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Il Buono, il Bello, il Cattivo
Spaghetti Western post elettorale. Analisi sui risultati delle tre star della ex giunta cittadina che puntavano a trascinare alla vittoria la coalizione di centrosinistra e che siederanno invece sui banchi di minoranza
Pubblicato il 03 giu 2019
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Il risultato delle elezioni amministrative a Bassano del Grappa - e soprattutto la differenza di percentuale tra vincitori e vinti - non ha solamente sancito una svolta totale del consenso dei cittadini rispetto a cinque anni fa, ma ha anche decretato una bocciatura senza appello dell'Amministrazione comunale uscente, che appoggiandosi alla candidatura di Angelo Vernillo aveva puntato a perpetuare la continuità di se stessa.
Tre candidati del centrosinistra in particolare, oltre all'altro pezzo da novanta Oscar Mazzocchin e ovviamente allo stesso Vernillo, portavano in dote cinque anni di esperienza in giunta come asso nella manica per aspirare alla vittoria. Adesso continueranno a frequentare le stanze del Palazzo, ma sui banchi di minoranza.
Il Buono
L'ex sindaco Riccardo Poletto ha lavorato per cinque anni, nel corso del suo mandato, per costruirsi un'immagine pubblica da “sindaco buono”. Non tanto negli atti amministrativi quanto negli atteggiamenti umani. Perlomeno, per quanto ne sappiamo, all'esterno del Palazzo. E posso dire che, almeno su questo fronte, è riuscito nel suo scopo.
Poletto ha sempre improntato il suo fare in pubblico cercando di rappresentare l'incarnazione di quei valori - dialogo, inclusione, apertura, accoglienza - che hanno costituito il mantra della sua coalizione in campagna elettorale. E le ricorrenti vicissitudini della sua Amministrazione - di cui quella del Ponte ha rappresentato solamente il caso più eclatante - non ne hanno scalfito la figura di persona perbene e politicamente corretta nonché di gentleman prestato alla politica.
Scrivo “prestato” perché più di una volta la sua leadership ha dimostrato carenze in corso d'opera arrivando anche a contraddizioni sconcertanti, come l'improvviso dietrofront sulla vicenda Teatro Civico-Polo Museale Santa Chiara.
Eppure, come avevo già scritto in tempi ampiamente non sospetti, se Riccardo Poletto si fosse ricandidato a sindaco avrebbe avuto ottime chance di essere rieletto. Col senno di poi devo oggi ricredermi e riconoscere che si è trattato di una previsione errata.
Ma una sua seconda discesa da protagonista nell'agone elettorale avrebbe comunque ridefinito gli equilibri delle forze in campo. Forse non sufficienti per la riconferma, ma probabilmente utili a ridurre il divario con la coalizione concorrente. Perché - ragionando per esclusione - il sindaco uscente era in realtà l'unico vero cavallo di razza del centrosinistra da far correre in pista per la poltrona più alta di via Matteotti.
Lo sapevano bene i suoi avversari e ne erano coscienti anche i suoi sostenitori: e le facce tristi di assessori e consiglieri di maggioranza alla conferenza stampa di un anno fa in cui aveva annunciato la sua rinuncia a ricandidarsi a sindaco ne sono state l'evidente riprova.
Poi però Poletto ha fatto una mossa, per così dire, azzardata. Anticipandola, peraltro, nella stesso incontro con la stampa in cui aveva comunicato l'intenzione di chiamarsi fuori. Aveva cioè dichiarato di non voler fare più il sindaco “per ragioni di tipo personale ma anche per disturbi non gravi dovuti al livello di stress” affermando tuttavia, al contempo: “Da giugno 2019, sarò a disposizione di questa squadra che ho contribuito a creare, in qualsiasi ruolo.” E così è avvenuto: si è candidato a consigliere come capolista di Bassano Passione Comune, con ovvie probabilità in caso di vittoria di fare l'assessore nella giunta di Angelo Vernillo. Un modo per uscire dal municipio dalla porta principale e rientravi dalla porta di servizio: non proprio quello che ci si attende da un leader che aveva oltretutto annunciato di voler fare un passo indietro.
