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I giovani, la società e la politica: dopo quella del 24enne Matteo Fabris, nuova lettera al direttore del nostro giovane lettore Diego Chemello. “L’essere giovani non è un valore in sé, il vero valore è essere giovani con dei valori”

Pubblicato il 04-03-2024
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Ah, che bello: Bassanonet luogo di incontro e di confronto delle idee e delle parole dei giovani. Una sorta di Centro Giovanile mediatico.
È diventato il leitmotiv di questi ultimi tre giorni, iniziati con la conferenza stampa di presentazione del candidato sindaco dei ragazzi e delle ragazze della lista civica bassanese “È il momento”, un gruppo che non vuole essere definito come “la lista dei giovani” ma la cui età media è effettivamente molto bassa.
Poi, a seguito proprio di quella conferenza stampa, è arrivata la lettera al direttore del nostro lettore 24enne Matteo Fabris, dedicata al rapporto tra i giovani e la città, la politica e la campagna elettorale, che ha aperto improvvisamente le acque dell’attenzione e della discussione sul tema.

Foto Alessandro Tich

Oggi, e ne abbiamo riferito nell’articolo precedente, sulla lettera di Fabris interviene Matteo Bizzotto Montieni, 35enne e quindi non ancora “in avanti” con l’età, già protagonista negli scorsi anni di esperienze nel campo dell’impegno giovanile.
E sempre oggi è pervenuta in redazione un’altra lettera al direttore, il cui mittente è Diego Chemello, giovane anche lui come si evince dal testo che pubblico di seguito.
Così scrive Chemello nella mail di accompagnamento:
“Vi scrivo la presente per proporvi un mio contributo sul tema giovanile, per me centrale della nostra comunità, che è stato oggetto di alcune riflessioni in questi giorni. Sperando possa contribuire positivamente al dibattito allego alla presente la mia Lettera al Direttore.”
Risponde il direttore di Bassanonet: grazie di cuore.

LETTERA AL DIRETTORE

Il vero valore è essere giovani con dei valori.

Spettabile Direttore,

Credo sia fondamentale affrontare il tema di come i giovani si pongono alla politica ma anche di come la politica si pone nei confronti dei giovani.
Questa vuole essere una riflessione sincera, genuina ed espressione dei miei valori e di quanto creda nello Stato, nella democrazia e nella società.
Parto da un aspetto per me fondamentale e intrinseco nell’essere “giovane” anagraficamente o ideologicamente parlando: i giovani non devono in nessun modo farsi condizionare nelle scelte, sia valoriali che di azione, devono sognare in grande per magari conquistare qualcosa di “piccolo” ma di significativo.
Senza essere idealisti, noi giovani dobbiamo pensare, manifestare e agire con radicalità! Irrompiamo in questa società, facciamo sentire la nostra voce, diventiamo cultori e portatori di innovazione nelle idee e nei modi di agire, non limitiamoci entro paletti fissati da qualcuno prima di noi perché ricorda, i limiti sono fatti per essere infranti.
E qui arriviamo ad un tema profondamente attuale che da anni affligge le democrazie: l’astensionismo. Conseguenza sicuramente di una mancanza di rappresentatività data anche dalla lontananza ideologica e di età, tra coloro che ci dovrebbero rappresentare e noi giovani generazioni. La politica attuale non si ricorda e non si preoccupa di noi giovani è un dato di fatto. Le misure che mette in atto sono poco efficaci e spesso superate ancora prima che vengano applicate.
Quello che chiedo con decisione alla classe dirigente è di essere radicale.
Radicale nelle idee ma anche nelle scelte della platea a cui rivolgere queste misure: non posso e non voglio immaginare una politica incentrata solo sui giovani ma anzi, i giovani devono diventare parte del sistema più complesso Società a cui si rivolge.
Immagino azioni drastiche di sostegno alle nuove generazioni, di tutela e supporto dei più anziani, di attenzione e concreto slancio e valorizzazione di chi viene da molti considerato erroneamente “diverso”, ma che invece ha una spiccata sensibilità e una ricchezza da noi irraggiungibile.
L’essere giovani non è un valore in sé. Il vero valore è essere giovani con dei valori. Questo significa che dobbiamo bramare costantemente la conoscenza, dotarci sempre di nuove competenze, dobbiamo graffiare la vita alla costante ricerca di questo ma sempre consapevoli che ciò produrrà un effetto positivo nella società se e solo se questa ricerca è innervata di valori solidi che abbiamo appreso e fatto nostri con lo studio e il vivere la vita. Riassumo questo dovere e questo diritto in un famoso binomio di un filosofo illuminista: Sapere Aude, osa conoscere, abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza e renditi grande.
Più belle parole di queste non ci sono per rappresentare ciò che un giovane deve ambire a essere e fare della sua vita.
Partecipare non significa solamente candidarsi, ma è molto di più, anzi si può fare molto di più.
Partecipazione è essere cittadini attivi consapevoli che la res pubblica (vi ricorda qualcosa?!) è per l'appunto cosa di tutti motivo per cui è nell’interesse di tutti preoccuparsene e averne cura. Questo è possibile tramite l’attivismo,la militanza, il servizio al prossimo, il volontariato, il giornalismo, il lavoro, l’attività amministrativa e molto, molto altro ancora.
Ambire alla “stanza dei bottoni” potrebbe essere la naturale conseguenza della nostra voglia di conoscenza, competenza e voglia di cambiare ma è un fine eventuale e non un fine necessario.
Concludo la mia riflessione con con le parole di Gaber:

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Con addosso l’entusiasmo di spaziare
senza limiti nel cosmo
è convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà
.

Diego Chemello

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