Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 02-10-2012 21:02
in Attualità | Visto 2.430 volte

Tribunale allo yogurt

Il Comitato pro-Tribunale di Bassano rilancia le strategie per salvare il già soppresso Palazzo di Giustizia. Tra cui una proposta di legge di iniziativa popolare per sovvertire il Decreto Severino. Il tutto entro la scadenza del 13 settembre 2013

Tribunale allo yogurt

Foto Alessandro Tich - Archivio Bassanonet

Il Tribunale di Bassano del Grappa è come lo yogurt: ha una data di scadenza.
Che è, per la precisione, il 13 settembre 2013.
Dal giorno successivo - salvo modifiche del Decreto Severino sul riordino della geografia giudiziaria - tutti gli atti, fascicoli e incartamenti che riguardano Bassano e il suo comprensorio dovranno essere trattati nella amatissima Vicenza.
Per sovvertire le carte, e cioè per fare in modo che il Palazzo di Giustizia venga mantenuto in riva al Brenta, resta quindi meno di un anno. Ma bisogna fare presto, perché nel frattempo - come avverte il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Bassano Francesco Savio - “le richieste di trasferimento di magistrati e personale vanno avanti”.
L'allarme viene lanciato nel corso dell'incontro in Sala Martinovich che il Comitato spontaneo per la salvaguardia del Tribunale e della Procura di Bassano del Grappa ha convocato questo pomeriggio per “individuare le opportune e necessarie strategie da adottarsi a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo che sancisce la soppressione del Tribunale e della Procura di Bassano”.
Una riunione a cui, come al solito, sono stati invitati tutti i rappresentanti del territorio, compresi “i sindaci, le istituzioni, le categorie professionali e sociali e i cittadini tutti”.
Facciamo la conta al pallottoliere: sono presenti in sala una quarantina di persone, e per i tre quarti circa sono tutti avvocati.
Il sindaco Cimatti - che pure nel pomeriggio, come riferiamo in un altro articolo, ha trovato il tempo di partecipare alle riprese di “Striscia la Notizia” dedicate proprio alla questione del Tribunale - non c'è, per altri impegni concomitanti.
Ma viene letto un suo messaggio, nel quale “assicura il suo sostegno a qualsiasi iniziativa che verrà decisa nell'incontro".
E gli altri sindaci del territorio? Sono tre in tutto: il sindaco di Cartigliano Germano Racchella, il sindaco di Molvena Franco Fabris e il sindaco di Nove Manuele Bozzetto. Dopo cinque minuti, Fabris si alza e se ne va. Dopo mezz'ora, resta solo Racchella a rappresentare eroicamente la sua categoria.
“Ci troviamo a combattere una battaglia contro l'irrazionalità - esordisce l'avv. Nereo Merlo, motore turbo delle iniziative pro-Tribunale -. Il ministro ha definito il suo decreto “una riforma epocale”, ma non ha affrontato il problema della durata dei processi alla Corte d'Appello e della durata dei processi nei Tribunali di Venezia, Treviso e Padova. Per lei è solo un problema economico, che fa chiudere Tribunali virtuosi come quello di Bassano. Questo governo fa il Robin Hood all'incontrario: ruba ai poveri per dare ai ricchi.”
Spetta però al presidente dell'Ordine forense Savio - reduce da un incontro strategico con il Coordinamento nazionale degli Ordini forensi minori - delineare le azioni da attuare in vista del fatidico 13 settembre.
La prima delle quali è fare in modo che la politica metta in atto - cosa che in Italia, peraltro, è una pratica consolidata - la sottile arte del rinvio.
“Dobbiamo intervenire affinché il Parlamento inserisca la questione dei tribunali nel Decreto Milleproporoghe”, afferma. Sul Decreto legislativo taglia-tribunali gli farà eco, più tardi, l'avv. Roberto Pozzobon: “E' fondamentale prorogare il termine di efficacia.”
