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A proposito di genius loci, di cui tanto si parla quando è il momento di sindacare su quali aspetti e priorità debba concentrarsi la politica culturale dei Musei Civici: ma chi è il genio che decide la collocazione dei totem promozionali sulle iniziative del Museo Civico a Bassano del Grappa?
Me lo chiedo dopo essere transitato in via Gamba, all'angolo con via Ferracina di fronte al Ponte. Qui, in uno dei punti di massimo passaggio dei visitatori della città, campeggia uno dei totem installati in centro storico per la promozione della mostra “Albrecht Dürer - La collezione dei Remondini”, allestita nel vicino Palazzo Sturm con l'esposizione completa delle 214 incisioni (xilografie e calcografie) del sommo artista cinquecentesco di Norimberga collezionate dalla famiglia Remondini, ovvero i Murdoch del XVIII secolo.
Peccato che il totem sia beatamente collocato a fianco di una fila di bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti. Viene quasi voglia che il rinoceronte düreriano, immagine-simbolo della mostra che domina il manifesto, sposti via a cornate quei contenitori per le immondizie che ne ledono l'onore. Ma si tratta, ovviamente, di un pio desiderio in stile fantasy. Molto più concretamente, anche perché quei bidoni servono ai residenti e sono fissi in quel punto, basterebbe (o sarebbe bastato) mettere quel totem da un'altra parte, anche a pochi metri di distanza.
Foto Alessandro Tich
Dürer e umido, grafica e secco, Rinascimento ed Etra, genio e scoasse.
Bassano non è nuova alle immagini contrastanti: ma questa, almeno per i tempi recenti, le batte tutte. Ma dico io: un minimo sindacale di decenza può in qualche modo manifestarsi quando si rende necessaria la pianificazione dell'ubicazione dei messaggi pubblici in centro città? Altro che genius loci: qui siamo di fronte all'intervento di un genio della lampada.
Scrivo queste note da Tich nervoso mentre proprio oggi ho ricevuto la comunicazione di Operaestate Festival che annuncia l'interessante spettacolo in programma martedì prossimo 13 agosto, con inizio alle ore 21.
Si tratta di “Dürer, il linguaggio della melanconia”: una serata di narrazione e musica, col narratore Luca Scarlini accompagnato dalla chitarra di Alberto Mesirca, che andrà in scena sulla balconata di Palazzo Sturm, sede della mostra, controllata a vista da “King Kong Rhino”, il rinoceronte di acciaio di Li-Jen Shih. “Un racconto - spiega il comunicato - che traccia la linea di un discorso artistico ininterrotto, quello tra Germania e Italia: impegnate, come vuole il celebre quadro di Friedrich Overbeck che raffigura i due Paesi come damigelle, in un colloquio appassionato in un giardino magnifico.”
Prosegue la nota: “La presenza di Dürer in Italia, a Venezia, la presenza continua della sua arte nei territori veneti, indica connessioni e trame tutte da esplorare.”
“Quella presenza germanica - continua il testo di Operaestate - arrivava in Italia nel momento in cui i due Paesi stavano per separarsi culturalmente sull’onda della Riforma luterana e, proprio nei territori della Serenissima, si giocavano destini complessi.”
Quindi “un racconto di luci e ombre, sullo sfondo dell’opera di uno dei maggiori artisti del Rinascimento”. Di cui qui a Bassano, grazie appunto ai Remondini, conserviamo un assoluto tesoro d'arte.
È per questo che, a maggior ragione dopo aver letto queste note, vedere il trattamento riservato alla memoria di Albrecht Dürer alla fine della discesa che sbocca sul Ponte Vecchio lo considero indegno per una città come Bassano che di Cultura, almeno a parole, si riempie la bocca. Roba quasi da danno di immagine, per citare un argomento molto in voga in città in questi giorni di agosto.
Un'ultima cosa. So per certo che questo articolo sarà visto in Germania, dove mi onoro di avere alcuni affezionati e assidui lettori: italiani che vivono là e tedeschi che sanno l'italiano. E mi immagino già le reazioni nel vedere il nome del massimo esponente del Rinascimento tedesco accostato ai contenitori per le immondizie.
Ve lo immaginate voi, rovesciando i termini, il manifesto di una ipotetica mostra di Canova in terra tedesca affisso accanto ai bidoni di un quartiere di Francoforte? Probabilmente, l'essenza del concetto di “Dürer, il linguaggio della melanconia”, per non dire tristezza o scarsa attenzione per il decoro culturale, sta tutta qui.
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