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Non è un Paese per vecchi
L’emergenza invecchiamento della popolazione e la politica che non se ne accorge. Intervista a Roberto Volpe, storico presidente di URIPA Veneto, membro del CdA di Isacc e del tavolo tecnico CIPA e gruppo di lavoro CNEL sul tema anziani
Pubblicato il 29 lug 2025
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“Un ingegnere prestato al sociale che si è messo a disposizione degli anziani e delle case di riposo da molti anni, divenendo un riferimento nazionale nell’ambito di un settore in cui razionalità e sensibilità sono ugualmente indispensabili.”
Per presentare con efficacia la figura di Roberto Volpe, bassanese noto ormai da decenni alle cronache e ai dibattiti sui grandi temi del welfare e dell’assistenza alla popolazione anziana, non ho dovuto fare molta fatica.
Mi è bastato riportare la citazione di cui sopra, tratta dalla motivazione del Premio San Bassiano per il sociale che l’amministrazione comunale di Bassano del Grappa gli aveva conferito alla cerimonia di San Bassiano del 2022.
Roberto Volpe (foto Alessandro Tich)
Amministratore delegato della Fondazione Marzotto, Volpe affianca la sua attività professionale di manager dell’ente morale di Valdagno a quella di rappresentante del mondo delle RSA che lo vede da più di trent’anni presidente di URIPA Veneto (grafia ufficiale U.R.I.P.A., acronimo di Unione Regionale Istituzioni e Iniziative Pubbliche e Private di Assistenza), che rappresenta oltre 350 Residenze Sanitarie Assistenziali attive in Veneto, riconfermato lo scorso febbraio alla sua ennesima presidenza per il quadriennio 2025-2028.
Inoltre, come ben sappiamo qui a Bassano del Grappa, è uno dei cinque componenti nominati dal sindaco Nicola Finco del CdA di Isacc, l’Istituto Servizi Assistenziali Cima Colbacchini che amministra e gestisce la casa di riposo comunale.
Ma come ricorda la motivazione del Premio San Bassiano, le competenze di Roberto Volpe nel settore si estendono sul piano nazionale, trovandone conferma anche in notizie di ultima attualità.
Lo scorso 10 luglio a Roma, quale presidente URIPA, è stato infatti designato dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli componente del tavolo tecnico in seno al CIPA, Comitato Interministeriale per le Politiche a favore delle Persone Anziane.
Il 29 luglio, sempre nella capitale, è stato inoltre nominato membro del neo costituito gruppo di lavoro del CNEL sulle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona.
“Portiamo a Roma la voce delle nostre comunità, il sapere silenzioso di chi ogni giorno assiste gli anziani più fragili - ha dichiarato Volpe dopo la nomina al CIPA -. È tempo che questa voce diventi finalmente parte della politica pubblica.”
I richiami alla politica affinché prenda a cuore un’emergenza come quella dell’invecchiamento della popolazione, di cui invece sembra non accorgersi, costituiscono un appello e insieme un monito costante del presidente di URIPA.
Per cui a questo punto mi chiedo se non è il caso che sia lui ad entrare in politica.
Ma questa è una domanda che, per il momento, non gli farò.
Roberto Volpe: dunque, non è un Paese per vecchi?
Assolutamente non è un Paese per vecchi. 4 milioni e 800mila ultraottantenni in Italia nel 2025, che saranno 8 milioni nel 2050. Un Paese che nel 2050 avrà 7 milioni di abitanti in meno, il che vuol dire che la nostra Regione nel 2050 passerà da 4,9 milioni a 4 milioni di abitanti e passerà da 370mila anziani ultraottantenni a 670mila.
Questo cosa vuol dire?
