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Dunque, neppure “La notte”, film capolavoro di un maestro della storia del cinema come Michelangelo Antonioni, Orso d’Oro al Festival di Berlino 1961, per la sceneggiatura dello stesso Antonioni assieme a Tonino Guerra e ad un altro mostro sacro della cultura italiana del ‘900 come Ennio Flaiano, non è riuscito a superare il muro di sbarramento eretto dall’amministrazione comunale di Marostica riguardo alla programmazione del cineforum estivo nel giardino della Biblioteca Civica.
Eppure è il titolo che era stato proposto in alternativa a “No Other Land”, il celebrato e dibattuto film documentario, Premio Oscar 2025, che sbatte in faccia alle nostre coscienze occidentali le violenze e i soprusi subiti dalla popolazione palestinese nella Cisgiordania occupata: forse troppo per lo stomaco delicato di un’amministrazione abituata alle Ciliegie IGP.
Tuttavia, l’opera di Antonioni in alternativa al docufilm israelo-palestinese - assieme agli altri due titoli proposti e cioè “Ida” di Paweł Pawlikowski, Premio Oscar 2015, e il cult movie asiatico del 2000 “In the Mood for Love” di Wong Kar-wai - è stata rifiutata dalla giunta Mozzo nonostante il fatto che “di tutto parla - soprattutto dell’animo umano - tranne che di politica”, come ha sottolineato nella sua sottile e insieme tagliente replica di ieri al sindaco la ex presidente del Comitato della Biblioteca Civica dimissionario, prof.ssa Laura Dinale. Ma l’amministrazione ha imposto il suo “niet”: Via col veto.
Una scena del film “La notte” di Michelangelo Antonioni con Monica Vitti, Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau. Foto da Wikipedia
E il concetto di “cinema politico” o se preferite “di impegno civile” - quello che la giunta comunale non ha voluto ammettere in Biblioteca chiedendo invece di proporre “leggerezza”, di cui ci sarebbe bisogno “in questo periodo difficile” - è lo spunto delle mie considerazioni in questo che è l’editoriale definitivo di Bassanonet sul cineforum della discordia.
Nel senso che potranno ancora esserci strascichi di reazioni o sviluppi di attualità che lo riguardano, in questo anomalo mese di agosto ricco di scintille e polemiche, ma questo è il mio ultimo commento giornalistico nel merito della vicenda.
Anche perché, sinceramente, il pop corn sta cominciando ad andarmi per traverso.
Come promesso, questo editoriale è incentrato sulle dichiarazioni del sindaco Matteo Mozzo, giunte a scoppio ritardato ma soprattutto a scoppio: una vera e propria deflagrazione di attacchi di natura politica nei confronti del Comitato della Biblioteca dimissionario, fatta eccezione per le espressioni di stima nei riguardi della presidente dimissionaria Laura Dinale che però, come avete letto ieri, gli ha risposto risolutamente ed elegantemente per le rime.
Partiamo dalla dichiarazione sull’impostazione, per così dire, “concettuale” della rassegna da parte di sindaco e giunta comunale:
“In data 26 giugno 2025, dopo la proposta di tre titoli da parte del Comitato, l’Amministrazione chiedeva che nel palinsesto del cineforum non fossero inclusi temi di carattere prettamente politico”.
È stata la richiesta che ha poi indotto il Comitato Biblioteca a proporre il titolo de “La notte” di Antonioni in alternativa a “No Other Land”.
Domanda: un docufilm sulla situazione in Cisgiordania è “prettamente politico”?
Risposta: sì. Ma non è come, ad esempio, “Il Caimano” di Nanni Moretti o “Loro” di Paolo Sorrentino (i cui diritti sono stati acquistati da Mediaset che non ha mai effettuato una distribuzione digitale e una messa in onda in chiaro del film, di fatto oscurandolo dopo l’uscita nelle sale), pellicole di forte critica, per usare un eufemismo, sulla figura di Silvio Berlusconi.
“No Other Land” è “politico” nel senso etimologico della parola “politica” che deriva dal greco: e cioè “ciò che attiene alla Polis, alla Città-Stato”, quindi a tutti noi.
È “politico” non perché soggetto a logiche di schieramento - e il fatto che sia una produzione sia israeliana che palestinese lo conferma - ma perché rappresenta una denuncia civile di un problema contemporaneo che si rivolge alle nostre coscienze, libere di approvarla o di dissentirne: è la democrazia, bellezza.
