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Redazione
Bassanonet.it
Corpo di mille barene!
Non solo Rosà: a Tezze sul Brenta autorizzato l’insediamento di un campo fotovoltaico sulla barena del Brenta. Italia Nostra interviene con A.RI.A., quartiere Prè e Consulta per l’Ambiente Rosà: “Rivedere urgentemente questi progetti”
Pubblicato il 03-08-2025
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Corpo di mille barene!
Ho dovuto riadattare la nota esclamazione di stupore “Corpo di mille balene!” attribuita ai pirati dei tempi che furono, di fronte alla sorpresa generata da un comunicato stampa che ho ricevuto l’altro ieri in redazione, poco dopo aver pubblicato il mio nuovo articolo sul caso del maxi impianto agrivoltaico progettato nell’area destinata al Parco Rurale Comprensoriale di Travettore di Rosà, di cui sta procedendo l’iter autorizzativo alla Regione Veneto.
Perché il comunicato stampa in questione dà notizia di un altro intervento del genere, a pochi chilometri di distanza, ubicato in Comune di Tezze sul Brenta e già autorizzato per la sua realizzazione: un campo fotovoltaico a terra nella delicata area di barena adiacente al fiume Brenta, ai confini di Tezze con il Comune di Fontaniva.
L’area interessata dall’intervento
“Il fotovoltaico e il consumo di suolo agricolo” è difatti il titolo del comunicato che è stato trasmesso da Italia Nostra e che riporta l’intervento congiunto del Consiglio regionale veneto di Italia Nostra, presieduto dall’architetto bassanese Carmine Abate, di A.RI.A bassanese ovvero Associazione bassanese per il RIspetto Ambientale, del Comitato di Quartiere Prè e della Consulta per l’Ambiente di Rosà.
Nella nota stampa, i mittenti rivelano l’avvenuto via libera al progetto fotovoltaico a pochi passi dal Brenta, esprimendo “forte preoccupazione” per l’intervento previsto e “ferma opposizione all’autorizzazione concessa”.
“Pur comprendendo l'importanza delle energie rinnovabili - dichiarano -, riteniamo che la scelta di questo sito comporti svantaggi e pericoli inaccettabili per il nostro ecosistema.”
Ma prima di riportare le ulteriori considerazioni di Italia Nostra & C., vediamo un po’ più in dettaglio di che cosa stiamo parlando, in base alle informazioni ufficiali estratte dalla relativa documentazione, recuperata dal vostro umile cronista.
La denominazione d'ufficio dell’intervento di cui all’oggetto è “Costruzione impianto a terra di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili del tipo fotovoltaico in area idonea secondo normativa vigente”.
Il progetto è stato proposto dalla società GRB Energia Srl di Tombolo (PD) e prevede la costruzione di un impianto per la produzione di 4,08 MW (megawatt) di energia.
Va comunque specificato che l’impianto fotovoltaico a terra non sarà realizzato su un prato verde intatto e fiorito alla Heidi, con le caprette che fanno ciao.
L’area di via Basse, interessata dall’intervento, è stata già modificata dall’uomo. Corrisponde infatti al lotto di coltivazione della cava di sabbia e di ghiaia, denominata “Basse del sud”, intestata alle due ditte Granulati del Brenta Srl e Seganfreddo Giovanni Srl, dismessa dopo la conclusione dei lavori di coltivazione che erano stati prorogati al 1 ottobre 2024, con successiva intimazione alle due ditte da parte della Regione Veneto della ricomposizione ambientale del sito entro lo scorso mese di giugno mediante la piantagione di un bosco di piante autoctone, arboree ed arbustive.
La pratica per l’autorizzazione dell’impianto fotovoltaico è stata avviata secondo la normativa “snella” del procedimento PAS (Procedura Abilitativa Semplificata) ed inoltrata dalla ditta proponente al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune di Tezze sul Brenta.
Un primo semaforo verde alla sua realizzazione è giunto da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza che ha dato parere positivo.
Il parere, firmato dal soprintendente Andrea Rosignoli, risponde alle osservazioni del SUAP comunale secondo le quali l’impianto fotovoltaico, per estensione e tipologia, “determina un impatto negativo nell’ambito di riferimento sottoposto a tutela paesaggistica in quanto la configurazione dell’impianto altera drasticamente l’assetto attuale e la corretta percezione del contesto paesaggistico tutelato”.
Non però per la Soprintendenza, che ha ritenuto che “le caratteristiche delle opere di cui trattasi, così come desumibili dall'esame della documentazione pervenuta, non verrebbero ad arrecare pregiudizio alle zone tutelate interessate dall'intervento”.
Ergo: parere favorevole.