Domenica 26 maggio ha ottenuto 715 preferenze: non tantissime per un sindaco uscente a fronte di 23.877 cittadini bassanesi recatisi alle urne, ma sufficienti a farne il candidato più votato di tutti. Ed è questa l'unica consolazione che gli rimane.
Nel suo volantino elettorale, con lo slogan “5 anni da Sindaco, alla luce dei fatti”, aveva elencato “i più significativi” tra “i progetti e le molte azioni” che la sua Amministrazione ha intrapreso “per una Bassano migliore”.
Non è servito alla causa. Se si fosse veramente ritirato come Cincinnato, oggi Riccardo Poletto sarebbe l'eroe rimpianto per un sogno sfumato. Ripresentatosi al giudizio degli elettori, si ritrova invece ad essere corresponsabile di una batosta.
Il Bello
Alla categoria dei grandi sconfitti appartiene anche l'ex assessore alla Cultura e alla Promozione del territorio Giovanni Cunico, in quota Partito Democratico.
Già assessore alle Attività economiche nella prima parte del mandato, ha vissuto il periodo più intenso e più visibile del suo ciclo amministrativo proprio dopo l'assegnazione del referato alla Cultura a seguito dell'epurazione dalla giunta, motivata ufficialmente da “dimissioni per motivi personali”, di Giovanna Ciccotti.
In questa veste ha avuto la fortuna di potersi appoggiare - brillando di riflesso - sulle iniziative del direttore dei Musei Civici Chiara Casarin, di cui tutto si potrà dire ma non che non abbia portato a Bassano una ventata di novità e una consistente dose di attivismo, e sul ricco cartellone diffuso e non limitato alla stagione estiva di Operaestate Festival che costituisce una macchina da guerra culturale e di spettacoli a prescindere. Diverse altre cose sono state farina del suo sacco (come ad esempio l'AMA Music Festival, il progetto RAME per gli interventi di “Street Art” sui muri degradati, la riapertura del camminamento del Castello o la nuova cartellonistica turistica in centro storico), ma non necessarie e sufficienti per passare alla storia.
Comunque sia - anche se in una campagna elettorale in cui si è mantenuto prevalentemente in seconda linea rispetto ad altri - Cunico ha ovviamente puntato a riottenere la fiducia dei cittadini, come si legge nel suo santino distribuito nelle case, “dopo 5 anni di impegno come Assessore comunale”. E questo perché, come affermava lo stesso messaggio del volantino di propaganda, per le voci “cultura, crescita, turismo, innovazione, benessere” ci sono “ancora tanti progetti da portare avanti per costruire la Bassano del futuro”. Su un angolino in alto del santino cunichiano, un richiamo fotografico del Rinoceronte di acciaio sulla terrazza di Palazzo Sturm per la mostra di Dürer suggellava il bilancio delle cose fatte o promosse dal suo assessorato, tra le quali non va assolutamente scordato il progetto di digitalizzazione e anche di replicazione delle opere di Antonio Canova conservate al Museo, al centro di una indimenticabile diatriba con il vostro umile cronista, dopo che in un mio (a quanto pare) celebre titolo avevo ribattezzato l'amministratore comunale “L'assessore alla sCultura”.
Ma quello che è stato l'assessore più smart, più social, più technologically advanced e più presente sui media locali assieme al collega vicesindaco Campagnolo in tutto questo quinquennio, ha raccolto poco dalla sua semina.
279 le preferenze ottenute, dietro al più votato Campagnolo e davanti agli altri due candidati del Partito Democratico eletti in consiglio: Chiara Campana, che oggi riveste quel ruolo di “giovane astro nascente del PD cittadino” che era rivestito cinque anni fa dallo stesso Cunico, e Paola Bertoncello. Si tratta sempre di un risultato a tre cifre, e in quanto tale degno di considerazione, ma sicuramente non all'altezza delle aspettative per l'assessore più innovativo e più mediatico della giunta Poletto.
