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Gianluca Pietrosante: «Resto nella coalizione, ma scelgo il Gruppo Misto»
Il consigliere spiega l'uscita da Fratelli d’Italia e conferma il sostegno alla maggioranza: «Una scelta di coerenza». E sulla variante bocciata: «Valutazione tecnica e opportunità politica»
Pubblicato il 05 mag 2026
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Non un passo indietro, ma un cambio di posizione dentro lo stesso perimetro politico. Gianluca Pietrosante, dopo sette anni in Fratelli d’Italia, approda al Gruppo Misto e rivendica una scelta «di coerenza» con il mandato elettorale e con la coalizione di centrodestra che sostiene il sindaco Nicola Finco. Una decisione che si intreccia con il recente voto contrario sulla variante urbanistica di Santissima Trinità.
La rottura con il partito non nasce da divergenze ideologiche, ma da attriti maturati nella gestione locale. Pietrosante parla di un percorso concluso senza strappi formali — il deferimento ai probiviri non ha portato all’espulsione — ma politicamente esaurito. Da qui la scelta di proseguire fuori dal partito, mantenendo però saldo il sostegno alla maggioranza.
Consigliere Pietrosante, il suo addio a Fratelli d’Italia ha ridefinito gli equilibri in aula. Quali sono state le ragioni del passaggio al Gruppo Misto e come definisce oggi il suo posizionamento?
«Il mio addio a Fratelli d’Italia si inserisce in un contesto di evoluzione e maturazione politica personale: sono stato deferito a causa della mia fedeltà a sindaco e maggioranza. Ho affrontato il “processino” difendendomi di fronte a chi chiedeva la mia espulsione, espulsione che non ha trovato riscontro nel giudizio dei probiviri, che ringrazio. Reintegrato nel partito ho deciso comunque di andarmene, continuando sempre a sostenere la maggioranza nell’alveo del centrodestra.»
Guardando al percorso all’interno di FDI, che bilancio si sente di tracciare oggi?
«Il bilancio è positivo: ringrazio il partito di Giorgia Meloni per il percorso fatto. Sono stati sette anni intensi, tra attività militante e istituzionale, che mi hanno permesso esperienze formative in Regione Veneto e all’Europarlamento. L’amicizia e la stima reciproca rimangono, come dimostra anche il fatto che, nel tour di presentazione del mio libro sul calo demografico, sono e sarò ospite anche di circoli di Fratelli d’Italia.»
Il suo “no” alla variante di Santissima Trinità è stato determinante. Si è trattato di una scelta di merito o di un segnale politico nei confronti della giunta Finco?
«Una scelta nel merito. Parliamo di un passaggio da circa 166 metri quadrati a oltre 500: ritenevo non fosse sufficiente l’interesse pubblico a fronte di un intervento di questa portata. La relazione parla di rigenerazione, ma i dati mostrano una operazione di massimizzazione edilizia. Non è un segnale al sindaco, ma una posizione rispetto all’assessorato competente: dinamiche che rientrano nella normale dialettica politica.»
Ha la sensazione che la responsabilità dell’esito della variante sia stata personalizzata su di lei?
«Non penso. Anche con un’astensione il provvedimento non sarebbe passato. Il mio voto contrario è legato anche a una valutazione di opportunità politica: dalla relazione tecnica emerge che tra i professionisti coinvolti figura il fratello e socio dell’assessore competente. Senza entrare nel merito della legittimità formale, credo sia corretto porsi una questione di opportunità rispetto alla gestione del provvedimento.»
In quella seduta si sono registrate astensioni in Lega e Impegno per Bassano, oltre ad assenze in FDI. Che lettura dà di questo quadro?
«Il dato politico è chiaro: i consiglieri di maggioranza che non hanno votato a favore appartengono a quasi tutte le forze della coalizione. Questo indica che le perplessità erano diffuse. Sarebbe stato interessante vedere il voto del capogruppo di FDI, viste le perplessità espresse in commissione, ma purtroppo ha saltato la seduta per impegni di lavoro.»
Il clima politico in aula riflette una maggioranza ancora compatta o emergono differenze di posizionamento?
«La maggioranza resta compatta. Lo dimostra il voto unanime sul bilancio, che è sempre il passaggio più delicato. È fisiologico che su singoli provvedimenti, soprattutto urbanistici, possano emergere differenze, ma tutto rientra nella dinamica politica.»
Dopo il voto ha avuto modo di chiarire la sua posizione con il sindaco?
«Certo, il confronto con il sindaco e i colleghi è costante e quotidiano. Ribadisco la volontà di continuare a lavorare con serietà e responsabilità per la città e il governo cittadino.»
Nei prossimi mesi quale sarà il suo approccio in Consiglio comunale: opposizione o valutazione caso per caso?
«Essendo parte integrante di questa coalizione di governo, manterrò sempre il dialogo con la maggioranza e un approccio costruttivo sui provvedimenti.»
Il Gruppo Misto rappresenta una collocazione stabile o è una fase di transizione verso nuovi assetti?
«In questo momento sono concentrato sul lavoro amministrativo ma presto ci saranno novità che comunicherò nei tempi e nei modi opportuni. Nel frattempo, continuo a lavorare per Bassano e i bassanesi.»
Dalle parole di Pietrosante emerge dunque una linea di condotta chiara: la sua uscita dal partito non coincide con un’uscita dal progetto amministrativo. Al contrario, il consigliere rivendica una lealtà di fondo verso la maggioranza, distinguendo nettamente l'appartenenza politica dal giudizio tecnico sui singoli atti. Il voto contrario sulla variante di Santissima Trinità, in quest'ottica, non va letto come un atto di ostilità politica verso il Sindaco, quanto come l’espressione di profonde perplessità sulla natura dell’opera, sia in termini di impatto urbanistico che di opportunità.
In un equilibrio che resta formalmente solido, saranno d'ora in avanti i singoli dossier — più che i simboli di partito — a misurare la reale tenuta della coalizione. È su questo terreno, fatto di merito e di visione della città, che si giocherà la partita decisiva per il futuro della legislatura amministrativa di Bassano del Grappa.
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