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La voce nel deserto
In memoriam: Mario Dalla Palma, avvocato e scrittore, spirito libero e appassionatamente polemico della sua adorata Bassano, scomparso all'età di 82 anni
Pubblicato il 04 mar 2014
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Mi aveva cercato al telefono qualche mese fa. Mi aveva chiesto se avevo piacere ad intervistarlo, aveva una gran voglia di dire la sua sulle fronde interne alla maggioranza dell'Amministrazione Cimatti, che lo avevano “nauseato”.
Gli confermai, ovviamente, la mia disponibilità all'intervista. Anche perché lui, riservato com'era e soprattutto nell'ultimo periodo, non concedeva facilmente dichiarazioni pubbliche.
Ero certo, visto l'argomento che sicuramente lo turbava nel profondo del cuore, che avrebbe dato il meglio di quella vis polemica, sincera e disinteressata, che da sempre aveva contraddistinto la sua figura di letterato, di uomo di cultura e di innamorato della città. Qualche giorno dopo lo richiamai, senza ottenere risposta. Mi chiamò quindi lui nuovamente, scusandosi con me per essersi preso un breve periodo di vacanza. E' stato quello il nostro ultimo contatto, forse per la sua malattia che nel frattempo stava andando avanti. Quell'intervista è rimasta nel cassetto, e ora lo rimarrà per sempre: l'avvocato Mario Dalla Palma, classe 1931, è mancato nel tardo pomeriggio di ieri.
Mario Dalla Palma (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Con lui, in un'epoca di ipocrisie di sistema e di conformismi di facciata, si spegne una voce fuori da tutti i cori: una raffinata frusta sulla schiena della classe politica e della società del nostro tempo, di cui sapeva cogliere difetti e debolezze con penna sferzante e ironica intelligenza.
Non le mandava a dire: le diceva e basta, e te le diceva davanti agli occhi.
Era il tratto peculiare del suo carattere difficile, generatore di quella schiettezza che oggi è sempre più dote rara. Scomodo e controcorrente, ma indiscutibilmente libero e appassionatamente vero. Spirito pungente di una città di cui è stata coscienza critica e accalorato cantore: capace di affidare alla stampa, negli anni, memorabili corsivi sui vizi e le virtù della sua adorata Bassano.
Anche il suo profondo antifascismo non era una facciata ideologica, ma una coerente conseguenza della sconvolgente esperienza vissuta quando aveva appena 13 anni, testimone oculare delle impiccagioni in viale dei Martiri del 26 settembre 1944. Quell'Eccidio del Grappa che per sempre ne avrebbe segnato il sentimento di ribellione a tutte le forme di sopraffazione del potere.
Una scorza dura, dietro la quale tuttavia si celava una poetica sensibilità, che emerge nei libri da lui pubblicati come scrittore. E non uno scrittore qualsiasi: il suo romanzo “Un caso di solitudine”, del 1984, ottenne una prima selezione Campiello e il premio selezione Comisso.
E poi ancora altri romanzi, a suggellarne la carriera di autore e pubblicista, parallela alla sua professione di uomo di legge : “Il cervo d'oro” (1986), “Il gioco degli addii” (1990). Con Editrice Artistica Bassano aveva pubblicato nel 1996 “Lettera ad un cane che non c'è più”, nel 2000 “Volti della memoria”, nel 2003 “Velia ed altre storie” e più recentemente “Giovinezza”, assieme all'artista Vito Pavan. E la sua ultima opera, “L'ombra che scende”, ha un titolo che appare quasi come un presagio.
Ben meritato, l'anno scorso, è stato quindi il conferimento a Dalla Palma del Premio Cultura Città di Bassano, il più importante riconoscimento della comunità bassanese. E anche in quella occasione, nell'impettita cerimonia civica per la festa di San Bassiano, l'avvocato-polemista era andato oltre le rigide righe imposte dal protocollo.
Coerente fino all'ultimo con le sue posizioni e “cimattiano” sin dalla prima ora (alla vittoria di Cimatti nel 2009 resta impresso nella memoria il suo strombazzante passaggio sotto il municipio con la bandiera giallorossa e al grido di “Viva l'Italia!”, a bordo della sua A112 azzurro metallizzato), sul palco della sala Da Ponte aveva detto: “Il sindaco di Bassano non lo giudico politicamente. Noi bassanesi questo sindaco lo rimpiangeremo, per le sue doti di chiarezza e onestà.”
Riguardo al premio: “Non me lo aspettavo. Non mi sono mai aspettato premi, non vado mai alle commemorazioni e non porto la cravatta. Siccome un uomo non è un'isola, se sono qui su questo palco è grazie alle decine di persone che mi hanno fatto innamorare della letteratura italiana.”
E ai suoi concittadini: “Cari bassanesi, questo premio non lo date a me. Io qui rappresento chi vuole bene a Bassano.”
C'è tutto Mario Dalla Palma in queste poche parole estratte dal mio blocco degli appunti dell'epoca. Un maestro nell'arte di dire pane al pane: probabilmente una voce nel deserto, che trovava nel conforto dei libri e nello sconfinato amore per la sua città la sua rigenerante oasi.
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