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Teresa Cadore: “Senza la moda la vita sarebbe più noiosa”
A tu per tu con la presidente dell'Unione del Commercio. "A Bassano abbiamo sonnecchiato troppo. E' il momento di risvegliare la città con un nuovo progetto"
Pubblicato il 05 lug 2009
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Teresa Cadore è una donna di classe. Cosa inevitabile per una come lei, cresciuta nel mondo della moda.
Da anni, con le sorelle, porta avanti la storica azienda di famiglia i cui negozi sono diventati un punto di riferimento, a Bassano, nel campo della moda, dell'arredo casa e dell'abbigliamento.
Acuta osservatrice dei problemi della realtà locale, impegnata in incarichi pubblici e sensibile ai temi del sociale, è l'attuale presidente dell'Unione del Commercio, Turismo e Servizi del Mandamento di Bassano del Grappa.
Teresa Cadore: "I commercianti sono il vero polso della crisi"
Un importante impegno di responsabilità che divide con le necessità della sua attività di imprenditrice e manager, sempre attenta agli sviluppi e alle nuove emergenze dell'economia.
Dottoressa Cadore, lei come vede la Bassano di oggi?
"Bassano è una cittadina che è sempre stata amata dai bassanesi. Ma negli ultimi tempi, per una serie di motivi noti sul piano locale e nazionale, tutti hanno un po' sonnecchiato. Rischiamo di perdere le peculiarità di questa città, per le quali è molto amata dai turisti. Si vive alla giornata, day-to-day, e invece è il momento di un nuovo progetto per questa città. Dobbiamo decidere se vogliamo rimanere una città carina che subisce la concorrenza di chi, avendo meno di noi, in questo momento ha più energie o se vogliamo giocare tutte le nostre carte."
Ma questo “sonnecchiamento” non può essere dovuto anche al periodo di crisi economica?
“E' un insieme di cose, non è solo un problema economico. Mia madre, che ha tirato su una famiglia e un'azienda quando soldi non ce n'erano, mi ha sempre detto: i soldi sono un problema, ma il problema principale sono le idee e le persone con le idee. Dove ci sono le idee i soldi si trovano. Il nostro punto debole è l'individualità, la difficoltà di mettersi in squadra e fare filiera nel nostro territorio. Qui di persone con idee ce ne sono tante, il grande dramma è costruire la filiera”
Il commercio come vive questo particolare momento?
“Il commercio ha una lente di ingrandimento particolare. Siamo alla fine della filiera, il nostro riferimento è il consumatore finale e ci rendiamo conto di quanto denaro gira. Abbiamo insomma il polso della situazione. Ci sono tuttavia stili di vita che possono creare confusione negli osservatori esterni. Si viaggia molto, ad esempio. Ma i più grandi viaggiatori sono i pensionati, che hanno vissuto il welfare nel suo periodo migliore, hanno tempo e non hanno il problema di far conciliare i famosi “tempi della città” tra famiglia e lavoro. La vera difficoltà è per le famiglie, che devono drasticamente scegliere, per i loro consumi, che cosa comprare e a cosa rinunciare.”
Con l'aria che tira, la moda non rischia di diventare un bene superfluo?
“Ci sono cose molto più superflue che vengono consumate. Pensiamo ad esempio all'estetica: in questo momento il settore ha un incremento. Oppure l'alimentazione, nel senso di andare a cena come momento gratificante. Lì i soldi si spendono. Non c'è un parametro. C'è gente che considera cara una camicia da 90 euro con un tessuto che può essere lavato tutti i giorni, e poi per una bottiglia di vino a 50 euro non fa problemi. C'è molta frammentazione, non c'è un filo conduttore.”
E allora perché la moda continua a avere un mercato, nonostante la carenza di “cash”?
“Senza la moda il mondo sarebbe molto più noioso. La moda ha anche la capacità di rinnovarsi a ogni stagione, dà anche alla persona la possibilità di trasformare sé stessa. Trasformare l'immagine è una cosa che aiuta anche a vivere, ci porta all'interno di avventure diverse. Dentro la moda poi c'è tanta ricerca, ci sono tante teste che girano il mondo. L'Italia all'estero è conosciuta per le sue proposte e gli abiti da uomo italiani nel mondo sono il top. Altro che stile inglese!”
Sempre in tema di moda, qual è il trend 2009?
“Avere del colore nel guardaroba. E' la tendenza principale nell'uomo, ma è bellissima anche nella donna. Per noi donne il nero è sempre una sicurezza, ma vuoi mettere una donna vestita di rosso? Tra le tonalità di tendenza ci sono poi i “nuovi azzurri”, con tutte le variazioni che vanno dal bluette al cobalto.
Per quanto riguarda il “fit”, invece, i vestiti sono molto più asciutti e più aderenti. Anche per l'uomo, che frequenta la palestra per potersi permettere una camicia o una giacca più asciutta.
Per le donne ci sono due tendenze principali: una rivisitazione degli anni '80, con stampe geometriche e linee d'avanguardia e la grande sartorialità degli anni '50, ripresa e reinterpretata dagli archivi dei grandi sarti e atelier dell'epoca.
Per la moda giovane il fit 2009 è aderentissimo, con le linee che esaltano il famoso “lato B”. E poi la lunghezza è più corta. E' il momento in cui gli uomini possono vedere tante belle gambe che girano, e scollature che evidenziano il meglio della femminilità. Possibilmente...al naturale!”.
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