Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 09-08-2011 14:05
in All Stars | Visto 4.822 volte

“Gli artisti non hanno bisogno di una strada”

Il grande ceramista Federico Bonaldi interviene sul caso di “Galleria Ragazzi del '99” che il Comune voleva intitolare a lui e ad altri quattro big dell'arte ceramica. “La tragedia di quei ragazzi combattenti appartiene alle nostre famiglie”

“Gli artisti non hanno bisogno di una strada”

Federico Bonaldi nel suo laboratorio (foto Alessandro Tich)

“Sarebbe stato illogico cambiare il nome della “Galleria Ragazzi del '99”. E' un fatto storico che lega la popolazione a quei ragazzi.”
Chi lo afferma non è un bassanese qualsiasi, ma il grande artista della ceramica Federico Bonaldi. Lo andiamo a trovare nel suo leggendario laboratorio di via Colomba, in riva al Brenta, dove il maestro continua - tutti i giorni, e a orari fissi - la sua instancabile attività creativa.
Ci rivolgiamo a lui, per un parere sulla polemica che ha occupato gli spazi delle cronache estive, e non a caso. Proprio a lui - e agli altri quattro big dell'arte ceramica contemporanea bassanese e novese Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, Cesare Sartori e Giuseppe Lucietti - l'Amministrazione comunale di Bassano del Grappa aveva pensato di rendere omaggio cambiando il nome del passaggio pedonale della nuova Biblioteca civica da “Galleria Ragazzi del '99” a “Galleria degli artisti”. Un'ipotesi motivata dalla presenza, nella galleria medesima, delle cinque opere d'arte offerte da quegli stessi artisti alla città.
Come è andata a finire, lo sappiamo tutti: attaccata da più parti per una decisione che in realtà non era ancora stata presa, la giunta comunale bassanese ha gettato alle ortiche la nuova intitolazione, mantenendo il nome della preesistente piazzetta dedicata ai “Ragazzi del '99”.
Una questione che Bonaldi - da noi sollecitato - affronta a cuore aperto, in modo disincantato e senza compromessi, come del resto è stato sempre il suo stile.
“La storia di quei giovani combattenti è stata una tragedia - ci dice il grande ceramista concittadino -. Una storia che fa parte delle famiglie, almeno delle vecchie famiglie bassanesi e di molte altre famiglie italiane. Non è il caso di cambiare il nome. E' vero che a quei ragazzi è dedicato anche un Parco cittadino, ma non capisco il motivo per dare una nuova intitolazione alla galleria.”
“Gli artisti non hanno bisogno di una strada - prosegue Bonaldi -, ma hanno bisogno di essere valutati per quello che sono. Nascere in Veneto e fare gli artisti vuol dire la morte. Se nasci invece a Milano o a Roma, anche l'artista più modesto ha più possibilità di emergere e di farsi notare.”
Eppure, per il “grande vecchio” dell'arte bassanese - già Premio Cultura Città di Bassano nel 1996 - il 2011 è un anno speciale, che lo vede tra i protagonisti della 54° Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, con opere esposte al Padiglione Italia ai Giardini e a Palazzo Grimani.
Ma tutto questo, accanto a un grande e meritato senso di soddisfazione, non cancella l'amarezza del maestro per la considerazione riservata in generale agli artisti del nostro territorio. Artisti che meritano un giusto tributo, ma non al punto da sostituirsi alla memoria di chi ha combattuto per il nostro Paese.
“Quei ragazzi mandati così giovani al combattimento sono una cosa atroce e devono essere un ricordo per le future generazioni - conclude Federico Bonaldi -. Gli artisti possono anche andare a vendere bagigi.”

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