Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 25-01-2015 19:52
in Attualità | Visto 2.693 volte
 

Il bivio di Carpanè

Nuova Valsugana: questioni dubbie e questioni aperte. Dopo l'incontro tra sindaci e cittadini promosso dai comitati, tutti i nodi della superstrada a pedaggio in project arrivano al pettine

Il bivio di Carpanè

Il pubblico nella sala riunioni del Museo del Tabacco di Carpanè all'incontro coi sindaci sulla Nuova Valsugana (foto Alessandro Tich)

Nulla è più certo dell'incertezza. Non è un aforisma letto su qualche calendario, ma l'impressione finale che abbiamo raccolto all'incontro della cittadinanza con i sindaci interessati o vicini al tracciato del progetto della Nuova Valsugana, svoltosi mercoledì scorso a Carpanè di San Nazario e promosso dall'Assemblea dei Cittadini e Comitati contro la superstrada a pagamento, di cui vi abbiamo riferito ampiamente in un altro articolo.
Il succo della questione è tutto qui: i Comuni non vogliono la superstrada in project, così come concepita e progettata, ma sono “prigionieri” di un obbligo formale che, in vista dell'imminente Conferenza dei Servizi sull'infrastruttura, chiede loro non di respingerla ma di esprimere una valutazione sul progetto preliminare “ottimizzato” - e cioè modificato dai proponenti privati dopo le prescrizioni della procedura Via -, propedeutico alla redazione del progetto definitivo. E' un momento cruciale dell'iter amministrativo dell'opera viaria che dà quindi ai Comuni la possibilità di apportare ulteriori osservazioni e critiche sotto il profilo tecnico, ma nel quale non c'è spazio per dire “no”.
Un “no” che nel pensiero dei primi cittadini è unanime, per diverse motivazioni, ma che non può tradursi in un atto formale di opposizione politica al progetto, in quanto formalmente non previsto. E ciò in conseguenza del fatto che la Regione Veneto, come ben sappiamo, ha dichiarato “di pubblico interesse” la “proposta di finanza di progetto del raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Impresa Pizzarotti & C. Spa (Mandataria), Ing. E. Mantovani Spa, C.I.S. Spa, Cordioli Spa (mandanti) avente per oggetto la progettazione, realizzazione e gestione del c.d. Itinerario della Valsugana Valbrenta - Bassano Ovest, Superstrada a pedaggio”.
Così recita la celebre delibera della giunta regionale n. 2182 / 2011 - presentata “fuorisacco” e cioè extra ordine del giorno dall'allora assessore Renato Chisso il 13 dicembre 2011, approvata seduta stante dalla giunta Zaia e pubblicata nel BUR della Regione Veneto n. 1 del 3 gennaio 2012 - con la quale viene blindata la priorità di un'infrastruttura che, come afferma la delibera medesima, “risulta inserita in un più ampio programma di potenziamento ed ammodernamento della rete viaria primaria della Regione, con particolare riferimento ai collegamenti verso nord, risultando complementare ad altre infrastrutture in progetto, quali in via prioritaria la Valdastico Nord verso l'asse del Brennero e la prosecuzione dell'Autostrada di Alemagna nel Bellunese”.
E' vero: l'era-Chisso è ignominiosamente finita, travolta dallo scandalo Mose, e - come assicurato ai sindaci, incontrandoli a Pove, dall'assessore regionale Elena Donazzan - la giunta regionale “sta effettuando una ricognizione di tutte le opere e di tutti gli impegni nel campo delle infrastrutture”.
Ed è la Regione, come sottolineato dai sindaci, l'ente a cui rivolgersi per conoscere il destino della superstrada a pagamento osteggiata dal territorio: loro l'hanno approvata, loro possono bloccarla.
Ma la delibera regionale che dichiara il “pubblico interesse” del project Valsugana e la sua complementarietà con la Valdastico Nord è tuttora vigente. E da Venezia non è al momento giunto - neppure dalla voce del governatore Zaia, sempre iperattivo in dichiarazioni alla stampa - alcun segnale circa l'eventuale volontà politica di riconsiderare la questione.
Perché solo ritirando la deliberazione del 2011, annullandone la procedura di pubblico interesse, la Nuova Valsugana potrà essere “bocciata”, come richiesto a chiare lettere dall'Assemblea dei Comitati. Con la presunta conseguenza della maxi penale milionaria da pagare ai proponenti dell'opera viaria: una “spada di Damocle” sulla testa dei Comuni che più indefinita non si può.

