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Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
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Politica

Tribunale della Pedemontana: scontro su risorse e organici

Martini accelera sul progetto, Luisetto chiede tutele per organici e tribunali esistenti

Pubblicato il 08 mag 2026
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Torna al centro del dibattito politico veneto il Tribunale della Pedemontana.
A riaccendere la discussione è la risoluzione n. 22 presentata a Palazzo Ferro Fini dalla consigliera regionale Morena Martini illustrata alla presenza del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e del presidente della Commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio. L’iniziativa si inserisce nel percorso della proposta di legge n. 2646 per il ripristino degli uffici giudiziari soppressi nel 2012 tra cui rientra anche quello di Bassano del Grappa.
Per comprendere le diverse posizioni emerse attorno al progetto del Tribunale della Pedemontana, abbiamo raccolto le opinioni della consigliera regionale Morena Martini, tra le principali sostenitrici della proposta, e della consigliera regionale Chiara Luisetto, che chiede invece maggiori garanzie sul piano delle risorse e degli organici.

I consiglieri regionali Morena Martini (Lega) e Chiara Luisetto (PD).


Consigliera Martini, la Sua recente risoluzione ha riportato al centro il tema del Tribunale della Pedemontana, una battaglia che porta avanti da tempo. Qual è oggi la visione politica e amministrativa che sostiene questo progetto?
«La risoluzione nasce da una visione che unisce la dimensione istituzionale e quella territoriale. Il Tribunale della Pedemontana non è un’operazione simbolica, ma un tassello della più ampia revisione della geografia giudiziaria nazionale. Dopo anni di centralizzazione, la linea politica che sostengo punta a restituire ai cittadini una giustizia di prossimità, efficiente e coerente con la realtà socio‑economica del Veneto. Il territorio pedemontano — area ad alta densità produttiva e demografica — ha diritto a servizi che corrispondano alla sua nuova configurazione economica e infrastrutturale. L’obiettivo è ripristinare un presidio dello Stato in una zona che non può più essere considerata periferia, ma motore di sviluppo regionale.»

Per i sostenitori della proposta, un presidio giudiziario in quest’area rappresenterebbe un servizio strategico per cittadini e imprese. Quali sono i benefici concreti che giustificherebbero la riapertura di questa sede?
«La riapertura del tribunale significherebbe tempi più rapidi di risposta giudiziaria, riduzione dei costi di accesso alla giustizia e maggiore tutela per cittadini, professionisti e imprese. Oggi chi vive e lavora tra Bassano, Cittadella e l’Alta Padovana deve rivolgersi a sedi lontane e sovraccariche come Vicenza o Treviso. Avere un ufficio operativo sul territorio facilita la risoluzione delle controversie civili e commerciali e rafforza il senso di legalità diffusa. Per il sistema produttivo — che rappresenta oltre la metà del PIL veneto — significa anche competitività, perché la certezza e la rapidità delle decisioni giudiziarie sono fattori che incidono direttamente sulla capacità di investimento.»

Le opposizioni parlano di un’iniziativa dal forte valore simbolico e con tempistiche "sospette" in vista delle scadenze elettorali. Perché ritiene che questo sia il momento giusto per riaprire il confronto istituzionale?
«Questo è il momento giusto perché, per la prima volta dopo anni, esiste una piena convergenza politica e tecnica: il Consiglio dei ministri ha già approvato un disegno di legge che include Bassano tra i tribunali da riattivare, e in Parlamento il tema è incardinato in Commissione Giustizia. Inoltre, i territori hanno espresso una compattezza senza precedenti, dalle categorie economiche agli enti locali. Non è una manovra elettorale, ma la fase conclusiva di un percorso avviato da tempo. Se si attende ancora, si rischia di perdere la finestra legislativa utile e di vanificare anni di lavoro.»

Il tema delle risorse resta centrale: sindacati e rappresentanti della magistratura segnalano da tempo carenze di personale nei tribunali veneti. Come risponde a chi teme che la riapertura di Bassano possa togliere risorse e organici a sedi già in difficoltà come Vicenza e Treviso?
«Il provvedimento non toglie nulla a nessuno: è concepito a invarianza di carico, cioè senza sottrarre personale ai tribunali esistenti. Il sottosegretario Ostellari lo ha confermato pubblicamente: entro fine anno verranno coperti quasi tutti i posti in pianta organica del Veneto, con nuovi concorsi e la stabilizzazione di oltre 180 assistenti giudiziari e 300 addetti all’Ufficio per il processo. A Bassano arriverà personale aggiuntivo, non distaccato da altre sedi. La Regione, inoltre, ha già manifestato disponibilità a collaborare con il Ministero per eventuali convenzioni di supporto logistico e amministrativo, come già sperimentato in altri tribunali veneti.»

Le critiche dell’opposizione vengono spesso lette come un tentativo di interdizione politica verso l’agenda di governo. Ritiene che ci sia una preconcetta chiusura che impedisce una valutazione oggettiva del progetto, trasformando una riforma dei servizi in una prova di forza tra schieramenti?
«Purtroppo, una parte del dibattito è degenerata in un confronto di schieramento. Dietro alcune opposizioni vedo più la volontà di contraddire la maggioranza che una reale analisi dei bisogni del territorio. Parlare di “tribunalino” o di iniziativa campanilista tradisce una scarsa conoscenza del progetto: si tratta di un presidio che servirà un bacino di circa 500mila abitanti, in linea con i parametri nazionali. Io continuo a interpretare questa battaglia come una questione di efficienza e giustizia sociale, non come una bandiera di parte. L’appello è a superare i veti e a dare finalmente risposte ai cittadini. Ad ogni modo, mi permetta di dire, che non si può sentire che Vicenza dica di no al ripristino di servizi al territorio bassanese. È una vera vergogna.»