Ad ogni modo il Comitato Biblioteca ha Mozzato la testa al toro, mettendo “No Other Land” in naftalina e proponendo in sua sostituzione il film di Antonioni.
Ne è risultata la proposta di un terzetto di titoli dove la politica in senso lato è rimasta totalmente fuori dalla porta: un primo film storico drammatico (“Ida”), un secondo esistenziale ed intimista (“La notte”) e un terzo romantico drammatico (“In the Mood for Love”).
Ma la giunta comunale li ha segati comunque, ritenendoli troppo impegnati o per meglio dire troppo pesanti, nel nome del presunto bisogno di “leggerezza” in “questo periodo difficile”.
Un criterio di valutazione che ci porta a candidare di diritto Matteo Mozzo, con apposita PEC alla Biennale Cinema, tra i nomi dei componenti della giuria della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Poi, dalla parola “politico” si passa al termine “politicizzato”.
È l’aggettivo con il quale il comunicato del sindaco di Marostica etichetta alcuni membri del Comitato Biblioteca dimissionario dal momento che, come da sua dichiarazione virgolettata, “non sfugge, infatti, che la maggior parte di questi ultimi fosse candidata nelle liste di opposizione alle ultime elezioni comunali, un fatto che solleva seri interrogativi sulla buona fede e imparzialità delle loro azioni”.
Fatemi allora capire una cosa.
Il sindaco afferma che all’interno del Comitato Biblioteca operava una sorta di testa di ponte delle opposizioni consiliari, dando un’impronta “di parte” all’attività del Comitato stesso e influenzando sulla scelta delle dimissioni la stessa presidente, prof.ssa Laura Dinale, che Mozzo ritiene “possa essere stata involontariamente indotta in errore da altri componenti politicizzati del Comitato”.
Su questo ultimo passaggio non mi pronuncio, avendo ieri la prof.ssa Dinale efficacemente e chiaramente replicato al riguardo.
Nello stesso comunicato, però, il sindaco cita testualmente la norma del Regolamento comunale che disciplina la costituzione del Comitato Biblioteca:
“Ai sensi della L.R. 50/84 il Comune costituisce il Comitato della Biblioteca. Esso, nel rispetto del Regolamento degli uffici e dei servizi, collabora con l'Amministrazione comunale nella definizione degli indirizzi e dei programmi culturali della Biblioteca.”
Ma allora: poiché - come da Regolamento - è il Comune a costituire il Comitato Biblioteca, con che criteri è stato costituito il Comitato oggi dimissionario, visto che alla fine il sindaco Mozzo si è trovato circondato da “nemici”, espressione delle liste di opposizione alle ultime elezioni comunali, tali da sollevare “seri interrogativi sulla buona fede e imparzialità delle loro azioni”?
È una domanda su cui è difficile trovare una risposta logica, anche consultando l’Intelligenza Artificiale.
Ma così è se vi pare: per la giunta Mozzo questa rassegna non s’ha da fare e il cineforum estivo è stato cancellato.
È stata la fine ingloriosa di un’iniziativa che non era fine a sé stessa ma era inserita in un più ampio progetto di rinascita del cinema nella Città degli Scacchi, dove l’ultima rassegna cinematografica estiva all’aperto, dedicata a bambini e famiglie, risale ormai a molti anni fa.
Il cineforum avrebbe riportato il cinema nel giardino della Biblioteca e avrebbe preceduto, con le date già concordate, due proiezioni di film per famiglie, organizzate dall’associazione culturale Futura di Lavinia Xausa e Maria Antonietti, sulla collina del Pigrotto.
Peccato. Però adesso, come dice il saggio, è già ora di tamponare la falla e di pensare al domani.
Presto a Marostica la polvere di questa imbarazzante vicenda sarà nascosta sotto il tappeto e nel prossimo futuro il Comune nominerà un nuovo Comitato della Biblioteca, di cui sarà interessante vedere se mai sarà intenzionato a riorganizzare l’anno prossimo il cineforum estivo e con quali film in programmazione, in base ai desiderata dell’amministrazione comunale.
Ma intanto quest’anno, con quello che è successo, sulla libertà di espressione artistica e più in generale sulla cultura è calata “La notte”.
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