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Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Pubblicato il 18 mag 2026
Visto 9.238 volte
La vicenda della gita scolastica a Trieste, finita nei giorni scorsi al centro del dibattito politico nazionale, continua ad allargarsi ben oltre le aule scolastiche.
Dopo le interrogazioni parlamentari e le polemiche social, a Marostica è scattata una mobilitazione pubblica a sostegno delle insegnanti della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile”, finite al centro delle contestazioni per il viaggio d’istruzione organizzato con due classi quinte nel capoluogo friulano.
Nel tardo pomeriggio di ieri, in piazza a Marostica, la risposta della cittadinanza non si è fatta attendere. In poche ore oltre 350 persone hanno aderito alla raccolta firme promossa da una rete di associazioni del territorio per esprimere solidarietà al personale scolastico coinvolto nella vicenda. Il banchetto, allestito davanti al Caffè Centrale, è stato organizzato dall’Unione Pastorale Marostica-Pianezze e dal gruppo Marostica per Gaza insieme a numerose realtà associative locali, tra cui Caritas, Agesci, ANPI, CGIL, Tavolo della Pace, Libera Bassano-Marostica e altre organizzazioni del territorio.
Marostica, un’esperienza educativa pensata per far riflettere i bambini sul tema delle migrazioni si è trasformata in un caso politico nazionale.
L’iniziativa nasce dopo il clamore suscitato dalla visita scolastica del 13 maggio scorso a Trieste, durante la quale gli alunni avevano partecipato ad attività di solidarietà rivolte ai migranti presenti lungo la rotta balcanica, collaborando alla distribuzione di cibo e beni di prima necessità insieme ai volontari presenti in piazza Libertà.
Le associazioni promotrici parlano di «preoccupazione per il deteriorarsi della qualità del dibattito pubblico» e contestano apertamente quello che definiscono un attacco alla libertà d’insegnamento e all’autonomia scolastica. Nel comunicato diffuso durante la raccolta firme viene espresso sostegno alle docenti e al dirigente scolastico, sottolineando come il progetto affrontasse temi legati all’educazione civica, ai diritti umani e alla sensibilizzazione verso fenomeni sociali contemporanei.
Nel frattempo il caso continua a produrre effetti anche sul piano politico.
Dopo le prese di posizione di esponenti del centrodestra e l’interrogazione parlamentare annunciata nei confronti del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, è tornata a intervenire la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, prima firmataria di un’interpellanza rivolta alla Giunta regionale e sottoscritta dall’intero gruppo del Pd.
Nel testo dell’atto ispettivo depositato in Consiglio regionale, per fare un punto di «chiarezza istituzionale», viene richiamato come «la libertà di insegnamento è garantita dall’art. 33 della Costituzione e che l’autonomia scolastica è tutelata dalla legislazione vigente».
Attraverso il documento, la consigliera e i colleghi di partito chiamano direttamente in causa i vertici della Regione per capire «se e come la Giunta regionale del Veneto intenda prendere le distanze dalla campagna denigratoria condotta da esponenti della maggioranza di governo nei confronti della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica, delle sue insegnanti e del suo dirigente scolastico».
L’interpellanza entra poi nel merito delle verifiche ministeriali avviate sull’istituto marosticense, riportando quella che viene definita nel documento una «campagna d’odio senza precedenti» nei confronti della scuola, delle insegnanti e degli alunni coinvolti nella vicenda. Nel testo si domanda inoltre «se la Giunta condivida l’iniziativa del Ministero di avviare verifiche ispettive nei confronti di una scuola che ha operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, e se ritenga tale iniziativa compatibile con i principi di autonomia scolastica e libertà di insegnamento».
Nel documento vengono inoltre respinte le accuse di indottrinamento o di presunti condizionamenti emerse nel dibattito politico degli ultimi giorni. L’atto ispettivo sottolinea infatti che «la rotta balcanica è una realtà drammatica e documentata, percorsa da decine di migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni» e che «educare all’empatia e al senso critico su questi temi è non solo legittimo, ma civicamente doveroso».
Il gruppo consiliare chiede infine di sapere «quali azioni intenda intraprendere per tutelare la libertà di insegnamento e l’autonomia delle istituzioni scolastiche venete da indebite ingerenze politiche».
La mobilitazione nata attorno alle insegnanti della scuola di Marostica restituisce l’immagine di una parte della comunità che ha riconosciuto nel progetto educativo un percorso legato all’empatia, alla comprensione delle fragilità sociali e alla volontà di avvicinare i ragazzi a temi complessi attraverso l’esperienza diretta. Parallelamente, però, la vicenda è ormai entrata nel pieno del confronto politico nazionale, dove il dibattito si concentra sul ruolo della scuola, sui limiti dell’attività educativa e sulla tutela dei minori coinvolti nel progetto.
La redazione resta a disposizione per eventuali precisazioni, repliche o rettifiche da parte dei soggetti coinvolti nella vicenda.
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