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Massimiliano Cavallo

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Alunni di Marostica distribuiscono cibo ai migranti: scoppia il caso politico dopo il video virale

Interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia dopo il viaggio d’istruzione a Trieste di due classi della primaria. Sul caso interviene anche la consigliera regionale Pd Chiara Luisetto

Pubblicato il 16 mag 2026
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Una visita scolastica a Trieste si è trasformata in un caso politico destinato ad approdare in Parlamento.
Al centro della vicenda il viaggio d’istruzione di due classi quinte della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica, che durante la permanenza nel capoluogo friulano hanno partecipato ad alcune attività di solidarietà rivolte ai migranti presenti lungo la cosiddetta rotta balcanica.
L’episodio risale al 13 maggio scorso, quando gli alunni, accompagnati dagli insegnanti, hanno preso parte in piazza Libertà a un’iniziativa organizzata da volontari impegnati nell’assistenza ai migranti in transito. I bambini hanno collaborato alla distribuzione di cibo e beni di prima necessità, nell’ambito di un percorso educativo legato ai temi dell’educazione civica e della sensibilizzazione sociale.

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Secondo quanto emerso successivamente, il progetto scolastico avrebbe incluso anche attività esperienziali svolte in classe per aiutare gli alunni a comprendere le difficoltà affrontate dai migranti durante i viaggi lungo la rotta balcanica.
Tra queste anche esercizi raccontati in alcuni video poi rimossi dai social, nei quali i bambini descrivevano percorsi affrontati bendati o scalzi per simulare condizioni di disagio e vulnerabilità.
La vicenda ha rapidamente acceso il dibattito politico nazionale.

Il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine ha annunciato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. In un intervento pubblicato sui propri canali social, Giovine ha spiegato di aver depositato l’interrogazione in seguito a segnalazioni relative alle attività svolte durante la visita scolastica a Trieste. Il deputato ricostruisce un percorso che avrebbe coinvolto gli alunni nella distribuzione di cibo e beni all’interno di un contesto di piazza collegato ai cosiddetti “Fornelli resistenti”, oltre a un’attività definita come un percorso esperienziale volto a farli immedesimare nel cammino di migranti irregolari. Nel suo messaggio, Giovine afferma inoltre che, se quanto emerso fosse confermato, si tratterebbe di un episodio estremamente grave. Il deputato sottolinea anche la necessità di un chiarimento istituzionale, chiedendo al ministro di acquisire informazioni attraverso gli uffici scolastici competenti per verificare attività svolte, soggetti coinvolti, autorizzazioni e modalità di vigilanza.

Nel dibattito sono entrate anche alcune dichiarazioni pubblicate dall’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, che in un video diffuso attraverso i propri canali social il 14 maggio ha parlato di un presunto “lavaggio del cervello” nei confronti dei bambini e della simulazione della rotta balcanica attraverso attività svolte a scuola.

Dichiarazioni che hanno alimentato ulteriormente il confronto politico attorno alla vicenda e alle quali ha replicato la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, intervenuta in difesa del percorso promosso dall’istituto scolastico di Marostica.
Luisetto ha quindi sottolineato il valore educativo dell’esperienza: «Di fronte a una iniziativa educativa di alto spessore civico, costruita all’interno dell’autonomia scolastica e con la condivisione delle famiglie, è vergognoso che l’europarlamentare leghista, Anna Maria Cisint, abbia costruito una campagna via social indegna, che ha dato in pasto bambini e l’istituto scolastico di Marostica agli odiatori seriali».
La consigliera regionale ha poi aggiunto: «Un progetto che fa parte della programmazione di un istituto che conosco bene e che da sempre è attento all’educazione civica, con l’obiettivo di far crescere tra i ragazzi una sensibilità dei diritti umani. Conoscere da vicino, apprendere esperienze di vita dai volontari impegnati nell’assistenza ai migranti che ogni giorno arrivano a Trieste dopo viaggi durissimi, significa acquisire consapevolezza del tempo presente». Infine: «Cisint ha usato tutto il bello di questa esperienza scolastica per gettarlo nel tritacarne, aizzandovi contro il peggio che l’animo umano può esprimere dietro una tastiera.
Si tratta di una strumentalizzazione vergognosa di una politica becera che punta a trarre consenso dall’odio. Non è accettabile mettere in discussione la serietà della scuola. La politica si preoccupi di dare stipendi adeguati agli insegnanti e di realizzare programmi corretti rispetto alla contemporaneità da affrontare per preparare i cittadini del futuro».

Mentre la vicenda continua a dividere l’opinione pubblica, resta un quesito che supera le interrogazioni parlamentari e lo scontro tra i partiti per interpellare direttamente la comunità locale e le famiglie: i bambini di Marostica sono stati coinvolti in un percorso di indottrinamento ideologico precoce oppure si è trattato di un’esperienza di educazione civica coerente con gli obiettivi formativi richiamati nei programmi scolastici?

La redazione resta a disposizione per eventuali precisazioni, repliche o rettifiche da parte dei soggetti coinvolti nella vicenda.

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