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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
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Bassanonet.it

Geopolitica

La potenza nucleare come deterrenza: il caso della Corea del Nord

La strategia nucleare di Pyongyang tra deterrenza militare, alleanze internazionali e nuovi equilibri geopolitici globali

Pubblicato il 18 mag 2026
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Nell'ultimo decennio, la Corea del Nord ha intensificato i programmi nucleari e missilistici, aumentando la minaccia nei confronti dei territori considerati ostili dal regime di Pyongyang. In un recente rapporto preparato per il Congresso degli Stati Uniti, le forze nucleari nordcoreane vengono indicate come sempre più capaci di colpire il territorio statunitense, oltre alla Corea del Sud e al Giappone. Secondo la Strategia di Difesa Nazionale statunitense del 2026 queste capacità "starebbero crescendo in dimensioni e sofisticazione e rappresentano un pericolo chiaro e imminente di attacco nucleare contro il territorio americano”.

Le politiche statunitensi e le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno imposto sanzioni alla Corea del Nord, chiedendo l’eliminazione dei programmi di armi nucleari e missilistici balistici in modo "completo, verificabile e irreversibile". Dal 2022, tuttavia, le politiche di Russia e Cina nei confronti della Corea del Nord sono cambiate.

Il leader nordcoreano Kim Jong-un, a destra, ispeziona una base missilistica strategica. [NORTH KOREAN CENTRAL NEWS AGENCY]


Il comandante delle forze statunitensi in Corea del Sud ha dichiarato, nell'aprile dello scorso anno, che in cambio dell'aiuto fornito dalla Corea del Nord nella guerra contro l'Ucraina, «la Russia sta ampliando la condivisione con Pyongyang di tecnologie, competenze e materiali applicabili ai settori spaziale, nucleare e missilistico».

Nonostante una dichiarazione trilaterale di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone sul "fermo impegno per la completa denuclearizzazione della Corea del Nord", il leader nordcoreano Kim Jong-un ha ripetutamente respinto i negoziati sulla denuclearizzazione dopo il fallimento dei colloqui del 2019 con il presidente Donald J. Trump.
Kim Jong-un considera le armi nucleari una "garanzia della sicurezza del regime" e non avrebbe "alcuna intenzione" di rinunciarvi nonostante le numerose sanzioni che continuano a limitare l’economia del Paese.
Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) la Corea del Nord, che ha condotto finora sei test nucleari, l'ultimo dei quali nel 2017, disporrebbe tra le 20 e le 50 testate.

Le ultime vicende internazionali, in particolare l’attacco americano e israeliano all’Iran, sembrano dare ragione al leader nordcoreano, Kim Jong-un, nella sua determinazione a perseguire l’obiettivo — ormai raggiunto — di trasformare il Paese in una potenza nucleare. Malgrado le conseguenze delle politiche del regime sulla popolazione, dal punto di vista della sicurezza il Paese appare pressoché inattaccabile, grazie al livello di deterrenza raggiunto.

Per Teheran, il caso nordcoreano rappresenterebbe la dimostrazione che il possesso dell’arma atomica può fungere da deterrente contro eventuali attacchi esterni. Si tratta di una logica estremamente pericolosa, ma è quello che molti attori internazionali sembrano continuare a perseguire.

Oltre alla deterrenza nucleare, come riportato in un recente articolo di Bassanonet.it, Russia e Corea del Nord hanno firmato nel giugno 2024 un trattato di mutua difesa, entrato in vigore nel dicembre dello stesso anno, che prevede l’assistenza reciproca in caso di aggressione. Questo elemento complicherebbe notevolmente le prospettive di un eventuale confronto militare diretto degli Stati Uniti con Pyongyang.

Alla luce del supporto russo nell'ambito di un patto di mutua difesa, le probabilità di un attacco contro Pyongyang appaiono estremamente basse, anche in considerazione delle conseguenze che ne deriverebbero.

La logica della deterrenza continua a dominare gli equilibri internazionali. L’arma nucleare continua a esercitare un’influenza costante sulla politica mondiale, trasformandosi in uno strumento di pressione strategica e potere geopolitico.
Al momento sono nove i Paesi dotati di armi nucleari: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Tutti hanno continuato intensi programmi di modernizzazione nucleare aggiornando gli arsenali esistenti e sviluppando nuove capacità.

Secondo un rapporto pubblicato nel gennaio 2025 dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma (SIPRI) su un totale globale stimato di circa 12.241 testate nucleari, circa 9.614 si troverebbero negli arsenali militari per un potenziale utilizzo. Di queste, circa 3.912 risulterebbero dispiegate su missili e aerei, mentre le restanti sarebbero in depositi. Circa 2.100 delle testate dispiegate sarebbero mantenute in stato di massima allerta operativa su missili balistici.
Al momento, la Cina avrebbe raggiunto circa 600 testate nucleari e punterebbe a quota 1.500 entro il 2035. La Francia ne avrebbe 290, il Regno Unito 225, l’India 172, il Pakistan 170, Israele 90 e la Corea del Nord 50.

Nel frattempo, secondo quanto riportato da Reuters, il 16 maggio scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a bordo dell'Air Force One, durante il viaggio di ritorno da Pechino, avrebbe riferito ai giornalisti di aver discusso della Corea del Nord con il presidente cinese Xi Jinping durante il loro vertice a Pechino, esprimendo il desiderio di riprendere i rapporti con il leader nordcoreano Kim Jong-un.
Non è ancora chiaro quali aspetti siano stati affrontati nel colloquio tra Trump e Xi. Tuttavia, nei giorni precedenti al vertice di Pechino, si erano diffuse indiscrezioni secondo cui Trump avrebbe potuto chiedere il sostegno della Cina per favorire la ripresa dei rapporti diplomatici con il regime nordcoreano.

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