Il secondo fronte di azione è ancora e sempre politico e l'avv. Savio, a forza di rivolgersi ai palazzi romani, sembra parlare con la stessa “tattica di convenienza” di un parlamentare.
“La senatrice Casellati - spiega Savio alla platea - ha annunciato alla stampa il suo disegno di legge per salvare il Tribunale di Bassano. Ma la sua iniziativa non basta. Bisogna riuscire ad introdurre Bassano in un disegno di legge che salvi più tribunali, se no i voti non ci sono. La stessa Casellati, che sa fare il suo mestiere, ha votato la mozione Gasparri che impegna il governo a rivedere il Decreto sul riordino delle sedi giudiziarie, visto che a Gasparri non è andata giù la soppressione del Tribunale di Rossano Calabro. Dobbiamo restare attaccati al carretto di Gasparri. Dimentichiamoci che ci salviamo da soli.”
Ma è la terza iniziativa in cantiere la vera novità sull'argomento: si tratta della proposta di legge di iniziativa popolare - promossa dal Comune di Montepulciano (Siena), sede di uno dei 31 tribunali soppressi dal governo - “sulla riforma della geografia giudiziaria” contro il taglio dei tribunali medesimi.
L'interesse per l'iniziativa legislativa toscana sta prendendo piede nelle città dei “tribunalini”, Bassano compresa. “Per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare in parlamento servono 50mila firme - incalza Savio -. Nei 31 tribunali si dovrebbe riuscire a raccoglierle, e lancio un invito ai sindaci perché promuovano la raccolta delle firme nei loro Comuni. Poi i 31 sindaci vanno non da Monti, che non serve a niente, ma da Napolitano a consegnare le 50mila firme.”
Il quarto e ultimo fronte delle azioni del Comitato è un convegno nazionale - che sarà organizzato a Bassano del Grappa entro la fine di ottobre o nella prima metà di novembre - che farà le pulci, con analisi e dati reali, al tanto contestato Decreto Severino.
“Inviteremo i rappresentanti di tutti e 31 i tribunali soppressi, per lanciare un messaggio forte - annuncia Savio -. Gli esperti del CNR mostreranno i dati che confermano le lacune mostruose dei tecnici del ministero. Contesteremo la spending review e l'efficienza del sistema con gli accorpamenti. La Commissione Birritteri ha indicato come “tribunale ideale” quello che ha un bacino di utenza di 367mila abitanti. Mi chiedo come farà il Veneto a creare tre mostri da 900mila abitanti. Affronteremo anche la statistica della sede ospitante. A Vicenza c'è posto? Ci staranno a malapena con Schio, più tutti i giudici di pace.”
Con la difesa dei campanili - altra caratteristica delle istituzioni made in Italy - la questione dei Tribunali soppressi si sta intanto rivelando un magma incandescente: ed è già pronta una montagna di carte bollate per i ricorsi al Tar ad opera degli enti locali che ospitano le sedi giudiziarie staccate, pure tagliate dal governo e che - per la cronaca - sono in tutto 220.
Non è questa, tuttavia, ancora la strada battuta da Bassano e il ricorso estremo alla Corte Costituzionale “per eccesso di delega” è ancora un'ipotesi provvisoriamente chiusa nel cassetto.
Ma l'importante è “tenere alta l'attenzione” - ammonisce ancora Savio che aggiunge: “E' una riforma che nel giro di un anno e mezzo bloccherà la giustizia veneta.”
All'incontro in Sala Martinovich, come già in altre pubbliche occasioni, manca la cittadinanza. Ma è sui i cittadini - come sottolineano per l'ennesima volta i rappresentanti del Comitato - che si abbatteranno le conseguenze della chiusura del Tribunale e del suo trasferimento a Vicenza.
“La fattura dell'avvocato - dichiara il presidente dell'Ordine forense - sarà più alta del 20%, e la pagherà il cittadino.”
Oh, finalmente: questo sì che è parlare chiaro.

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