L'indeterminatezza regna sovrana

Sulla penale ancora “da quantificare” che le casse pubbliche dovrebbero sborsare ai privati in caso di ritiro del progetto di finanza - annunciata sempre dall'assessore Donazzan all'incontro con i sindaci a Pove - l'indeterminatezza regna infatti sovrana. Non esiste un atto pubblicamente consultabile in cui si specifichino i termini della sanzione da pagare in proporzione al costo dell'opera, nel frattempo salito, dopo le modifiche conseguenti alle prescrizioni sul progetto preliminare, a oltre un miliardo di euro. E questo perché, come noto, il PEF (Piano Economico Finanziario) della Nuova Valsugana in project financing è secretato.
L'assessore Donazzan ha anticipato ai Comuni che “la Regione prenderà atto” delle loro posizioni e che “se il loro sarà un “no” ci fermeremo”, benché ciò comporti “il pagamento di una penale salata”. Ma i sindaci non ci stanno a vedere scaricata solo sulle loro spalle la paternità di una conseguenza così onerosa per le risorse pubbliche e rimandano alla Regione, riguardo al project, l'invito ad assumersi le proprie responsabilità.
Come è altrettanto imprecisata, sempre per mancanza di riscontro sul PEF, l'ipotizzata eventualità - a superstrada realizzata - di un esborso di risorse pubbliche ai gestori privati sotto forma di compensazione nel caso di flussi di traffico, e quindi di pedaggi, inferiori a quelli preventivati in 40mila autoveicoli al giorno: quasi il doppio dell'attuale flusso medio di traffico giornaliero sull'Autobrennero.
Alla serata di Carpanè il presidente dell'Unione Montana e sindaco di Cismon del Grappa Luca Ferazzoli ha puntato il dito - leggendolo ad alta voce - sul cruciale passaggio conclusivo del testo della delibera sul pubblico interesse del 13/12/2011: “Sotto il profilo finanziario va evidenziato che la proposta presentata da A.T.I. Impresa Pizzarotti & C. Spa non prevede alcun contributo pubblico a carico del bilancio regionale, sia in conto costruzione che in conto esercizio.”
“Se qualcuno ha informazioni certe del contrario, e cioè che ci saranno spese a carico del bilancio pubblico - ha affermato Ferazzoli -, viene con me in Procura a denunciarlo.”
Ma nessuno, al momento, possiede informazioni certe. Inutilmente, ancora nel 2012, l'allora vicesindaco di Pove del Grappa e attuale membro della Commissione Territorio e Ambiente dell'Unione Montana Valbrenta Paolo Gobbato aveva richiesto più volte a Veneto Strade e al Commissario Silvano Vernizzi, sia a voce che con formale istanza via email, “copia del quadro economico finanziario al fine di verificare il reale sostentamento dell'opera ed eventualmente l'utilizzo di contributi pubblici, i quali sarebbero in netto contrasto con la citata delibera regionale”.
A fronte del diniego a consegnare l'atto, Gobbato ha quindi presentato nel maggio del 2013 un esposto alla Corte dei Conti. Nella denuncia veniva evidenziato, tra le altre cose, “il forte sospetto che il piano economico-finanziario sia insostenibile all'origine, in modo da beneficiare automaticamente del credito d'imposta previsto dal cosiddetto “decreto sviluppo” (DL 179/2012 art. 33), che si ricorda è pari al 50% del costo d'investimento se connesso alla realizzazione di grandi infrastrutture in project dal costo oltre i 500 milioni di euro”. Ancora l'esposto paventava che “possano essere presenti oneri a carico dell'ente pubblico qualora le previsioni non si avverassero, ovvero sarebbe da capire quanto andrà a carico della Regione se ridotti flussi di traffico o altre ragioni inficiassero un ritorno del capitale investito come successo per altre opere in project”.
Da qui l'asserzione che “un qualsiasi accordo tra Regione e privato non può essere secretato, ovvero sottratto all'organo di controllo” e la richiesta ai magistrati contabili, accertata la sussistenza dei fatti così come indicati, di “adottare i provvedimenti di propria competenza” su una serie di atti che “potrebbe nascondere un rilevante nocumento per l'ente pubblico”.
Ma la risposta della Corte dei Conti, fino ad oggi, è rimasta lettera morta.

La Valsugana al bivio

Tra muri di asfalto e muri di gomma, la questione Nuova Valsugana chiede comunque di essere risolta una volta per tutte.
Perché se c'è una cosa su cui sono tutti d'accordo, Comitati compresi, è che gli annosi problemi della viabilità in Valbrenta hanno bisogno di una soluzione definitiva, congestione al semaforo di Carpanè con conseguente invivibilità della frazione e pericolosità delle curve al Merlo - come ribadito alla serata di mercoledì dal sindaco di San Nazario Ermando Bombieri - in primis.
Ma proprio l'incontro di Carpanè tra cittadini e amministratori ha confermato che ci troviamo ormai a un bivio. Le opzioni, infatti, sono due. E non c'è una terza via da percorrere.
Opzione A: i sindaci, pur contrari al project imposto dall'alto, prenderanno atto dell'impossibilità di azzerare l'opera se non al prezzo di un bagno di sangue per le risorse pubbliche cercando di migliorare il più possibile, con le valutazioni preparatorie al progetto definitivo, l'impatto dell'infrastruttura. In questo caso avremo una superstrada a pedaggio, “ottimizzata” a dovere ma comunque a pagamento, che nel tratto tra Pian dei Zocchi e Pove-Bassano non eliminerà di certo i flussi di circolazione sull'attuale Ss 47 e sulla Campesana in destra Brenta.
Opzione B: i sindaci, anche in sede di Conferenza dei Servizi, chiederanno di ritirare la dichiarazione di “pubblico interesse” e la Regione (salvo clamorosi e elettoralmente inopportuni dietrofront) accoglierà l'istanza, penale compresa, annullando la fattibilità del project. In questo caso va recuperata - come sostenuto dal presidente dell'Unione Montana Ferazzoli - la vecchia ma sempre valida variante alla Ss 47 proposta ancora nel 1999 dall'Anas di cui i sindaci della Valle, la scorsa estate, avevano già chiesto al governo l'inserimento nel decreto “Sblocca Italia”.
Non sarà una decisione semplice, perché sarà epocale. Ma il bivio di Carpané, nella serata voluta e promossa in modo propositivo dai Comitati e affollata di cittadini, ha dimostrato anche un'altra cosa: nel difficile percorso da cui dipendono i destini della Nuova Valsugana, giunto auspicabilmente all'ultimo miglio, i sindaci non sono soli.