Questo vuol dire che siamo di fronte a una tempesta perfetta che è il connubio tra l’invecchiamento della popolazione e il fatto che sarà una popolazione di boomer che invecchiano e che per il 70 per cento saranno persone sole, non avranno caregiver e quindi non avranno supporti domiciliari, con un potere d’acquisto molto ridotto rispetto alla loro capacità pensionistica che sarà quella del metodo contributivo. Una combinazione di fattori legata al fatto che non abbiamo personale per assisterli. Numeri che crescono in termini di popolazione anziana, personale che non avremo per l’assistenza e basso potere d’acquisto: quindi è una tempesta perfetta. Io dico che nel 2050 non ci sarà più il candidato sindaco di una città, ci sarà il candidato assistente sociale sindaco.
Se c’è in vista una tempesta perfetta, il barometro però ancora non la segna. Perché non se ne parla?
Questa è una domanda che mi fanno spesso e a cui faccio fatica a rispondere. Io credo che questa è la testimonianza che in questi 15-20 anni, in cui sapevamo che arrivavamo a questo punto, la politica si è dimostrata totalmente incapace di leggere il problema. Come diceva De Gasperi, probabilmente abbiamo avuto una classe politica che ha guardato alle prossime elezioni ma non ha guardato alle future generazioni. Perché oggi, di fronte a questi numeri, è impensabile che un Paese e anche una Regione non gridino l’allarme di questa situazione. C’è la brutta abitudine, quando si parla di stime al 2050, di considerarlo come se fosse un salto nel futuro, ma non sarà così. Ci sarà il 2026, poi il 2027, sarà una scala di crescita dell’invecchiamento e una scala in discesa per lo spopolamento che fa pensare e fa rabbrividire, se mettiamo a terra questi numeri. E nella politica ti viene risposto: “sarà il problema del presidente o dell’assessore che verrà nel 2050”.
Lei parla spesso dell’“assenza” della politica su questi temi…
Faccio un esempio: un Paese come questo che non ha un Ministero per la Terza Età. È incredibile. Il secondo Paese più vecchio al mondo che non ha un ministro dedicato. Abbiamo un ministro per la Disabilità, bravissimo, che ha fatto cose straordinarie dedicandosi a quello, ma non un ministro per le politiche rivolte alla popolazione anziana. Il Veneto è una Regione che per la prima legislatura non ha più l’assessore ai Servizi Sociali. Questi sono segnali di totale disattenzione. Pensiamo poi a quello che avverrà con lo spopolamento nei piccoli paesi, penso alla Vallata del Brenta, alle nostre zone montane e collinari. Cosa succederà di questa popolazione? E non sono sensazioni, lo dicono i numeri. E mi preoccupa l’idea che non si stia facendo niente, che non si stia parlando con i giovani ad esempio per promuovere l’importanza dell’assistenza agli anziani e per dir loro “guardate con attenzione anche a questi mestieri”.
Mestieri assistenziali come mestieri del futuro?
L’Intelligenza Artificiale cancellerà migliaia di posti di lavoro. Cancellerà avvocati, architetti, ingegneri… Ma non potrà mai cancellare Oss, operatori socio sanitari, e assistenti sociali. Anzi, quello sarà un mercato del lavoro straordinario. Sento parlare oggi delle retribuzioni, eccetera: sono vecchi schemi, questi sono mestieri che saranno valorizzati anche sotto il profilo economico, perché è una legge di domanda e offerta. Quando aumenta la domanda, è chiaro che l’offerta si deve adeguare. Quindi saranno sicuramente dei lavori importanti. Poi però, noi siamo anche un Paese che non ha un Liceo Socio Sanitario. Io è vent’anni che lo chiedo a tutti i Governi. Noi non siamo riusciti a intercettare i giovani dopo la scuola dell’obbligo nell’ambito socio sanitario. Quanti ragazzi avrebbero potuto entrare in questo ambito? Tantissimi. Ma non gli abbiamo dato questa offerta formativa. Oggi, dopo cinque anni di scuola superiore, potremmo avere dei bravissimi infermieri generici. Dopo tre anni avremmo dei bravissimi operatori socio sanitari. Queste persone dopo potrebbero andare a fare l’infermiere all’università, piuttosto che il medico, ma con un bagaglio socio sanitario di cinque anni. Quindi siamo veramente un Paese che si è seduto su una poltrona come un vecchio, guardando al passato. E quello che dispiace è che quando tu parli di questi temi, la gente è affascinata. Ma la politica rimane totalmente distratta. Il secondo Paese più vecchio al mondo che nel PNRR non mette un centesimo per le strutture per gli anziani.
