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Demolition Man
Parte a Marostica la riqualificazione del Centro Socio Sanitario Prospero Alpino, per un investimento di 13,5 milioni, da fondi PNRR. All’assessore Lanzarin e al sindaco Mozzo l’onore dei primi colpi di demolizione dell’ex ospedale psichiatrico
Pubblicato il 19 nov 2024
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Si chiama PINQUA. Non è parente della Pimpa di Altan, né di Qui Quo Qua.
È l’acronimo di Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, finanziato dal PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nell’ambito della Missione 5 “Coesione e inclusione”.
Ed è proprio grazie al PINQUA e al PNRR, due sigle strane ma molto utili per gli enti locali, viene reso possibile l’imponente intervento di riqualificazione del complesso dell’ex ospedale di Marostica, ora Centro Socio Sanitario Prospero Alpino.
Foto Alessandro Tich
Al posto di alcuni edifici non più utilizzati e ormai fatiscenti, tra cui l’ex ospedale psichiatrico, sorgerà una nuova “cittadella” residenziale per le persone affette da Alzheimer o da demenza lieve, quindi nella fase precoce della malattia, ma anche per altre categorie sociali. È la prima struttura del genere nel Veneto.
Alla cerimonia di partenza dei lavori sono presenti i vertici dell’Ulss 7 Pedemontana, l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin e diversi sindaci del territorio, che hanno convintamente appoggiato l’iniziativa a livello di Comitato dei Sindaci del Distretto 1 dell’Ulss Medesima.
Doveva esserci, come ospite più atteso, anche il governatore Luca Zaia.
Ma a causa di un incidente stradale è rimasto bloccato sulla Superstrada Pedemontana all’altezza di Montebelluna e non ha fatto in tempo ad arrivare.
Zaia interverrà comunque un’ora e mezza più tardi all’Ospedale San Bassiano, per un secondo appuntamento con l’Ulss 7 di cui mi occuperò in un prossimo articolo.
Il progetto che da oggi vede finalmente la luce, dopo ben sei anni di gestazione, si compone di due interventi distinti e complementari.
Il primo riguarda la completa riqualificazione del fabbricato più ad ovest del complesso, per una superficie coinvolta di circa 2.000 mq.
Al piano terra saranno ricavati degli spazi per servizi commerciali di utilità sia per gli ospiti del centro, sia per la comunità esterna, mentre al primo piano saranno inserite 7 unità residenziali destinate ad alcune categorie sociali “sensibili” (come giovani coppie, studenti, eccetera), a fronte di un loro impegno volontario nei servizi a supporto della struttura.
Nello stesso edificio ristrutturato saranno inoltre ricavati anche spazi per le associazioni di volontariato.
La seconda parte dell’intervento - nonché “cuore” del progetto - prevede invece la demolizione del fabbricato “a ferro di cavallo” collocato centralmente all’interno del complesso, che lascerà spazio ad un nuovo edificato destinato ad ospitare persone affette da demenza e Alzheimer di grado lieve e moderato, dunque prevalentemente autosufficienti o parzialmente non autosufficienti ma in grado di gestire in modo autonomo o quasi autonomo la loro vita quotidiana, se non singolarmente, attraverso relazioni sociali e dinamiche di mutuo aiuto.
Questi nuovi spazi residenziali saranno strutturati in 5 unità abitative indipendenti per complessivi 2.100 mq, ciascuna con cinque posti letto autonomi e con una serie di servizi in condivisione. Il tutto sarà realizzato secondo i più moderni principi di sostenibilità ambientale in ambito architettonico e impiantistico.
Infine, il progetto sarà completato in un secondo momento con la realizzazione di una vasta area scoperta (6.700 mq) adibita a giardini di pertinenza delle unità residenziali, verde pubblico e parcheggi.
Complessivamente, l’area oggetto di intervento è di circa 10.800 mq.
Il tutto per un investimento complessivo di 13,5 milioni di euro, di cui 11 milioni e 830mila tramite fondi PNRR e i rimanenti 1 milione e 670mila tramite il “Fondo per l’avvio delle opere indifferibili DL 50/2022”.
Il termine dei lavori, affidati alla ditta appaltatrice I.Tec Costruzioni Generali del Consorzio Stabile Pedron di Villa del Conte (PD), è previsto per marzo 2026.
Prendendo la parola per primo sul palco, al cui lato campeggia un cartellone con un grande rendering del progetto di riqualificazione, il direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza chiama accanto a lui tutti i sindaci presenti.
