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Plastica mente
Da un’idea di due fratelli bassanesi, brevetto mondiale di un’azienda di Cassola per l’eliminazione della plastica e dei rifiuti galleggianti dai fiumi. Positivo test del sistema a Campolongo sul Brenta
Pubblicato il 09 ago 2020
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Non c’è che dire: per intuire che un’idea può essere quella giusta, bisogna avere una mente plastica. Ne sa qualcosa Vanni Covolo, imprenditore di Cassola, che ha colto al balzo l’enorme potenzialità del progetto di due giovani fratelli di Bassano del Grappa, Andrea e Alex Citton, nel campo della salvaguardia ambientale e dell’economia green.
Si chiama “River Cleaning” e - come dice il suo stesso nome - è un sistema ideato per ripulire i fiumi dai rifiuti galleggianti, in gran parte costituiti da rifiuti di plastica.
Si tratta di una barriera modulare, galleggiante e mobile che viene collocata in diagonale da una riva all’altra del fiume. La barriera è composta da una fila di elementi allineati in serie e a forma di ciambella che girano su sé stessi, auto-alimentati dalla corrente stessa del fiume.
Foto Alessandro Tich
Si tratta in realtà di sofisticati mulinelli ancorati al fondo che grazie alle spazzole situate ai bordi intercettano qualsiasi oggetto galleggiante trasportato dall’acqua, che viene così “raccolto” e automaticamente spinto, in modo passivo, all’interno di un contenitore ubicato più a valle. In altre parole una bottiglia di plastica in viaggio verso il mare, come qualsiasi altro rifiuto a pelo d’acqua, nel momento in cui incontra la barriera mobile viene dolcemente e inesorabilmente accompagnata all’interno del punto di raccolta a bordo riva che può essere svuotato all’occorrenza, senza bisogno quindi di alimentazione esterna e di manodopera costante. In più, il progetto è stato studiato in modo tale da permettere la navigabilità del fiume e da non impattare negativamente sulla fauna fluviale.
Nel 2018 l’idea originaria vale ai fratelli Citton importanti riconoscimenti e l’attenzione dei media. In quell’anno il primo prototipo del “River Cleaning” viene brevettato e presentato con grande successo a Ecomondo, la fiera delle tecnologie
Il merito della start-up bassanese è quello di proporre un’alternativa rivoluzionaria rispetto ai già esistenti sistemi di raccolta dei rifiuti lungo i fiumi in giro per il mondo, che prevedono l’utilizzo di installazioni fisse - come reti o barriere statiche - che portano alla chiusura temporanea della navigabilità del fiume e costituiscono un rischio per la fauna ittica.
Grande intuizione davvero: ma il problema è fare in modo che il brevetto non rimanga allo stadio di “brillante idea”. Cercando di trasformare l’innovativo prototipo in progetto industriale da espandere a livello internazionale.
La svolta avviene agli inizi del 2019 grazie all’incontro dei fratelli Citton con Vanni Covolo, titolare della Mold Srl di Cassola, azienda operante nel settore degli stampi ad iniezione per materie plastiche per il settore automotive. Il quale rimane subito colpito dal progetto per la sua innovazione tecnologica. Dal confronto tra l’ingegno dei giovani ideatori e l’esperienza dell’imprenditore “navigato” scaturisce il perfezionamento del prototipo per renderlo appetibile a livello industriale.
Covolo è talmente convinto della bontà di “River Cleaning” da decidere di investire nell’idea, impiegando risorse economiche e competenze tecniche nella progettazione e sviluppo del sistema. Il prototipo continua intanto a mietere riconoscimenti: nel marzo 2019 vince il contest “Dall’idea all’impresa green” promosso da SeedUp e a novembre la Targa Istituzionale di Venezia del Leone di San Marco per l’innovazione a favore dell’ambiente e per la pulizia dei laghi e dei mari. Mold Srl si concentra definitivamente nello sviluppo di un prodotto in grado di essere lanciato sul mercato e Vanni Covolo decide - su proposta del co-ideatore Andrea Citton - di acquisirne il brevetto, che viene esteso a livello mondiale, in attesa che un finanziatore lo renda attuabile su larga scala.
È infatti il mondo la “frontiera” a cui si rivolge questo progetto aziendale di alta innovazione ma a basso impatto ambientale. Ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti plastici si riversano negli oceani tramite i fiumi e ben il 90% circa di questo continente di plastica arriva da solo 10 grandi fiumi dell’Asia e dell’Africa: dallo Yangtze al Nilo, dal Gange al Niger e dall’Indo al Mekong. La storia di Vanni Covolo e dell’idea dei fratelli Citton sviluppata a livello industriale arriva intanto fino ai giorni nostri, in quella che è decisiva fase dei test sul campo dei dispositivi perfezionati e pronti ormai per l’utilizzo pratico. Nello studio del progetto sono già stati eseguiti test di simulazione fisica mediante software: ma ora è giunto il momento fatidico della prova dell’acqua.
Il test viene effettuato sulla riva destra del Brenta a Campolongo sul Brenta vicino al ponte. Covolo sovrintende alle operazioni assieme a una nutrita squadra di collaboratori: oltre ai fornitori del brevetto, altre persone che in questi mesi post lockdown si sono aggiunte al team per promuovere il progetto e contattare potenziali partner commerciali.
Allineati in diagonale dai sommozzatori, i prototipi dei moduli girevoli del “River Cleaning” svolgono egregiamente il loro compito. Vengono gettate in acqua diverse bottiglie di plastica, ciascuna delle quali, sospinta dalla corrente, viene “agganciata” dalle ciambelle rotanti del sistema e incanalata lungo la linea obliqua da un modulo all’altro per confluire alla fine all’interno di un grande cesto a rete con funzione di contenitore di raccolta, pronta ad essere recuperata. Bingo: il sistema funziona. Adesso, là fuori, c’è solamente tutto un mondo da conquistare.
“Questo sistema - spiega Vanni Covolo - funziona sostanzialmente creando una barriera mobile galleggiante che intercetta i rifiuti galleggianti e quindi anche plastici dei fiumi per evitare che vadano a finire nei mari. L’80% della plastica che va a finire in mare oggi è importata proprio dai fiumi. Quindi la soluzione ideale è intercettarla prima che arrivi al mare. Noi abbiamo un sistema che intercetta la plastica ma permette la navigabilità, allo stesso tempo non crea fastidio alla fauna per cui è completamente ecosostenibile, autoalimentato e dura nel tempo senza nessun bisogno di attività di manutenzione ordinaria.”
“Noi abbiamo fatto quest’ultimo test per verificare l’allineamento e la funzionalità del sistema - aggiunge l’imprenditore -. Oggi abbiamo validato che il sistema è perfettamente funzionale ed è autonomo. Vediamo che il dispositivo porta tutti i rifiuti plastici nel magazzino che abbiamo installato e siamo pronti pertanto a sottoporre questa soluzione a qualche Stato, alla Comunità Europea, all’ONU per poter fare in modo che nel mondo, soprattutto nei fiumi più inquinati, venga adottato un sistema del genere che oltre a evitare che la plastica vada a finire nei mari e a frammentarsi, diventando un problema sia per i pesci che per l’uomo, permette anche di andare a prelevare la plastica e di conseguenza riciclarla e riutilizzarla.”
“Riutilizzare la plastica - conclude Covolo - significa dare nuova vita a un elemento che è fondamentale per l’uomo. È fondamentale per il sistema di vita che abbiamo oggi. Se noi eliminassimo la plastica otterremmo veramente poco, perché aggiungeremmo tutto il resto.” Plastica mente fino all’ultimo.
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