Giovanni Cunico, alla stregua degli street artist che hanno realizzato i due murales in via Tabacco grazie al progetto da lui promosso, voleva lasciare un segno indelebile sulla ideale parete del consenso e della continuità con le cose fatte e da portare ancora avanti sulla direzione del percorso già compiuto. I cittadini però non ne hanno apprezzato il messaggio, tracciando in stragrande maggioranza un altro segno sulla scheda elettorale.
Il Cattivo
In questo nostro Spaghetti Western di analisi post elettorale, l'ex vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Roberto Campagnolo, pure in quota PD, è il “cattivo” della situazione.
Un ruolo conquistato sul campo e non solo per lo stile decisionista e perentoriamente presenzialista con cui ha gestito i cinque anni del suo mandato, mettendo spesso in ombra lo stesso sindaco Poletto. Ma anche e soprattutto per i toni con i quali ha reagito alla sconfitta elettorale della sua coalizione, sugli organi di informazione e sui social.
Ha dichiarato sulla stampa che a causa dei venti politici oggi in auge “il centrosinistra avrebbe perso anche se candidava Obama”, scaricando di fatto la leadership di Angelo Vernillo. Riguardo al Ponte, ha replicato ad alcune dichiarazioni del neo sindaco Elena Pavan invitandola non proprio amichevolmente ad andare “a leggersi le carte”, dando così un primissimo assaggio di quella opposizione “dura” che ha già promesso di fare.
Una reazione veemente ma dal suo punto di vista comprensibile, visto che il restauro del Ponte di Bassano è stato e rimarrà il nervo scoperto del suo mandato.
Che Campagnolo puntasse fortemente sull'immagine positiva dei lavori finalmente portati a termine sulla metà delle stilate lo si evinceva dal suo stesso volantino di propaganda elettorale, in cui era pubblicata una foto del vicesindaco sorridente con un casco da cantiere in testa e il Ponte sullo sfondo. E sinceramente non ricordo, almeno qui a Bassano, un'opera pubblica così impersonificata in un tutt'uno con il suo amministratore di riferimento e oltretutto da cinque anni a questa parte.
“Molta energia impiegata dal primo giorno per il restauro del Ponte degli Alpini - c'era scritto nel santino -. È stato un percorso ricco di ostacoli ma finalmente tutti possiamo vedere i risultati di un lavoro serio.” Tuttavia, sotto il profilo del consenso dei bassanesi, il fatto che negli ultimi mesi le stilate 1 e 2 siano state ricostruite da zero e terminate in tempo utile per presentare la medaglia agli elettori non è servito a nulla.
Il che probabilmente significa che la memoria dei cittadini, riguardo a una vicenda che presenta ancora varie domande senza risposta, non è poi così corta come si ritiene.
E in ricaduta non è servito a nulla, allo stesso Campagnolo, ricordare agli elettori le best practice del suo curriculum da assessore, ricco di numeri e di trofei.
Tra questi, il restauro di Palazzo Sturm, gli alloggi popolari, i lavori alla casa di riposo, gli interventi nei quartieri, San Bonaventura e le Piazze, il rifacimento di via Marinali, il recupero del Giardino Parolini. Tra le medaglie sul petto c'è anche il Museo Santa Chiara, ma su questo soprassediamo. Sul piatto sono stati messi, tra le altre cose, anche “il miglioramento del servizio di raccolta differenziata”, “la nuova politica di conservazione e manutenzione straordinaria degli alberi”, “la creazione del coordinamento di protezione civile Bassano Emergenze” e “la riconversione dell'ex Caserma Fincato a polo di servizi della gestione delle emergenze territoriali”.
Insomma: davvero una gestione dell'assessorato a tutto tondo. E fino all'ultimo, con gli interventi di asfaltatura in piena campagna elettorale e in punti ben visibili della città come piazza Terraglio o il parcheggio del Centro Giovanile in piazzale Cadorna.
Eppure alla fine, con i dati alla mano, il vicesindaco uscente, seppure con 334 preferenze personali, e la sua coalizione sono rimasti asfaltati dall'esito delle urne.
In fin dei conti - e oggettivamente - è emersa a Bassano una democratica voglia di ricambio, su cui la squadra che ha perso ha tutte le giustificazioni per recriminare ma che adesso, altrettanto democraticamente, è tenuta ad accettare e a rispettare.
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