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Sanità

Sanità veneta: inizia il grande valzer dei direttori

Nuove nomine firmate dal Governatore Alberto Stefano ridisegnano le Ulss: tra strategie, tecnologia e medicina territoriale

Pubblicato il 02-03-2026
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Il 28 febbraio, in Veneto, non è scaduto solo un mese: si è chiusa una stagione.
Con una sequenza di firme attese come un verdetto, il Governatore Alberto Stefani ha ridisegnato la mappa del potere sanitario regionale, muovendo figure chiave su una scacchiera che da tempo cerca un equilibrio nuovo. Non un semplice rimpasto rituale, ma un riassetto che punta a unire l’esperienza dei veterani all'energia dei nuovi incarichi.
All’Ulss 7 Pedemontana, il cambio della guardia segna un passaggio di consegne significativo.

Cambio alla direzione dell'Ulss7, via Bramezza arriva Carretta

Carlo Bramezza lascia Bassano per rientrare "a casa", alla guida dell’Ulss 4 Veneto Orientale, chiudendo un cerchio professionale e territoriale.
Al suo posto arriva Giovanni Carretta, portando una cifra stilistica che promette metodo e rigore.
Classe 1970, infettivologo cresciuto tra le corsie di Padova e Verona, Carretta incarna il profilo del tecnico puro: dalla direzione del Sant’Antonio alla gestione dell’Ulss 3 Serenissima, il suo percorso racconta una progressione chirurgica. In Regione è considerato l’uomo dei processi, capace di leggere i numeri senza smarrire il volto dei pazienti. Viene però da chiedersi se il rigore del metodo riuscirà, da solo, a invertire la rotta dei tempi d'attesa che ancora pesano sulla quotidianità dei cittadini.
Il movimento è corale. Mentre Belluno prosegue con Giuseppe Dal Ben e Treviso accoglie Giancarlo Bizzarri, Venezia cambia timoniere con Massimo Zuin.
È un mosaico di responsabilità che vede Patrizia Benini traslocare verso l’Euganea e Pietro Girardi verso la Scaligera, mentre Paolo Fortuna assume il comando dell’Azienda Ospedaliera di Padova e Patrizia Simionato approda allo IOV. Con gli innesti di Paolo Fattori in Azienda Zero e Paolo Petralia a Verona, la geometria della sanità veneta si rinnova per reggere alla pressione dei bilanci.
Al centro del progetto resta l’infrastruttura digitale del fascicolo sanitario elettronico, piattaforma pensata per far dialogare le Ulss come un unico organismo e accorciare le distanze tra ospedale e territorio. Resta tuttavia da vedere se l’innovazione tecnologica saprà davvero sopperire alla storica carenza di personale che mette alla prova la tenuta delle corsie.
In ultima istanza, il vero giudizio spetterà ai cittadini, che tra i corridoi dei reparti e nelle sale d'attesa devono poter sentirsi sempre sicuri e rispettati.
Perché la salute non è solo un servizio, ma il pilastro che permette a una comunità di guardare al proprio domani con serenità: saprà questa nuova governance garantire quella certezza necessaria per il futuro di tutti noi?

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