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Il tè nel deserto
È andata deserta la pubblica gara per la nuova gestione del bar del Centro Diurno ricreativo per anziani, di proprietà del Comune di Bassano. Prosegue la scia negativa delle concessioni dei pubblici esercizi comunali
Pubblicato il 09 ago 2018
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Fa caldo e splende il sole di agosto, ma la nuvola di Fantozzi continua ad aleggiare sopra i locali adibiti a pubblico esercizio di proprietà del Comune di Bassano del Grappa.
Le due vicende infinite del bar di Monte Crocetta e soprattutto del Caffè Italia la dicono lunga sulla difficoltà degli esercizi pubblici comunali a riaprire i battenti: vuoi per la mancanza ancora di un concessionario, vuoi per la presenza di un concessionario che fa di tutto per non aprire mai. Ricordo che l'aggiudicazione della gestione del Caffè Italia, tramite gara di pubblico incanto, risale al 3 agosto 2016. Vale a dire due anni e 6 giorni fa. Più che nuvola di Fantozzi, potremmo chiamarlo uno stato permanente di bassa pressione.
Ora ci si mette anche il bar del Centro Diurno ricreativo comunale per anziani di via Jacopo da Ponte 37. Un punto di ritrovo classicissimo e molto frequentato, in stile osteria di una volta, in pieno centro città ma “appartato” nel cortile interno, dove una affezionata clientela prevalentemente over 60 si dà appuntamento quotidianamente per chiacchierare, giocare a carte, fare una bevuta in compagnia. Anzi, per meglio dire: “si dava appuntamento”. Perché la concessione del pubblico locale nel frattempo è scaduta e nello scorso mese di luglio il Comune ha indetto una gara di pubblico incanto per la nuova concessione in uso del medesimo, con relativa autorizzazione/licenza.
Foto Alessandro Tich
La scadenza per le domande di partecipazione alla gara era fissata per lunedì scorso 6 agosto. L'apertura delle buste tuttavia non ha avuto luogo perché di buste - ovvero di plichi contenenti la documentazione richiesta e la relativa offerta economica - non ne sono pervenute. L'Amministrazione comunale non ha potuto quindi fare altro che “dichiarare deserta” la gara per pubblico incanto e prenderne formalmente atto con una apposita determinazione dirigenziale.
Risultato finale: attualmente il bar è tristemente chiuso e non è dato al momento sapere - in base all'esito della gara di concessione e all'“interesse” dimostrato dai potenziali concorrenti - quando mai riaprirà. Davvero un dispiacere per la clientela fissa di quello che con la vecchia gestione si chiamava “Bar in Corte Al Campiello”. Soprattutto in questa stagione estiva dove locali come questo, per chi rimane in città, rappresentano delle oasi comunitarie di incontro e socializzazione.
Oggi nel cortile del Centro Diurno il frigo dei gelati, ovviamente spento e vuoto, rappresenta l'unica reliquia visibile del recente passato assieme all'insegna del bar che non c'è più. E all'ingresso di via Jacopo da Ponte è stato anche tolto il leggendario cartello color verde pisello con la scritta “BAR A O”, ovvero quello che restava della dicitura “BAR APERTO” dopo la caduta per l'usura del tempo delle lettere centrali, mai più rimpiazzate. Tanto i clienti, che lì dentro ci fosse un bar e che fosse aperto, lo sapevano già.
Ora invece il bar è C O. E l'unica bevanda che viene in mente nel guardarne le porte sprangate è il tè nel deserto.
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