“Questo progetto, che oggi parte con la demolizione dell’ex ospedale psichiatrico, è stato fortemente voluto da tutto il Comitato dei Sindaci del Distretto del Bassanese”, afferma il DG motivando il suo invito ai primi cittadini a salire sul palco e sottolineando come il nuovo centro residenziale che verrà, rivolto ai malati di Alzheimer o demenza in forma lieve o iniziale, è stato concepito per “favorirne l’autonomia” e per “ritardarne il più possibile l’istituzionalizzazione”, vale a dire la necessità di ricoverarli in strutture residenziali assistenziali o di cura a lungo termine.
Prima che inizi il suo intervento, sindaco di Marostica Matteo Mozzo invita ad aggiungersi al gruppo già presente sul palco il vicesindaco Valentino Scomazzon.
“Col mio vicesindaco - spiega Mozzo - abbiamo affrontato sempre assieme il progetto fin dagli inizi.” Ovvero “dal 2018”, con “oltre 50 incontri con tre direttori generali dell’Ulss differenti, Roberti, Simoni e Bramezza”.
“Il progetto nasce dalla volontà di recuperare degli edifici in stato di abbandono da 40 anni - continua il sindaco -. Tra questi c’è l’ex ospedale psichiatrico, una vergogna della nostra città. La sua demolizione ha un doppio significato.”
Quindi Matteo Mozzo ricorda il Natale 2020, ma non per il panettone.
È stato allora, infatti, che è uscito il bando del Ministero per le riqualificazioni PINQUA e in quel giorno di festa aveva chiamato l’assessore regionale Lanzarin che gli disse: “Si può fare, ma deve esserci l’accordo con i sindaci.”
“In meno di sette giorni - riferisce il primo cittadino di Marostica - il Comitato dei Sindaci ha richiesto all’Ulss di farsi portavoce alla Regione Veneto della nostra volontà di partecipare al bando. 23 Comuni uniti in un unico intento.”
Tutti insieme appassionatamente, compresi il sindaco di Rotzo Aldo Pellizzari e di Schiavon Mirella Cogo, venuti a mancare, che sottoscrissero quell’accordo e che Mozzo ricorda, suscitando gli applausi dei presenti, con riconoscente pensiero.
Dopo l’intervento del direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’Ulss 7 Pedemontana Eddi Frezza, che spiega in dettaglio i contenuti del progetto che ho anticipato prima, l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin rimarca l’importanza di “una progettualità fortemente voluta da questo territorio e unica, la prima progettualità di questo genere in Veneto”.
“È un intervento di rigenerazione urbana con una vocazione fortemente sociale -continua -, rivolto a una patologia che coinvolge molte famiglie e la maggior parte delle persone anziane. Si è pensato di affrontare le demenze e l’Alzheimer all’esordio della patologia, quando la persona è ancora autonoma. La patologia viene rallentata se messa in condizione di usufruire di servizi in grado di rallentare il decadimento.”
L’assessore Lanzarin plaude quindi a questo “quartiere dedicato” come modello “da allargare a tutta la Regione Veneto”, ringraziando infine i sindaci del territorio “per la dimostrazione di coesione e di visione che hanno avuto”.
Terminati i discorsi, si arriva all’immancabile momento fatidico del gesto simbolico dell’inaugurazione dei lavori.
L’operazione inaugurale, pensata dal Comune di Marostica per l’occasione, prevede la messa in scena dei primi colpi di demolizione dell’edificio dell’ex ospedale psichiatrico con un puntale frantumatore collocato in cima al braccio di una ruspa, da manovrare con uno joystick all’interno della cabina.
Un’anticipazione dei lavori in corso a favore di stampa e Tv che era stata ideata per il governatore Luca Zaia, che a questo tipo di “primi colpi di benna”, col caschetto da cantiere in testa, non si tira mai indietro.
Ma Zaia non c’è e quindi l’onore delle prime picconate pneumatiche per la demolizione del primo muretto esterno dell’edificio spetta all’assessore Manuela Lanzarin che comunque, grazie anche alla “consulenza” di un addetto ai lavori della ditta appaltatrice, riesce a cavarsela.
A grande richiesta, sale poi in cabina anche il sindaco di Marostica Matteo Mozzo, con fascia tricolore addosso e caschetto in testa pure lui, che dimostra ben presto le sue qualità di Demolition Man: due-tre movimenti di assestamento del braccio meccanico e poi…crash!, via un toco de muretto in un colpo solo.
Dopo sei anni di incontri, di trattative e di predisposizione del progetto non è solo un gesto di demolizione ma, per fare rima, anche di liberazione.
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