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Fuoco amico, anzi fraterno
Affondo di Fratelli d'Italia (Giangregorio e Pietrosante) sul caso Gallerie dell'Accademia-Museo Civico. “Mancando un assessore alla Cultura a tempo pieno, a Bassano la cultura è in mano alla Casarin da ormai un anno”
Pubblicato il 22 mag 2020
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Fuoco amico, anzi fraterno. Il titolo questa volta non è farina del mio sacco, ma mi è stato suggerito da un mio fedele lettore, particolarmente sensibile alle questioni della cultura cittadina. Perché ancora una volta, e per l'ennesima volta, è arrivato in redazione un comunicato stampa fortemente critico di Fratelli d'Italia nei confronti dell'amministrazione Pavan, trasmesso in redazione dai due referenti locali del partito Nicola Giangregorio e Gianluca Pietrosante, rispettivamente segretario del Circolo di Bassano del Grappa e responsabile culturale provinciale. Anche in questa occasione i due rappresentanti di FdI - che, lo ricordiamo, fa parte della coalizione elettorale di centrodestra vincitrice alle amministrative di Bassano proprio un anno fa - puntano il dito sulla gestione della politica culturale in città, intervenendo sull'incalzante caso della “Pala di Sant'Anna”, il capolavoro di Jacopo Bassano velocemente restituito alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, a seguito di un'operazione di cui la città di Bassano del Grappa è venuta a conoscenza solamente a cose fatte.
Le argomentazioni di Giangregorio e Pietrosante sono contenute in un comunicato stampa trasmesso ai media nella serata di ieri, che pubblichiamo di seguito:
Foto Alessandro Tich
COMUNICATO
Sulla questione della Pala di Sant’Anna di Jacopo Bassano riconsegnata alle Gallerie dell’Accademia interviene Fratelli d’Italia con il segretario locale Nicola Giangregorio e il responsabile culturale provinciale prof. Gianluca Pietrosante.
“Dopo il nostro ultimo intervento in merito alla politica culturale di Bassano del Grappa, speravamo che i nostri alleati della coalizione che rappresentano la città non dessero il fianco all’opposizione, e non apparissero poco trasparenti con i cittadini. Ahinoi non si è migliorato nulla, dato che progettualità e buon senso sembrino mancare per la gestione del nostro patrimonio culturale. Quando invece si vengono a scoprire quelle poche cose effettuate in ambito cultura tutto sembra aleggiare nel mistero e nell’anarchia.
Questa situazione non fa bene né a Bassano né ai suoi cittadini. Possiamo comprendere che ci siano le cosiddette clausole “ad nutum” per quanto riguarda la gestione di opere d’arte tra i vari istituti culturali, e che quindi la Pala di Sant’Anna dovesse essere restituita alle Gallerie dell’Accademia non appena l’avesse richiesta. Ma per come è stata gestita, la cosa conferma la nostra tesi per quanto riguarda l’attuale (seppur inesistente) politica culturale: manca una comunione di intenti e soprattutto amor patrio”.
Continuano i due referenti: “Per comunione di intenti l’impressione dall’esterno è quella che mancando un Assessore alla cultura a tempo pieno Chiara Casarin faccia inconsapevolmente il bello e il cattivo tempo. Questa situazione a dir poco confusionaria sicuramente ricade a discapito dei bassanesi. Il buon senso insegna che il direttore (in questo caso stiamo parlando di un consulente) dei Musei Civici sia, se non subordinato, cooperante con l’Assessore alla Cultura, cosa che non avviene proprio perché la cultura a Bassano è in mano alla Casarin da ormai un anno. Sfidiamo chiunque a dimostrarci il contrario. Inoltre, si scopre dagli organi di informazione del doppio ruolo ricoperto dalla stessa sia a Bassano, sia alle Gallerie dell’Accademia. Ovviamente non vogliamo insinuare nulla perché crediamo e siamo convinti nella buonissima fede della Casarin e che questo sia semplicemente il frutto di una (ennesima) coincidenza. Dispiace solamente che queste situazioni agli occhi dei cittadini (e anche nel rispetto della Maggioranza e delle Opposizioni) possano far emergere delle perplessità, per questo chiediamo più trasparenza in ogni tipo di operazione, dato che la stessa trasparenza fu un cavallo di battaglia della campagna elettorale. Per amor patrio intendiamo il trattamento che la Pala in questione del nostro Jacopo (diciamo nostro perché Bassano è il da Ponte e il da Ponte è Bassano) ci sia scivolata sotto il naso in quattro e quattr’otto senza neanche organizzare una cerimonia di commiato, dato che la Pala era a Pordenone dall’autunno scorso e non abbiamo potuto vederla neanche per l’ultima volta. Perché, dopo due mesi di chiusura dei Musei Civici causa COVID-19, questa poteva essere l’occasione di attirare cittadini e amanti della cultura di ogni dove per ravvivare il centro, magari cooperando con i commercianti in grave crisi economica e “affamati” di visitatori”.
Concludono i due responsabili: “Chiediamo semplicemente rispetto per la storia, la cultura e l’identità della città di Bassano. Se già l’allora sovrintendente delle Gallerie Giannantonio Moschini nella prima metà del XIX secolo aveva deciso che questo dipinto potesse trovare collocazione nella nostra città, è perché ciò permetteva la lettura dal punto di vista iconografico di quella che era l’evoluzione artistica del nostro Jacopo Bassano, che fu, non dimentichiamolo, protagonista del manierismo italiano dato che l’opera è datata 1541. Forse si poteva perlomeno tentare una strenua difesa dell’opera del nostro genio locale, altro cavallo di battaglia della campagna elettorale andato dimenticato, vale a dire la valorizzazione del “genio loci”. Ma invece, come riporta il comunicato del sito della Galleria, le nostre istituzioni ne sono state addirittura entusiaste”.
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