Sono seguiti altri atti amministrativo-burocratici, ma per tagliare corto passo direttamente all’ultimo: il SUAP del Comune di Tezze sul Brenta ha preso atto della conclusione positiva della Conferenza dei Servizi decisoria, svoltasi anch’essa in forma semplificata, e ha dato corso all’autorizzazione definitiva all’intervento.
Torniamo adesso al comunicato stampa di Italia Nostra & Friends.
“L’area del Medio Brenta confinante - sottolinea la nota - è stata inserita fra i siti Natura 2000 con il nome di “ZSC/ZPS IT3260018 Grave e Zone Umide della Brenta”. Natura 2000 è un sistema di aree naturali presente nel territorio dell’Unione Europea; si tratta di una rete ecologica istituita per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.”
“L'area individuata per l'impianto, sebbene non di vasta estensione, è un habitat di inestimabile valore ecologico - continua il testo -. Si tratta di una barena fluviale caratterizzata dalla presenza di particolari specie arboree all'interno di boschi ripariali. Questi ambienti sono cruciali per la biodiversità locale, fungendo da rifugio per fauna selvatica e svolgendo un ruolo fondamentale nell'equilibrio idrogeologico del territorio.”
L'autorizzazione concessa a Tezze sul Brenta prevede un vincolo di smantellamento dell'impianto dopo 20 anni e il ripristino delle condizioni agricole originarie del sito.
Ma si tratta di una “falsa sicurezza” dal momento che, secondo gli scriventi, “questo aspetto solleva diverse perplessità”.
La prima è quella del danno ecologico a lungo termine:
“Vent’anni di operatività rappresentano un periodo sufficientemente lungo per causare alterazioni profonde e difficilmente reversibili all'ecosistema. Il ripristino “agricolo” potrebbe non corrispondere al ripristino “ecologico” dell'area.”
Poi c’è l’incertezza sul ripristino:
“Nonostante l'impegno, la complessità del ripristino di un ecosistema naturale dopo un'alterazione così massiccia è enorme e i risultati non sono garantiti. Chi si assumerà la responsabilità e i costi effettivi di un ripristino completo e fedele all'ambiente originario? Purtroppo l’esempio delle escavazioni di cava assai vicine, è un precedente che contraddice le speranze di una soluzione ambientale tutelata.”
Infine, il rischio di diventare un precedente pericoloso:
“Concedere l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico in una zona di tale pregio ecologico potrebbe aprire la strada ad ulteriori richieste simili, mettendo a rischio altre aree sensibili del nostro territorio.”
Nel comunicato stampa congiunto di Italia Nostra - Consiglio regionale del Veneto, A.RI.A bassanese, Comitato di Quartiere Prè e Consulta per l’Ambiente di Rosà - un testo molto lungo e articolato, di cui riporto necessariamente solo alcuni estratti - viene puntato il dito anche sul progetto dell’impianto agrivoltaico avanzato nell’area destinata al Parco Rurale di Travettore di Rosà, rispetto al quale viene rilevata e copiosamente motivata tutta una serie di problematiche, riferite alla “alterazione irreversibile dell’habitat”, alla “perdita di biodiversità” e all’“impatto sul paesaggio”.
“Chiediamo con forza alle autorità competenti di rivedere urgentemente questi progetti - incalzano gli estensori verso la fine del comunicato, riferendosi sia a Tezze che a Rosà -. Esistono alternative per la produzione di energia fotovoltaica, come l'installazione su tetti di edifici industriali o agricoli, su aree già antropizzate o degradate, che non comportano la distruzione di ecosistemi naturali di pregio.”
“Le nostre associazioni - aggiungono - sono pronte a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni sostenibili che non sacrifichino il nostro patrimonio naturale in nome dello sviluppo energetico.”
“Italia Nostra, insieme alle altre associazioni ambientaliste del territorio, segue con grande attenzione lo sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese, impegnato in un difficile processo di “transizione” verso la produzione di energia “pulita” - precisa il testo -. Tutto ciò nella considerazione che si tratti di un elemento fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e nel sostegno all’indipendenza energetica.”
“Tuttavia - prosegue la lunga ed elaborata nota -, si ritiene che tale sviluppo debba accompagnarsi ad una corretta pianificazione del territorio, con l’obiettivo di un uso razionale delle risorse e per un contenimento dell’impatto di tali impianti sul patrimonio culturale e paesaggistico e sulle risorse naturali, agricole e forestali.”
Messaggio conclusivo alla Nazione:
“Dobbiamo proteggere le nostre terre agricole, i nostri fiumi, le nostre rogge, le aree umide e i loro boschi ripariali per le generazioni future.”
Tutto ciò è quello che sta accadendo a Tezze sul Brenta, come avrebbe scritto Hemingway, di là dal fiume e tra gli alberi.
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