Però se io fossi un politico, direi: “gli anziani vanno a votare”.
Sì, andavano a votare. Io non sono così certo che gli anziani siano oggi una popolazione sulla quale uno può pensare di avere il consenso politico. Perché loro per primi sono stanchi e soffrono questa situazione. Vede, il tema è quello che noi ci dobbiamo occupare proprio di quelli che non votano, perché sarà la non autosufficienza il grande problema di questo Paese. Già oggi l’età media degli ospiti delle strutture è intorno agli 84-85 anni. Ci dimentichiamo che il 60-70% di queste persone oggi si trova nelle strutture perché hanno disturbi comportamentali, ovvero i sintomi tipici dell’Alzheimer e della demenza. Persone quindi difficilmente assistibili a domicilio. Oggi in Veneto, a fronte di 32.488 posti letto, più o meno tutti occupati, abbiamo per la prima volta 10mila persone in lista d’attesa. E una persona non autosufficiente in lista d’attesa è una persona che ha dietro una famiglia che sta facendo sacrifici terribili. Io ho l’impressione che sia una cosa talmente grande che la politica la mette da parte perché capisce che non ha risposte.
Ma come è possibile che non ci si renda conto di questa emergenza?
Io lo dico: noi non siamo un Paese normale. Non si può pensare di spendere 130 milioni per fare una pista da bob, con 36 tesserati in Italia per questi sport, e non aver mai, neanche il nostro governatore, alzato la voce nel panorama nazionale per dire “attenzione Governo, attenzione Paese, noi stiamo invecchiando e non stiamo facendo niente”. Col PNRR abbiamo imposto ai sindaci di fare asili nido che speriamo si riempiano, ma i numeri ci dicono che rimarranno vuoti, e non abbiamo dato un centesimo alle strutture per anziani.
La questione dell’invecchiamento della popolazione è una prospettiva in qualche modo controllabile o è una bomba ad orologeria?
È a rischio di essere veramente una bomba ad orologeria già innescata. Per questo motivo dobbiamo lavorare su più fronti. Primo, dobbiamo cercare di tenere attivo chi diventerà anziano nei prossimi anni. Cioè noi dobbiamo pensare a politiche che tengano attivi gli anziani, perché dobbiamo impedire che chi è anziano e chi diventa anziano si sieda su questa posizione. Poi, io è da anni che dico che gli ultrasettantenni in tutti i Comuni d’Italia dovrebbero essere censiti. Un anziano di settant’anni, da solo o da sola, che abita al quarto piano di un condominio senza ascensore è una persona che galopperà verso una condizione di non autosufficienza, per ragioni fisiche e logistiche. Se io quell’anziano lo metto al piano terra, automaticamente gli ridò vita. Questo è un esempio per far capire. Noi censiamo gli alberi secolari e non censiamo la popolazione ultrasettantenne. Non conosciamo questa popolazione. Quando io parlo di questi dati ai sindaci, mi chiedono dove li ho trovati. Gli abbiamo solo svaligiato l’ufficio anagrafe, lì questi dati ci sono, basta premere un bottone per averli. Quindi è una bomba innescata che ha un timer che è implacabile. Io non credo che riusciremo a spegnerlo, però con una politica massiccia, che vada su più fronti, probabilmente conterremo l’esplosione. Non la evitiamo, perché i numeri ce lo dicono, ma la conterremo.
E allora?
E allora c’è bisogno che la politica metta questo tema come una delle priorità, e io dico la prima nell’agenda. Per questo l’appello che faremo a chi si candida a fare il governatore di questa Regione sarà quello di dirci dove vuole mettere questo tema, perché l’attuale presidenza di Regione in questi anni non lo ha mai considerato un tema prioritario.
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