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Il principe Alberto
Crolla l’affluenza ai seggi (- 16,5%) ma il centrodestra tiene e trionfa: Alberto Stefani eletto governatore del Veneto col 64,4% dei consensi. E la Lega, trascinata da Zaia, conquista il doppio dei voti di Fratelli d’Italia
Pubblicato il 24 nov 2025
Visto 18.909 volte
Nessun dubbio, nessuna esitazione.
Il netto vantaggio ha cominciato a delinearsi già dai primi exit poll e ha preso quindi progressivamente forma e consistenza con lo spoglio effettivo dei voti nelle 4.729 sezioni elettorali del Veneto, protrattosi per tutto il pomeriggio e fino a tarda sera e aggiornato in tempo reale nel sito istituzionale del consiglio regionale.
Alla fine, numeri definitivi alla mano, il trionfatore delle elezioni regionali è lui, come da pronostico: il candidato governatore della coalizione di centrodestra Alberto Stefani, 33 anni, enfant prodige leghista, trascinato sulla poltrona che per 15 anni è stata di Luca Zaia dal 64,4 % dei consensi.
Alberto Stefani al voto nel suo seggio elettorale (foto da Facebook / Alberto Stefani)
Stefani ha ottenuto in tutto il Veneto ben oltre il doppio dei voti (1.211.356)
rispetto al candidato governatore della coalizione di centrosinistra Giovanni Manildo che con 543.278 voti si è fermato al 28,9%.
Poco dopo le 17, quando l’esito delle urne è apparso non più “rovesciabile” da eventuali recuperi del suo principale contendente, Alberto Stefani ha pubblicato con ampio anticipo sulla sua pagina social ufficiale una propria immagine con la scritta “Grazie”.
“Grazie Veneti! Con grande emozione ho ricevuto l’onore di rappresentarvi - ha scritto il neo governatore -. Sento dentro di me una forte responsabilità e anche una grande energia. Voglio essere chiaro: metterò al primo posto i bisogni delle persone e sarò il presidente di tutti, anche di chi non mi ha votato. E, insieme alle forze della coalizione, che ringrazio, da domani sarò già al lavoro. Con occhi e cuore solo per il Veneto.”
Una contesa elettorale che il principe Alberto ha vinto in scioltezza e che non ha avuto quindi storia, ma nella quale si inserisce comunque la sorpresa Riccardo Szumski.
Sostenuto dalla sua lista Resistere Veneto, il medico (radiato dall’Ordine per le sue posizioni sui vaccini Covid) ed ex sindaco di Santa Lucia di Piave ha infatti conquistato un 5,1% dei consensi totali - pari a 96.474 voti - indiscutibilmente degno di nota, costituendo la vera novità del panorama politico di casa nostra, con due seggi assegnati in consiglio regionale.
Ben poca soddisfazione, invece, per gli altri due contendenti alla carica di governatore: Marco Rizzo con Democrazia Sovrana Popolare e Fabio Bui con Popolari per il Veneto non hanno superato, rispettivamente, l’1,1% e lo 0,5%.
Ma non di soli aspiranti presidenti di Regione vive la politica.
E il dato politico più rilevante che emerge dal responso delle urne venete è la clamorosa vittoria della Lega nel “derby interno” con Fratelli d’Italia.
I rumors della vigilia davano la Lega in netto calo rispetto a cinque anni fa, a vantaggio del sempre più rampante partito della Meloni.
Niente di tutto ciò. Non solo il sorpasso di Fratelli d’Italia non è avvenuto, ma addirittura la Lega in Veneto ha conquistato il doppio dei voti dei cugini meloniani: 607.220 per la Lega (36,3%) e 312.839 per FdI (18,7%).
In attesa dei dati definitivi sulle preferenze ottenute dai singoli candidati consiglieri, certamente un ruolo fondamentale di calamita dei consensi per il suo partito è stato giocato da Luca Zaia, capolista della Lega in tutte e sette le Province venete.
La schiacciante supremazia della Lega porta cioè la firma di Zaia, di cui si preannuncia un record assoluto di preferenze (quasi 190.000 voti nel momento in cui stiamo scrivendo) e senza il quale oggi parleremmo di altri numeri: sarebbe tuttavia riduttivo limitare l’analisi del boom leghista nei confronti dei Fratelli ad una semplice questione ad personam.
Ma certamente i futuri equilibri in divenire in seno al centrodestra veneto, che erano stati prospettati prima del voto, dopo questo risultato dovranno essere ripensati.
Non dimentichiamo poi la “terza gamba” della coalizione, vale a dire Forza Italia.
C’è ovviamente anche lei sul carro dei vincitori ma non con l’esito sperato.
Ha infatti ottenuto complessivamente il 6,3% dei consensi, ben al di sotto del traguardo fissato dal segretario regionale e capolista Flavio Tosi, che a Bassano come ovunque in campagna elettorale aveva dichiarato che “il partito è in costante crescita e arriverà sicuramente alla doppia cifra”.
Peccato che 6,3 % sia una doppia cifra, ma con la virgola in mezzo.
Infine, ma solo per un veloce raffronto, i due dati-chiave del voto nella circoscrizione elettorale della Provincia di Vicenza.
Anche nella nostra Provincia Stefani ha largamente “doppiato” Manildo: 230.081 voti (67,1%) contro 92.509 (27,0%).
Come pure, nel confronto tra le liste in questo caso alleate, la Lega ha più che “doppiato” Fratelli d’Italia: 119.680 voti (38,7%) contro 57.264 (18,5%), con circa 44.000 preferenze per il solo Zaia.
Come volevasi dimostrare.
L’ultimo dato - che meriterebbe una doverosa analisi a parte - riguarda l’affluenza al voto nel Veneto, crollata al 44,6%, in calo di ben 16,5 punti percentuali rispetto alle regionali del 2020, quando era andato a votare il 61,1% degli aventi diritto.
In altre parole, in Veneto si è recato ai seggi meno di un elettore su due.
È pur vero che nelle altre due Regioni dove si è votato domenica 23 e lunedì 24 novembre - e nelle quali, per la cronaca, hanno vinto i due candidati governatori di centrosinistra - l’affluenza dei votanti non è andata certamente meglio: 44,06% in Campania (- 11,46% rispetto al 2020) e 41,83% in Puglia (- 14,6%).
Ma in termini assoluti, è il Veneto che registra la massima riduzione della partecipazione al voto in confronto alla risposta degli elettori di cinque anni fa.
Ci troviamo di fronte a un sempre più grande distacco della cittadinanza dalla politica regionale che non è solamente dovuto a qualunquismo o a indifferenza e su cui devono ampiamente riflettere sia i vincitori che i vinti.
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