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“La crisi economica? E' una rivoluzione”
A Palazzo Roberti la presentazione dell'ultimo libro di Tullio Chiminazzo. “E' il momento storico per un vero cambiamento”
Pubblicato il 14 nov 2009
Visto 5.825 volte
“La crisi economica? E' una rivoluzione.” Firmato: Tullio Chiminazzo.
Il consulente d'impresa bassanese, fondatore del Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia, ha preso il toro per le corna e al difficile momento per la nostra economia reale ha dedicato il suo nuovo libro: “Crisi, ricchezza, povertà - Nuovi modelli di sviluppo per affrontare la crisi e costruire nuovi scenari” (editore libreriauniversitaria.it).
E' la sesta pubblicazione dell'autore incentrata sui nuovi fenomeni del mercato e dell'economia globale, e la più disincantata.
Attilio Renato Nertempi, Tullio Chiminazzo e i professori Ulderico Bernardi e Ferruccio Bresolin durante l'incontro a Palazzo Roberti
Convinto - come scrive nel libro - che la crisi in corso “appare condizione quantomai salvifica per cambiare uno stato di cose giunto ormai all'insostenibilità”, Chiminazzo svolge una cruda analisi dell'attuale situazione economica e finanziaria, originata dal crollo delle banche d'affari nel 2008 negli U.S.A., e traccia nuovi possibili progetti e scenari per la proposta di un'economia globale mirata al riequilibrio tra ricchezza e povertà (“le due facce della stessa medaglia”) e fondata sulla “centralità della persona”, sulla “diffusione della conoscenza” e sulla ridistribuzione dei consumi tra il Nord e il Sud del mondo.
Spunti e provocazioni che sono stati al centro dell'incontro di presentazione del volume alla Libreria di Palazzo Roberti a Bassano. Chiminazzo, affiancato dai due storici docenti della Scuola di Etica ed Economia di Bassano - il sociologo prof. Ulderico Bernardi e l'economista prof. Ferruccio Bresolin, entrambi dell'Università Ca' Foscari di Venezia - ha ribadito il concetto a lui caro dell'economia di solidarietà, riveduta e riformulata alla luce degli attuali accadimenti, come base per il cambiamento e per nuovi ed efficienti modelli di sviluppo.
“In tema di crisi, è giusto pensare a una rivoluzione - ha commentato al riguardo il prof. Bresolin - ma deve essere una rivoluzione blanda, che cambia le regole e i modi di comportamento della gente.” “Il vero problema - ha continuato l'economista - è la redistribuzione dei beni, per eliminare fasce di povertà e creare un capitalismo nuovo. Produrre troppo porta alla crisi perché bisogna anche consumare.”
Il prof. Bernardi, citando un vecchio proverbio veneto, ha invece ammonito che “ogni tanto bisogna voltarse indrio”: guardarsi alle spalle, cioè, per capire gli errori commessi in passato. “E' inconcepibile - ha aggiunto - che oggi il prezzo del grano sia dimezzato e il numero degli affamati nel mondo sia invece aumentato del 10%, raggiungendo un miliardo e 300 milioni di persone. E' il sistema che porta ancora oggi il 20% degli abitanti del pianeta a concentrare l'80% dei consumi.” Tra i capitali in circolazione e le esigenze dell'uomo, insomma, la distanza è ancora enorme. “C'è un grande squilibrio - ha affermato Bernardi - tra lo straordinario progresso tecnologico e il mancato avanzamento etico.”
L'incontro a Palazzo Roberti, moderato da Attilio Renato Nertempi, è stato seguito da un folto e interessato pubblico. Non sono mancati, alla fine, interventi e domande: segno di una “crisi storica” che stimola le coscienze non solo degli addetti ai lavori.
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