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Orazio Marinali moriva il 6 aprile 1720 a Vicenza, dove è sepolto nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. Il 2020 è quindi l'anno del 300simo anniversario della sua scomparsa.
Una ricorrenza significativa per la città di Bassano, non fosse altro che per quella celebre statua del santo patrono San Bassiano, scolpita in marmo, che sorveglia piazza Libertà, che vediamo tutti i giorni e che è opera proprio del grande artista seicentesco (nacque a Bassano, anzi ad Angarano, nel 1643). Marinali è un grande della storia bassanese, e non solo della storia dell'arte, benchè a parlare sempre di Jacopo Bassano e della sua famiglia, dei Remondini e del lascito artistico di Antonio Canova al nostro Museo Civico si rischia di dimenticarlo. Colpa anche, a mio modo di vedere, di quel “Seicento” che rispetto ad altri secoli, dal punto di vista storico-artistico, è meno conosciuto e generalmente meno apprezzato dai non addetti ai lavori. In realtà - e San Bassiano a parte - le testimonianze del patrimonio marinaliano, per restare solo nella nostra città, valgono il prezzo dell'orgoglio di essere suoi concittadini: come le statue allegoriche del giardino di Palazzo Roberti, le statue dell'Altare del Rosario nel Duomo, le statue nella Cappella del Santissimo nella chiesa di San Giovanni. Orazio lo scultore (apparteneva alla Fraglia vicentina dei Tagliapietra) è stato profeta in patria, ma soprattutto fuori. Sue opere si trovano a Venezia, a Treviso e in parte consistente a Vicenza. La massima espressione della sua eredità artistica è tuttavia lo spettacolare complesso delle 44 statue collocate a cerchio sulla “cavallerizza” del parco di Villa Revedin Bolasco a Castelfranco Veneto, eseguite dal Marinali e dalla sua bottega alla fine del '600 per il giardino della non più esistente Villa Cornaro “al Paradiso”. Alle quali si aggiungono le sei statue erette davanti al Duomo di Castelfranco, dentro le mura, in dialogo non solo con la chiesa ma anche con la attigua casa del Giorgione.
Come per i Bassano e per i Remondini, anche per Orazio Marinali - che collaborava coi fratelli Angelo e Francesco - si impone il concetto di “impresa famigliare artistica”. “Tra il Sei e il Settecento - ha scritto il professor Camillo Semenzato nello storico numero de “L'Illustre Bassanese”, datato 1998, dedicato a Orazio Marinali e la sua bottega - gli scultori Marinali non furono soltanto una famiglia ma una bottega e una scuola.”
Orazio Marinali: Autoritratto, in pietra tenera. Bassano del Grappa, Museo Civico (foto Alessandro Tich)
Forse temprato dalla crudezza del suo lavoro in continua competizione con il marmo e con la pietra, sembra che Orazio non sia stato un gran simpaticone. Il fratello Angelo, che pure lo ammirava, lo descrisse come uno spirito fiero ma dal pessimo carattere. Lo conferma anche il selfie d'autore che conserviamo nel nostro Museo Civico: l'autoritratto del Marinali in pietra tenera, in cui lo scultore non si concede alla memoria dei posteri con un'espressione di circostanza, ma coi lineamenti del volto di un uomo - dallo sguardo truce e dalla mascella volitiva - che appare severo e minacciosamente arcigno, se non persino arrabbiato.
E se sapesse come fino adesso l'amministrazione di Bassano ha perso tempo a cercare di vedere come onorarlo a 300 anni dalla morte, si arrabbierebbe ancora di più.
Quella del 300simo anniversario del Marinali è una delle eterne storie ad elastico che a Bassano continuano a girare attorno alla spirale del tira-e-molla.
In principio era Cunico assieme all'allora direttrice del Museo Casarin, il binomio che tra le tante altre cose aveva anche preparato il terreno per la mostra celebrativa su Orazio Marinali da realizzare quest'anno. Il “concept” (parola che fa tanto figo) originario era quello di collegare l'evento bassanese con la città di Castelfranco Veneto, che detiene lo spettacolo scultoreo di Villa Revedin Bolasco. Una sinergia favorita all'inizio anche dai buoni uffici di Andrea Minchio, l'editore che dà alle stampe “L'Illustre Bassanese”, grande propugnatore della memoria dello scultore da onorare degnamente in occasione dell'anniversario. È un dato certo l'incontro avvenuto tra la direttrice Casarin e Giancarlo Saran, ex assessore alla Cultura e “depositario” del revival del Marinali nella città del Giorgione, per inserire Villa Bolasco negli itinerari di visita collegati con Bassano. Erano state gettate anche le basi per una mostra da allestire a Bassano al Museo Civico, affidata alla curatela di Flavia Casagranda.
Poi però nella nostra città è subentrato il lungo periodo, durato più di un anno, dell'interregno del Museo senza Direttore Scientifico. E il tutto, in qualche modo, si è arenato.
Il 29 febbraio scorso, pochi giorni prima dell'esplosione del virus e del blocco sociale per lockdown e quando aveva ancora la auto-delega di assessore alla Cultura, sul 300simo del Marinali il sindaco Elena Pavan aveva dichiarato in un'intervista a Bassanonet: “Verrà valorizzato un percorso tra Comuni, nel quale si potranno vedere e visitare le testimonianze del Marinali stesso. Bassano ha la statua del San Bassiano, ha l'altare all'interno di San Giovanni; Castelfranco Veneto ha le statue di Villa Bolasco. Verrà creato sostanzialmente un percorso che sarà valorizzato da queste amministrazioni.”
