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Dino a secco
L'onorevole bassanese Dino Secco “deputato più povero d'Italia”. Dichiarati nel 2015, quando non era ancora parlamentare, “solo” 40mila euro. La senatrice bassanese Rosanna Filippin veleggia sopra i 100mila. Alcune nostre considerazioni
Pubblicato il 04 mar 2017
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Simpatico articolo oggi sul Giornale di Vicenza. Riferisce delle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari italiani. Probabilmente le uniche dichiarazioni che fanno testo, visto che quelle “virgolettate”, e cioè le affermazioni rese alla stampa dai nostri politici a Roma tramite interviste o comunicati, molte volte sono solamente aria fritta.
Ebbene: secondo i dati pubblicati dal sito parlamento.it e relativi alle dichiarazioni patrimoniali di deputati e senatori della XVII legislatura, membri del governo e grandi capi non parlamentari al vertice di partiti, associazioni e movimenti politici, noi bassanesi possiamo preoccuparci del fatto di essere rappresentati nella capitale dal “deputato più povero d'Italia” (così il titolo del quotidiano). “Povero”, si fa per dire: perché ha comunque dichiarato “appena” 40.050 euro, cifra che consente in ogni caso, per usare un eufemismo, di arrivare a fine mese.
Questo è quanto ha guadagnato nel 2015, anno di riferimento delle dichiarazioni 2016, l'onorevole bassanese di Forza Italia Dino Secco. Che in quell'anno, però, non era ancora parlamentare essendo subentrato tra gli eletti alla Camera - nel seggio che fu del decaduto Giancarlo Galan, travolto dall'inchiesta sul Mose - il 27 aprile 2016.
Il deputato bassanese di Forza Italia Dino Secco (archivio Bassanonet)
L'anno prima l'esponente forzista e già sindaco di Solagna, nonché vicepresidente della Provincia di Vicenza, faceva il capo di gabinetto della stessa Provincia a Palazzo Nievo.
Da qui l'entità dei suoi emolumenti, comunque coerenti con le spettanze di un dirigente di un ente pubblico. Sicuramente la sua dichiarazione del 2017, grazie alla “busta paga” di Montecitorio nella seconda parte dello scorso anno, sarà ben più consistente e quella del 2018, con l'attività di deputato a tempo pieno nell'anno in corso, sarà in linea - diecimila euro più, diecimila euro meno - con quelle di tutti gli altri numerosi colleghi di scranno dell'intero arco politico, alcuni dei quali continuano a svolgere, nei ritagli di tempo, anche un'attività imprenditoriale o professionale.
Non preoccupiamoci, dunque: l'onorevole Dino - di cui si vocifera l'aspirazione a diventare sottosegretario nella prossima legislatura qualora andassero elettoralmente in porto, e con successo, le attuali prove tecniche di accordo tra PD e Forza Italia - non rimarrà a secco.
Né tanto meno, per restare in tema bassanese, dobbiamo stare in ansia per la capacità di mettere insieme il pranzo con la cena della senatrice del Partito Democratico Rosanna Filippin: la sua dichiarazione dei redditi 2016, infatti, veleggia sopra i 100mila euro.
101.317 euro di reddito imponibile, per la precisione. Qualcosina in meno dei 104.502 euro dichiarati nel 2015. Ma anche la parlamentare Dem e avvocato, eletta al Senato nel febbraio 2013, è partita economicamente “dalla gavetta”: sempre nel 2013, con riferimento all'anno precedente in cui non aveva ancora staccato il biglietto per Roma, aveva infatti dichiarato “solo” 40.205 euro. Casualmente la stessa entità delle somme guadagnate, nell'ultimo anno pre-parlamentare, da “Dino il povero”.
Un aggettivo che continuo a riportare tra virgolette, ispirandomi sempre al titolo dell'edizione odierna del quotidiano locale, trattandosi di un attributo che stride violentemente con lo status economico di chi “povero” lo è per davvero.
Ma così è, se vi pare. E qui mi fermo, per evitare il rischio di debordare. E cioè di trasformare una oggettiva constatazione di livelli retributivi ben al di sopra della media della capacità reddituale del popolo (reddito medio degli italiani per l'anno d'imposta 2015: 20.690 euro) in un esercizio di qualunquismo sui privilegi della classe politica.
Casta? Non vorrei abusare di questa parola. Costa? Quello sì: ci costa tantissimo.
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