A che punto è l'interlocuzione con il Ministero della Giustizia? Esistono già indicazioni concrete sulle risorse economiche stanziate e sul possibile percorso normativo per rendere operativa la riforma?
«Il dialogo con il Ministero è costante. La proposta di legge n. 2646, già approvata dal Consiglio dei ministri, prevede il ripristino di otto tribunali soppressi nel 2012, tra cui Bassano. In Commissione Giustizia si stanno calendarizzando le audizioni e gli emendamenti, con l’obiettivo di portare il testo in Aula entro l’estate. Sul piano delle risorse, il plesso di Bassano — un edificio di 11.000 m² già ristrutturato con 20 milioni di fondi statali — rappresenta un investimento pronto all’uso. Le coperture del personale rientrano nel piano nazionale di assunzioni e stabilizzazioni avviato con il PNRR e confermato per il 2026. L’orizzonte politico e organizzativo, dunque, è concreto: completare l’iter legislativo e rendere operativo il tribunale entro la fine dell’anno prossimo.»


Dall'altra parte, la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto rivendica la coerenza di una posizione che parte da lontano, fin dai tempi del suo mandato come sindaca. Pur confermando il valore del presidio bassanese, Luisetto sposta l'accento sulla necessità di non aprire una "guerra tra territori", chiedendo garanzie granitiche affinché il potenziamento della Pedemontana non avvenga a discapito degli organici, già in forte sofferenza, dei tribunali di Vicenza, Padova e Treviso.

Consigliera Luisetto, qual è la sua posizione sul Tribunale della Pedemontana?
«Ribadisco con fermezza che la mia posizione è sempre la stessa e improntata alla massima coerenza: ho sostenuto questo progetto fin dal 2014. Il Tribunale della Pedemontana è un obiettivo importante, ma lo è solo se serve realmente un intero territorio, se non porta via risorse e dotazioni ad altri tribunali già in gravissima difficoltà e, soprattutto, se la sua istituzione non apre una guerra tra territori vicini.»

Perché il PD insiste sulla questione degli organici prima di ogni altro passo?
«Il mio voto favorevole al progetto di legge nel 2024, presentato dall’allora consigliere e attuale sindaco Nicola Finco, è stato legato all’approvazione di un emendamento preciso: una clausola di salvaguardia per evitare che personale venga sottratto a sedi già in sofferenza. Se Vicenza è sotto organico e non garantisce un servizio efficiente — e i dati ci dicono che lo è — la priorità deve essere rafforzare l’esistente. Chiediamo garanzie granitiche che non venga tolta una sola unità ai tribunali di Vicenza, Treviso e Padova per coprire Bassano. Senza nuove assunzioni, si rischia solo di svuotare un ufficio per aprirne un altro.»

Come valuta l’attuale pressing della maggioranza tra Venezia e Roma?
«Mi chiedo cosa stia facendo davvero il centrodestra: governa a Venezia e a Roma e finisce per sollecitare sé stesso su un progetto che avrebbe già potuto avviare. Il rischio è che tutto si trasformi in un circolo di annunci. Peggio che far aspettare i cittadini c’è il rischio di illuderli, senza chiarire con quali risorse e con quale organico si intenda aprire Bassano.»

Il fronte dei sindaci e delle categorie appare meno compatto rispetto al passato. Perché?
«Perché in questi anni si è persa quella rete di oltre 70 soggetti, tra sindaci e categorie economiche, che inizialmente sosteneva la sfida. Tutto il Thienese e l'Alto Vicentino si sono smarcati da questo progetto, e questo lo ha profondamente indebolito. Inoltre, con l'avvento del processo telematico, molti professionisti oggi temono la frammentazione degli uffici giudiziari più della distanza chilometrica.»

Qual è la strada principale per risolvere l'emergenza giustizia nel territorio Veneto?
«La priorità assoluta resta il rafforzamento dei tribunali esistenti come Vicenza, Treviso e Padova, che sono in forte sofferenza. Bisogna garantire l'immissione di nuove forze e nessun taglio agli organici attuali: non si risolvono i problemi con una semplice redistribuzione del personale esistente.»

Come risponde a chi vi accusa di ostruzionismo?
«L’interesse primario deve essere quello di cercare in ogni modo un equilibrio in un sistema della giustizia in Veneto che è già precario a causa della cronica assenza di personale. Per il tribunale di Bassano è necessario capire con assoluta certezza quali siano le risorse a disposizione e se queste saranno effettivamente aggiuntive, per evitare che vengano utilizzate togliendo ulteriore personale ad altri uffici. Noi continuiamo a lavorare con responsabilità, collaborando dove possibile, ma mantenendo ferma la necessità di garanzie reali per tutto il territorio.»

Maggioranza e opposizione sembrano condividere almeno un punto: la necessità di intervenire su un sistema giudiziario che, tra carenze di personale e tempi lunghi, mostra da tempo segnali di difficoltà. Divergono però le priorità e il metodo. Da un lato, la maggioranza punta ad accelerare il percorso per la ricostituzione del Tribunale di Bassano, ritenuto uno strumento capace di garantire maggiore rapidità nelle risposte della giustizia e un servizio di prossimità per cittadini e imprese dell’area pedemontana. Dall’altro, il Partito Democratico insiste sulla necessità di garanzie preventive riguardo a risorse e organici, chiedendo che il rafforzamento di Bassano non si traduca in un indebolimento dei tribunali già esistenti, ma in un miglioramento complessivo dell’equilibrio del sistema giudiziario veneto.

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