Massimiliano CavalloMassimiliano Cavallo
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Asparago-gate: “Serve più dialogo tra produttori e ristoratori”

Il turione bianco simbolo del bassanese riflette l’equilibrio tra filiera, tempi di raccolta e il legame con il territorio, mentre si apre il confronto tra produttori e ristoratori

Pubblicato il 01-03-2026
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C’è una linea invisibile che ogni anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, unisce la terra del Bassanese alle tavole di tutta Italia.
È la linea candida del turione bianco, uno stendardo che ai piedi del Grappa non rappresenta soltanto un comparto produttivo, ma un autentico ecosistema sociale.
Negli ultimi giorni, però, quel meccanismo che per decenni ha avanzato con passo costante sembra aver incontrato una zona di turbolenza.

Giovanni Scapin, "Doro", ha rimesso il mandato in polemica con l'anticipazione della stagione degli asparagi. Foto Bassanonet.it

È nato così il cosiddetto “asparago-gate”: una vicenda che non mette in discussione la qualità del prodotto, ma invita a riflettere su tempi, modalità operative e, soprattutto, sul valore del dialogo.
Abbiamo deciso di approfondire il tema dando voce ai protagonisti direttamente coinvolti. Al momento siamo in attesa di un riscontro da parte di Paolo Brotto, presidente del Consorzio per la tutela dell’Asparago Bianco di Bassano DOP, al quale abbiamo inviato una richiesta di intervento. Alla pubblicazione dell’articolo, però, non era ancora pervenuta alcuna risposta. Riteniamo che un confronto completo e plurale sia fondamentale per offrire ai lettori un quadro equilibrato della situazione.

Per lungo tempo evocare l’asparago in queste terre significava parlare di tradizione e di ritualità stagionale.
Da San Giuseppe a Sant’Antonio, il turione era il filo conduttore di una comunità intera, capace di tenere insieme campi, ristorazione e produzione sotto un’unica identità.
Per questo motivo, la comparsa anticipata dei primi mazzi non è stata percepita come una semplice variabile tecnica: ha sfiorato l’equilibrio simbolico consolidato nel tempo e che ha sempre unito produttori e ristoratori.
La questione, però, non riguarda la legittimità tecnica, bensì il metodo e la condivisione delle scelte.

Federico Parolin, della Cooperativa Agricola San Zeno, chiarisce la posizione della cooperativa: «Io, devo essere sincero, non condivido la linea del Consorzio e, tra l’altro, a fine novembre ne siamo usciti. Ho avuto modo di confrontarmi più volte con il presidente Brotto, con il quale ci siamo lasciati bene. Gli ho spiegato che, secondo noi, mancano tutele più strutturate e una promozione più efficace».
Parolin aggiunge: «Nessuno sapeva che fosse stata anticipata la marchiatura. Nei disciplinari che ci sono stati consegnati — seppur molto dettagliati — si prevede la raccolta e la marchiatura nel periodo tradizionale compreso tra il 1° marzo e il 15 giugno. È vero che, per ragioni climatiche, è possibile chiedere un’autorizzazione al CSQA, ma sarebbe stato corretto avvisare tutti i soci» e sottolinea che il problema non riguarda la qualità: «Essendo un prodotto identitario e profondamente legato alle tradizioni del territorio, serviva maggiore dialogo tra le parti, più comunicazione avrebbe mantenuto coeso il sistema».
E aggiunge una riflessione sul futuro: «Ho paura che, alla lunga, l’asparago possa perdere parte del suo legame con il territorio. Le tecniche evolvono, ma la tradizione rischia di non seguire il passo del mercato e della commercializzazione».

Sul fronte della ristorazione, Giovanni Scapin, per tutti “Doro”, ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza dei ristoratori bassanesi: una decisione che ha sorpreso molti. Anche nel suo caso il tono è misurato: «Premetto che non ho nulla contro il presidente Brotto né contro i miei colleghi, con i quali vado d’accordo e con cui mi sono chiarito. Parlo a titolo personale». Scapin sottolinea il valore simbolico della marchiatura: «Per me l’asparago deve restare legato al rito stagionale e alla tradizione radicata in questo territorio. Come presidente dei ristoratori, avrei preferito essere avvisato per aprire un dibattito più ampio sul tema».
Respinge l’idea di uno scontro ideologico: «Non è una lotta tra tradizione e innovazione, perché la tradizione non è un dogma. Il punto è la comunicazione: se esiste un periodo definito per il prodotto, è importante rispettarne il senso».
E conclude: «Chiedevo solo un dialogo maggiore. Discutere è importante: si potevano capire le ragioni dell’anticipazione, valutare se fosse necessaria, avere spiegazioni più precise. Il confronto serve a rafforzare il prodotto, non a indebolirlo».

Il dibattito, dunque, non riguarda la qualità dell’Asparago Bianco di Bassano, né la legittimità tecnica di eventuali anticipazioni autorizzate. Al centro c’è piuttosto l’importanza del dialogo tra associazioni e filiera. L’asparago ha un tempo stagionale preciso, che non si esaurisce in criteri tecnici ma affonda le radici nel territorio e nei cicli naturali che da generazioni scandiscono il lavoro nei campi.
Se un tempo i “pomi della discordia” erano altri, oggi il turione stesso diventa simbolo di equilibrio tra spinta del mercato e tutela della tradizione.
La vera sfida per il Bassanese è coniugare innovazione e rito, valorizzando strumenti di comunicazione che permettano a tutti i protagonisti di sentirsi parte di un’unica, grande narrazione. Perché la forza di un simbolo sta nel sapersi rinnovare, pur rimanendo fedele alle radici che lo hanno reso unico.
Alla fine, la domanda che resta è semplice: il prodotto riuscirà a mantenere intatta la sua qualità e il legame con il territorio?

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