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Alla Corte d’Appello
“BDG, ovvero Bassano della Giustizia”. L’albergatore Roberto Astuni insiste sul ruolo di benefit turistico del Tribunale collegandolo al nuovo logo turistico della città: “Raccontano due anime di Bassano ma unite diventano una strategia”
Pubblicato il 31 lug 2025
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Ritorno oggi sulla notizia che si è diffusa dall’Est all’Ovest e dal Sud al Nordio: lo schema di disegno di legge del Governo che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, che passa ora all’esame del Parlamento per l’approvazione definitiva e che prevede tra le altre cose l’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa, alias (ma solo per gli amici) Tribunale della Pedemontana.
Squillino i legali, rullino gli Astuni.
Eh già: perché il noto albergatore bassanese Roberto Astuni, più realista del re, negli ultimi tempi ha sostenuto la causa del ripristino del Tribunale di prossimità in riva al Brenta con un trasporto e con uno slancio persino superiore a quello degli avvocati di Bassano. È insomma un albergatore (e ristoratore) che si è speso in prima persona a favore del ritorno in città della giustizia. Al punto che lancio una petizione per cambiare il nome del suo hotel Alla Corte con una denominazione più consona al suo impegno di supporter in campo giudiziario: Alla Corte d’Appello.
Foto aerea: FulBicildrone (particolare)
La folgorazione di Astuni sulla via di Ostellari si era rivelata in occasione della presentazione della rassegna dell’Asparago dei ristoratori di Confcommercio Bassano, lo scorso marzo a Palazzo Sturm.
In quella circostanza aveva realizzato e appiccicato sulle giacche degli astanti un adesivo con la scritta “Tribunale Pedemontana Sì, grazie!”, poi al tradizionale buffet successivo alla conferenza stampa aveva proposto la pietanza “Sentenza agli Asparagi”: dichiarazione d’amore, firmata col bianco turione, per il Tribunale de noialtri.
Pochi giorni prima, su Bassanonet, avevo pubblicato l’articolo sulla singolare teoria astuniana che mette sullo stesso piano imputati, testimoni e villeggianti: e cioè che il Tribunale della Pedemontana “sarà un motore di sviluppo turistico”.
Turisti per causa, come avevo intitolato quell’articolo.
Poi l’adesivo “Tribunale Pedemontana Sì, grazie!” è stato sottoposto all’evoluzione della specie, trasformandosi in un distintivo in metallo da appuntare alla giacca in occasione della visita pastorale a Bassano dello scorso aprile del governatore Luca Zaia che ha confermato il suo sostegno al Tribunale pedemontano.
Infine, dopo il via libera del Governo al ddl resuscita-Bassano, Astuni mi ha mandato su WhatsApp l’evoluzione suprema del suo adesivo, roba che neanche Darwin: la solita frase “Tribunale Pedemontana Sì, grazie!” con la solita immagine di un martelletto da giudice che batte sul Ponte di Bassano ma con l’aggiunta della fatidica scritta: “Fatto!”.
Un piccolo passo per Nordio, un grande passo per l’umanità.
Ma, come per incanto, neanche il tempo di fare la ola sul Brenta per festeggiare i futuri processi civili e penali che saranno celebrati in via Marinali, ed ecco che la città di Bassano è stata pervasa dall’emozione di un’altra fantastica novità.
È il nuovo marchio turistico cittadino “BDG. È tutto qui”, rivelato urbi et orbi da sindaco e assessore alla presentazione del piano di comunicazione per Bassano del Grappa Città della Cultura 2025.
In proporzione ai tempi biblici dell’ultradecennale progetto del Marchio d’Area che continua ad annaspare e a perdersi nelle nebbie, quindi, Bassano si è inventata e si è consegnata chiavi in mano un marchio promozionale “fai da te” in meno di dieci fincosecondi.
Tuttavia Roberto Astuni, uno degli storici promotori del progetto del Marchio d’Area Territori del Brenta, nonché promulgatore del concetto del turismo giudiziario pedemontano, coglie il BDG al balzo e rilancia il suo punto di vista in un colloquio con Bassanonet.
Per l’occasione, l’albergatore in quel di Sant’Eusebio ha persino coniato il nuovo slogan “BDG, ovvero Bassano della Giustizia” (sottotitolo: “L’inizio di una narrazione più grande”), confermando di meritare la toga honoris causa per l’attaccamento alle aspirazioni di resurrezione dell’ottavo Tribunale del Veneto.
“Il via libera al Tribunale è un’occasione unica ma deve essere inserita in una visione più ampia - dichiara Astuni -. La Cittadella della Giustizia e il nuovo logo cittadino raccontano due anime di Bassano: la prima è infrastruttura e funzione, la seconda è immaginario e narrazione. Ma unite diventano una strategia. “BDG. È tutto qui” può diventare una promessa mantenuta solo se la città decide di investire su un racconto completo: giustizia, bellezza, accoglienza, cultura, impresa.”
