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Questa non è una pista

Fettuccine alla bassanese: pellegrinaggio estivo ai quattro inspiegabili moncherini di pista ciclabile comparsi ai due incroci di viale Venezia a Bassano e a San Giuseppe di Cassola

Pubblicato il 09-08-2018
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Questa non è una pista. Per il titolo di questo articolo mi ispiro nientemeno che al grande pittore René Magritte. Quello che dipingeva una pipa sulla tela e poi intitolava il quadro “Questa non è una pipa”. Ma se non è una pista, bisogna capire che cos'è.
E il bello è che non lo si è ancora capito. Ebbene sì: in questo caldo giovedì di agosto ho messo in pratica la mia dose di autolesionismo e sotto il sole cocente mi sono incamminato per viale Venezia a Bassano per fare una visita, anzi oserei dire quasi un pellegrinaggio, ai nuovi oggetti misteriosi della nostra città. Ma anche della confinante San Giuseppe di Cassola, come vedremo tra poco.
Mi riferisco ai nuovi moncherini di pista ciclabile apparsi la settimana scorsa in entrambi i sensi di marcia ai due incroci semaforici del viale, alle intersezioni rispettivamente con le vie Bernucci-IV Armata e Gaidon-Monte Asolone. Moncherini in tutti i sensi: sono lunghi sì e no una ventina di metri, partono dal marciapiede (la vera pista ciclabile di viale Venezia, dove i pedoni sono costretti a convivere con il popolo delle due ruote), iniziano con una corsia obliqua di immissione e finiscono subito dopo alla linea del semaforo. Dopodiché la strada ritorna come prima, senza più piste riservate ai ciclisti.

Foto Alessandro Tich

In corrispondenza con le nuove fettuccine alla bassanese, la carreggiata per le auto si allarga dalla parte della pista lillipuziana e si restringe dalla parte opposta.
E ciò, in teoria, per dare lo spazio alle due file di macchine che procedono nella stessa direzione delle biciclette (quelle che proseguono dritto o girano a destra e quelle che girano invece a sinistra) di posizionarsi in corrispondenza dell'impianto semaforico.
Una soluzione viabilistica che si sta rivelando particolarmente problematica all'incrocio con le vie Gaidon e Monte Asolone, dove una delle quattro striscioline ciclabili è stata realizzata in territorio di San Giuseppe di Cassola.
Chi arriva in auto dal centro di Bassano e ci passa davanti si trova contemporaneamente la carreggiata ristretta e una fila di vetture regolarmente parcheggiate sulla destra dalla gelateria in poi. Lo spazio a disposizione è quello che è e l'automobilista in questione, per proseguire, deve invadere parzialmente la corsia opposta. Davvero una genialata.
La novità sta animando l'altrimenti tranquilla estate dei residenti contermini di viale Venezia, lato Bassano, e di San Giuseppe. Ne ho incontrati alcuni in zona via Gaidon e dintorni nel breve tratto compreso fra il distributore di benzina, il ristorante giapponese e la gelateria. E nessuno, parlando col cronista, sa spiegarsi il perché di queste quattro micro-fettucce per la mobilità dolce: corte (ma già la parola “corte” esprime un significato troppo “lungo” per descriverle) e strette. Mi sono dato anch'io alla contemplazione mistica: ho guardato e riguardato i moncherini ciclabili, ho cercato di interpretarne una possibile funzione o utilità ma alla fine mi sono arreso.
Se arrivo in bicicletta regolarmente sulla strada, che differenza fa fermarmi al semaforo, o proseguire se la luce è verde, con o senza la pistina da minigolf?
Se invece (come fanno in molti, secondo una consuetudine anche fin troppo tollerata) pedalo lungo il marciapiede, per quale motivo devo “deviare” in corrispondenza dell'incrocio impegnando il cortometraggio di asfalto delimitato dalla striscia gialla? Forse per non pedalare sulle strisce pedonali?
È il nuovo rebus, sul rettilineo stradale tra Bassano e Cassola, di una mobilità sostenibile dalla logica insostenibile.

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