Soltanto che, tra Covid da una parte e mancanza di una programmazione culturale in via Matteotti dall'altra, di questo percorso congiunto per l'anno 2020 tra Bassano e Castelfranco non se ne è fatto più nulla.
Si arriva quindi ai giorni nostri e al neo assessore alla Cultura di Bassano Giovannella Cabion, la quale - rispondendo all'ex suo omologo Giovanni Cunico, che si era arrogato la paternità politica delle iniziative previste per l'anniversario - dichiara in commissione consiliare che al suo insediamento in assessorato “sul Marinali non c'era niente, zero assoluto”. Aggiungendo: “Questo ve lo posso garantire perché siamo partiti velocissimamente. Non c'era nulla di programmato sul Marinali.”
Già: partiti velocissimamente. Del resto alla fine del 2020 mancano poco più di tre mesi, non si può che farlo velocemente. A fine anno infatti, e cioè veramente in extremis, il Comune di Bassano dedicherà una mostra allo scultore, sulla quale ritornerò fra poco.
C'era tutto il tempo, ampiamente prima del Covid, per organizzare un evento celebrativo degno di tale nome e ci troviamo invece con un'amministrazione pubblica che sta cercando affannosamente di recuperare il terreno all'ultimo miglio. E il bello è che quando finalmente Orazio Marinali sarà ricordato dall'amministrazione della sua città, non sarà il primo evento a Bassano dell'“anno marinaliano”. Perché dove fa fatica ad arrivare il pubblico, arriva il privato.
In attesa che a Bassano accada qualcosa, un manipolo di cultori dell'arte, studiosi ed esperti ha pensato difatti di rendere il proprio omaggio al nostro grande concittadino.
Accadrà sabato 3 ottobre, alle 17.30, nel Duomo di Santa Maria in Colle, davanti all'Altare del Rosario con le statue dei santi Caterina da Siena, Domenico di Guzmán, Anna e Gioacchino. Qui si terrà l'incontro pubblico intitolato “Divagazioni marinaliane sulle orme del grande Orazio”. Dopo il saluto dell'arciprete abate don Andrea Guglielmi, l'editore Andrea Minchio parlerà su “La necessità morale di onorare un grande artista, ancora poco conosciuto”.
Claudia Caramanna, storica dell'arte, interverrà su “Orazio Marinali, punta di diamante di una straordinaria bottega di artisti”. La restauratrice Antonella Martinato porrà infine l'attenzione su “Il progetto di restauro della statua di Santa Caterina da Siena in Santa Maria in Colle”, obiettivo primario del piccolo “comitato”.
Seguirà, alle 19, l'inaugurazione della mostra “Omaggio alla bellezza. Orazio Marinali a Bassano, nelle fotografie di Fabio Zonta”, allestita nella Galleria d'Arte Piazzotto Montevecchio, con saluto di Grace Zanotto e presentazione di Maria Luisa Parolin.
La mostra esporrà alcuni intensi scatti dedicati alle sculture di Marinali da Fabio Zonta, rinomato fotografo bassanese, specialista nelle immagini per i cataloghi d'arte.
L'evento è promosso da Galleria d'Arte Piazzotto Montevecchio in collaborazione con “Bassano News” e “L'Illustre Bassanese”, con la Parrocchia di Santa Maria in Colle e con la Pro Bassano. Passando anche dalle parole ai fatti: è prevista infatti una raccolta fondi per il restauro della statua di Santa Caterina da Siena.
Il 300simo anniversario della morte di Marinali alza quindi il sipario a Bassano con un'iniziativa indipendente. Per l'evento “ufficiale” del Comune bisognerà invece attendere fine anno, con una mostra al Museo Civico per il cui “concept allestitivo” è stato incaricato il noto architetto Giorgio Strapazzon, con studio professionale casualmente a Marostica come di Marostica è l'assessore alla Cultura. Nella determina dirigenziale di affidamento dell'incarico non compare più il nome di Flavia Casagranda, che in occasione della mostra dovrebbe far comunque uscire una sua pubblicazione sullo scultore seicentesco. La mostra sarà abbinata ad una “parte espositiva diffusa” che altro non è che la possibilità di ammirare all'aperto le opere di Marinali collocate in centro storico su proprietà pubbliche, parrocchiali e private: palazzo Roberti, pieve di Santa Maria in Colle, chiesa di San Giovanni, piazza Libertà.
Per quanto riguarda invece l'esposizione in Museo Civico, secondo le prime informazioni trapelate, essa sarà strutturata in due sale: una dedicata ai disegni e ad alcuni modellini dell'artista e l'altra dedicata... alle foto di Fabio Zonta delle sculture di Marinali. Cioè alle stesse foto dello stesso autore che i privati presentaranno in anticipo il prossimo 3 ottobre.
Va detto che quella della Galleria di Piazzotto Montevecchio sarà una mostra ridotta, rispetto all'esposizione fotografica in Museo che si annuncia più completa.
Ma in questo confronto a distanza tra privati ed ente comunale, tra Orazi e Curiazi, si percepisce la netta e anzi antitetica diversità di approccio tra l'autentico spirito di iniziativa dei primi, corroborato dalla concreta proposta per il restauro di una statua, e l'affanno di un Comune che sta organizzando “velocissimamente” qualcosa da presentare al pubblico prima che sia troppo tardi, quasi a voler rassicurare il minaccioso autoritratto conservato al Museo: Orazio, ti daremo spazio.
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