mentre la dimora del marito sembra una casa rosa per le bambole, fatta di nastri e merende con fragole giganti in giardino, un’atmosfera edulcorata che evoca molto l’estetica di “Marie Antoinette” nel film di Sofia Coppola.
Ma non si può sfuggire alla propria fame e il ritorno di Heathcliff trascinerà entrambi in un vortice allucinato di tradimenti e di amore divorante.
Il tormento li consumerà fino allo sfinimento.
Viene da chiedersi se, parlando invece di punirsi col silenzio, avrebbero potuto salvarsi. Lo scrive in una lettera anche il protagonista in un momento di lucidità dalla sua cieca crudeltà: “questo silenzio sta uccidendo entrambi”.
O forse no: certe passioni viscerali non cercano soluzione, cercano intensità.
Perché l’intensità non può essere coltivata, nasce da sola come edera infestante, soffocando il raziocinio e, talvolta, anche l’amore sano.
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