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Sabrina Crapella
Contributor
Bassanonet.it
Una brutta pagella non è un brutto genitore
Con la chiusura delle scuole si riapre il dibattito sui risultati: i voti fotografano solo un momento del percorso dell'alunno e non la qualità del ruolo educativo dei genitori
Pubblicato il 20 mag 2026
Visto 3.244 volte
La scuola sta per finire e, come ogni anno, questo momento porta con sé un misto di attese, bilanci e un po’ di ansia. Tra poco ci saranno le pagelle e, insieme ai voti, tante emozioni.
Aspettative, speranze, dubbi, confronti e sensi di colpa. Chi attende i risultati col fiato sospeso, chi incrocia le dita invocando clemenza per quel mezzo voto in più che salverebbe l'estate, chi già si prepara mentalmente a spiegare, giustificare o difendere.
In molte famiglie questo diventa un periodo delicato in cui si rischia di confondere gli esiti scolastici con il valore personale di un ragazzo o, ancora peggio, con quello di un genitore.
L'insuccesso scolastico genera spesso sensi di colpa nei genitori, ma il ruolo educativo non consiste nel garantire risultati perfetti, bensì nel supportare il figlio nel momento della caduta.
Perché ammettiamolo: quando un figlio va male a scuola, spesso la prima persona che si sente "bocciata" è la mamma o il papà.
Il fallimento scolastico viene troppo spesso vissuto come un riflesso del proprio valore personale, come se i voti fossero una sentenza sulla capacità educativa di una madre e di un padre, come se il debito in matematica significasse :" Non sono stato presente" "Non sono stato abbastanza bravo", “Dovevo aiutarlo di più”.
Ma la pagella non è questo, non definisce il valore di tuo figlio e tanto meno il tuo. Non è un giudizio sul merito di una famiglia. È una fotografia parziale di un momento, influenzato da tanti fattori: metodo di studio, relazione con la materia, stress, dinamiche di classe, cambiamenti personali, motivazione. Ridurre tutto alla qualità della genitorialità è una semplificazione che non regge alla realtà.
La pagella racconta numeri, non emozioni. Non parla dell'impegno, dei piccoli progressi, delle notti insonni, della crescita silenziosa, né di tutti gli espedienti che hai usato per far studiare tuo figlio, per farlo appassionare.
La pagella non misura la pazienza, la resilienza, la comprensione; e soprattutto non misura l'amore che metti ogni giorno nel tuo ruolo di mamma o papà.
Essere un buon genitore non significa avere un figlio con tutti 9 e 10; significa esserci, ascoltare, incoraggiare, anche quando le cose non vanno come speravi, anche se non è un genietto come il figlio della tua amica, anche quando vedi crollare l'immagine ideale di uno studente modello. Non significa crescere figli perfetti, ma figli amati anche nelle imperfezioni, figli che sentono di poter sbagliare, senza che questo cambi l'amore che ricevono.
Essere un buon genitore non significa garantire risultati perfetti, ma offrire condizioni perché un figlio possa crescere, provare e imparare. Significa esserci, non sostituirsi. Significa sostenere, non controllare ogni passo. A volte, proprio l’eccesso di pressione può avere l’effetto opposto: bloccare, anziché stimolare.
Un’insufficienza può diventare un punto di partenza più utile di un voto alto preso senza consapevolezza. Può far emergere difficoltà reali, ma anche modalità di studio da rivedere o ansie da gestire, ed essere l’occasione per fermarsi, capire e ripartire in modo diverso. In questi casi, il ruolo del genitore non è “riparare” il voto, ma aiutare a vedere cosa c’è dietro.
È importante anche uscire dal confronto continuo con gli altri. Ogni figlio ha tempi diversi, punti di forza diversi, fragilità diverse. Ciò che per uno è naturale, per un altro può richiedere più lavoro e più tempo. Questo non dice nulla sul valore della famiglia, ma molto sulla complessità dell’apprendimento e sulle infinite sfumature personali.
Una brutta pagella può diventare un’occasione per rafforzare la relazione. Non quando viene vissuta come una sentenza, ma quando diventa un dialogo: cosa è successo? Cosa è stato difficile? Cosa può aiutare davvero? In questo spazio, il giudizio lascia posto alla comprensione e alla crescita e questo, più di qualsiasi voto, è ciò che davvero resta.
Avete fatto del vostro meglio cari genitori, potete essere fieri di voi.
Anche se la pagella non è da incorniciare o se tuo figlio dovrà ripetere l'anno, anche se i voti non rispecchiano gli sforzi, anche se quest'anno di sforzi non ha proprio avuto voglia di farne.
Forse quest'anno tuo figlio ha fallito, ma non è un fallito!
Imparerà a rialzarsi e troverà la sua strada.
Tu continua ad essere presenza, conforto, guida, quella che resta anche quando tutto vacilla.
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