Poi però, mister Alla Corte (d’Appello) abbandona le considerazioni turistico-giudiziarie per concentrarsi sul nuovo brand cittadino in relazione alla questione del Marchio d’Area.
“Ma non basta un logo, non basta una struttura - afferma infatti -. Serve una narrazione condivisa. E oggi, più che mai, Bassano ha l’opportunità di scriverla. Il nuovo logo turistico “BDG. È tutto qui” è un claim sintetico, apparentemente definitivo, ma che solleva più domande di quante ne risolva. È davvero tutto qui? O c’è molto di più da costruire?”.
Come dire: BDG. No va ben così.
“Il logo proposto intende rappresentare l'identità visiva della città, accompagnando iniziative culturali e promozionali - continua Astuni -. Tuttavia, è bene chiarire che si tratta di un segno grafico esclusivamente cittadino e non va confuso con il ben più articolato Marchio d'Area in itinere: Territori del Brenta (nome provvisorio), destinato a rappresentare un insieme di Comuni, un’area coesa, con un'identità turistica condivisa.”
“Mentre un logo può servire a richiamare l’attenzione, un Marchio d'Area deve creare valore, aggregare storie e attrazioni, e costruire un’offerta turistica capace di competere su scala nazionale e internazionale - aggiunge -. Una verità che molti conoscono ma pochi dichiarano: non si diventa destinazione turistica con un logo. Servono competenze, visioni strategiche, investimenti.”
“Ci vogliono quindi una visione condivisa e una rete di iniziative coerenti; serve una strategia: eventi, infrastrutture, narrazione, coinvolgimento del territorio e coordinamento - sottolinea il nostro interlocutore -. E soprattutto, serve l’umiltà di distinguere una semplice identità grafica da un percorso vero di sviluppo turistico.”
Astuni porta l’esempio della Toscana, notoriamente terra d’arte e di cultura, dove già vent’anni fa si puntava su un’offerta diversificata - cicloturismo, enogastronomia, mare e relax - per i nuovi segmenti di visitatori attratti dal turismo sportivo e da uno stile di vita sano e sostenibile, ma soprattutto dalla voglia di “partecipare a qualcosa di unico, fotografabile, condivisibile”.
Insomma “un modello vincente incentrato sull’esperienza personale”.
“Il Marchio d’Area Territori del Brenta sarà chiamato a fare proprio questo - preconizza l’albergatore -. E in quel contesto, il logo non sarà che uno dei tasselli di un mosaico più grande.”
Dunque: BDG. Non è tutto qui.
Roberto Astuni ricorda ancora che “Bassano del Grappa e tutta l’area coesa dei Territori del Brenta fanno parte formalmente dell’OGD Terre Vicentine, l’organismo che dovrebbe coordinare la promozione turistica della provincia di Vicenza come destinazione unica”.
“Tuttavia, il tempo passa e ciò che emerge con chiarezza è la mancanza di una regia realmente operativa, capace di coinvolgere chi il turismo lo vive e lo costruisce ogni giorno: operatori, imprese, associazioni, cittadini - puntualizza -. Finché il confronto rimane confinato tra amministratori, senza includere il tessuto vivo del settore, il risultato sarà inevitabilmente incompleto. Il privato, il vero motore dell’innovazione e della vera offerta turistica, viene troppo spesso ignorato o interpellato solo in modo marginale.”
“L’auspicio è chiaro: serve una governance condivisa, un autentico partenariato pubblico-privato che sappia fare sistema - rimarca lo storico co-fondatore del Tavolo di Marketing Territoriale -. Solo così sarà possibile generare una crescita concreta, con effetti tangibili in termini di flussi turistici, ricaduta economica e valorizzazione dell’immagine territoriale.”
“È una sfida ambiziosa, certo - conclude Astuni -. Ma con il talento, l'identità e le risorse che il Vicentino può esprimere, è una sfida che si può vincere. Infatti è nell’intreccio delle storie, dei paesaggi delle persone e le loro relazioni che nasce la vera forza di una destinazione.”
Aaah, la governance. Mi mancava tanto questa parola, ancora più di stakeholders.
A sentire le parole di mister Alla Corte (a questo punto se Alla Corte d’Appello o Alla Corte d’Assise, fate voi), il Marchio d’Area sarà lo strumento con il quale la narrazione condivisa e identitaria del territorio diventerà un volano di attrazione turistica.
A patto però, aggiungo io, che il territorio stesso dimostri la volontà in primis politica di trasformare questa prospettiva da chimera in realtà.
In conclusione, e riferendomi a quanto scritto nella prima parte di questo articolo, io sinceramente non so quanto il Tribunale c’entri con tutto questo discorso e col turismo in generale.
Ma, visti i chiari di luna che aleggiano attorno al Marchio d’Area, protagonista ancora senza ruolo di una storia infinita, sarebbe ora che su questo progetto venisse fatta finalmente giustizia.
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