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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
ONU e Unione Africana esprimono preoccupazione per le tensioni in Etiopia
La violenza rischia di degenerare in una guerra regionale tra Etiopia ed Eritrea
Pubblicato il 22 mag 2026
Visto 13.830 volte
Mentre, i due conflitti vicini e purtroppo tragici dell’Ucraina e del Medio Oriente dominano l’attenzione mediatica, altre situazioni sul punto di esplodere rischiano di passare inosservate, come quella nel Corno d’Africa, in particolare in Etiopia.
Il paese è stato devastato dalla guerra nella regione etiope del Tigray, al confine con l’Eritrea, conclusasi con l’accordo di Pretoria, siglato nel novembre del 2022.
Credit: UNICEF Ethiopia/2020/Mulugeta Ayene
Tuttavia, recentemente, le tensioni nella regione etiope del Tigray si sono intensificate notevolmente, minacciando di riaccendere il conflitto tra Etiopia ed Eritrea e di destabilizzare la regione del Corno d'Africa. Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) è coinvolto in una lotta di potere con l'Amministrazione Provvisoria del Tigray (TIA), nominata dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmed nel 2023 nell'ambito dell'Accordo di Pretoria che ha posto fine alla guerra civile (2020 - 2022).
Le forze armate etiopi hanno combattuto una guerra contro i militanti della regione più settentrionale del paese, il Tigray, allora sotto il controllo del Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino (TPLF). Il conflitto è stato uno dei più sanguinosi della storia recente, e secondo alcune fonti, avrebbe causato 600.000 morti e circa cinque milioni di sfollati, attirando l'attenzione internazionale per presunti crimini di guerra, violazioni dei diritti umani e pulizia etnica. Sebbene la guerra si sia formalmente conclusa nel novembre 2022, il Tigray è rimasto in rovina e la sua capitale, Macallè, è stata ceduta al governo federale.
Le relazioni tra i firmatari dell'Accordo si sono deteriorate notevolmente negli ultimi due anni.
Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray accusa il governo federale di non aver rispettato gli accordi relativi al ritorno degli sfollati interni e alla restituzione dei territori contesi, oltre ad aver interrotto i finanziamenti e le forniture di carburante alla regione. Il governo federale etiope, a sua volta, ha accusato il TPLF di collusione con entità straniere, tra cui l'Eritrea e l'esercito sudanese, nel tentativo di destabilizzare il Paese.
Questa situazione ha portato all'esclusione di alcune circoscrizioni del Tigray dalle settime elezioni nazionali previste per il mese di giugno, aggravando ulteriormente lo stallo amministrativo della regione.
Il mese scorso, il governo federale ha prorogato di un anno il mandato di Tadesse Werede a capo dell'Amministrazione Provvisoria del Tigray (TIA), istituita in base agli Accordi di Pretoria. Il TPLF ha respinto la decisione come "unilaterale" e, poche settimane dopo, ha ripristinato l'amministrazione regionale prebellica eleggendo, Debretsion Gebremichael (PhD), come presidente.
Questa divisione interna ha portato a violenti scontri, con le forze allineate al TPLF che hanno preso il controllo di aree chiave del Tigray. L'Eritrea starebbe sostenendo queste fazioni dissidenti del TPLF.
La situazione è ulteriormente complicata dall'attuazione incompleta dell'Accordo di Pretoria, in particolare per quanto riguarda il disarmo delle Forze di difesa del Tigray e la permanenza delle truppe eritree in Etiopia. Questi sviluppi alimentano i timori di una potenziale guerra tra Etiopia ed Eritrea, con conseguenze di vasta portata per la stabilità regionale e la situazione umanitaria.
Gli obiettivi degli Accordi di Pretoria sono di porre fine in modo definitivo alle ostilità nel Tigray, ristabilire l’ordine costituzionale e garantire sicurezza e pace duratura. Prevede inoltre il rifiuto della violenza per risolvere le divergenze politiche, la promozione della riconciliazione sociale, la ricostruzione economica e la risoluzione delle cause politiche del conflitto. Infine, stabilisce meccanismi per affrontare le responsabilità legate alla guerra e per monitorare l’attuazione dell’accordo stesso.
L’inasprimento delle ostilità tra Etiopia ed Eritrea non è una novità. Già nel 2023, si erano acuite quando il Primo Ministro etiope, Abiy Ahmed Ali, aveva manifestato l'intenzione dell'Etiopia di assicurarsi uno sbocco sul Mar Rosso.
L'Etiopia è priva di accesso diretto sul mare dagli anni '90, a seguito della separazione dell’Eritrea dopo una guerra d'indipendenza durata decenni.
Abiy aveva giustificato tale necessità affermando: "Entro il 2030 la popolazione dell'Etiopia raggiungerà i centocinquanta milioni... Una popolazione di centocinquanta milioni non può vivere in una prigione geografica". Queste dichiarazioni sono state accolte con preoccupazione, in quanto preannunciavano un'azione militare contro l'Eritrea.
La violenza rischia di degenerare in una guerra regionale tra Etiopia ed Eritrea. I due Paesi si sono scambiati accuse diplomatiche negli ultimi mesi e ora sembrano aver mobilitato forze al confine. L'Eritrea teme che un Abiy rinvigorito possa tentare di impadronirsi di Assab e Massaua, due porti lungo la costa eritrea, nella sua ricerca di accesso al mare. Dal canto suo, l'Etiopia ritiene che l'Eritrea approfitterà dell'instabilità nel Tigray per lanciare un'offensiva nella regione.
Il giornale etiope The Reporter riporta che il 13 maggio scorso, Mahmoud Ali Youssouf, presidente della Commissione dell'Unione Africana, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, hanno tenuto la decima Conferenza annuale UA-ONU presso la sede dell'UA ad Addis Abeba. In una dichiarazione congiunta hanno espresso profonda preoccupazione per le crescenti tensioni nel Tigray e hanno esortato il governo federale e i leader politici del Tigray a utilizzare i meccanismi stabiliti per affrontare le loro divergenze, sollecitando la piena attuazione dell'Accordo di Pretoria.
Le tensioni nel Tigray possono avere implicazioni significative per l'instabilità e gli equilibri geopolitici nel Corno d'Africa. L’Etiopia è inoltre coinvolta in una disputa politica dal 2011 con Egitto e Sudan a causa della costruzione della Grande Diga del Rinascimento Etiope sul fiume Nilo, che limita il flusso di acqua dolce a valle. Durante la guerra del Tigray, le tensioni tra Etiopia e Sudan si sono riaccese anche la fertile regione di confine di Al Fashaga, con i diritti di governo contesi dall’inizio del Novecento. La disputa è stata esacerbata dal sostegno del Sudan al TPLF e persiste ancora oggi.
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