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Giro attorno al Fondo
Presentata la nuova sezione dell’Archivio fotografico dei Musei Civici dedicata agli oltre 650.000 scatti del Fondo fotografico Cesare Gerolimetto. Partito il grande lavoro di catalogazione del patrimonio d’immagini, col sostegno del Rotary Club
Pubblicato il 05 lug 2024
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“Il Veneto non è una regione, ma un piccolo continente.”
Chi lo dice è Cesare Gerolimetto, conversando con noi cronisti dopo le nostre espressioni di ammirazione per una delle sue foto che stanno girando “in loop” sul maxischermo della sala Chilesotti del Museo Civico.
Lo scatto riproduce un dolce paesaggio collinare con quattro declivi erbosi, ciascuno di un colore verde diverso e con l’azzurro del cielo sullo sfondo a fare da contrappunto. Sembra Umbria oppure Toscana, e invece no. Come ci rivela l’autore, si tratta dei venetissimi monti della Lessinia.
Da sin.: Francesco Bernardi, Barbara Guidi, Nicola Finco, Cesare Gerolimetto, Gio Batta Gottardi, Francesca Boso (foto Alessandro Tich)
E se lo dice lui che il Veneto è un “piccolo continente”, possiamo credergli.
Perché Gerolimetto, che ama definirsi “prima viaggiatore, poi fotografo”, nella sua lunga e onorata carriera i continenti li ha percorsi e li ha fotografati tutti, a partire dal suo storico giro del mondo in camion di 184.000 km compiuto nel 1976 e finito anche nel Guinness Book of Records.
L’inesauribile giramondo dell’obiettivo non si è mai staccato dalla macchina fotografica che lo accompagna fedelmente anche oggi nel suo viaggio quotidiano alla ricerca di immagini da catturare e da trasformare in memoria. E chiunque può testimoniare che quando si incontra Cesare a Bassano, non è mai da solo: c’è anche la sua fotocamera che è parte di lui, in perfetta simbiosi con l’occhio fotografico.
Se l’è portata dietro, e ovviamente la usa, anche in occasione della conferenza stampa che in sala Chilesotti presenta la nuova sezione dell’Archivio fotografico digitale dei Musei Civici dedicata al Fondo fotografico Cesare Gerolimetto.
Come è noto, nel 2022 il grande fotografo bassanese ha deciso di donare alla Città di Bassano del Grappa e ai Musei Civici tutto il suo immenso archivio di immagini.
L’importante notizia era stata annunciata dallo stesso autore all’inaugurazione della mostra antologica “Cesare Gerolimetto. Viaggio sentimentale” a Palazzo Sturm, organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione col Rotary Club Bassano del Grappa.
Un lascito a dir poco mastodontico: con i suoi oltre 650.000 scatti, il Fondo si compone di circa 300.000 fotografie digitali e di circa 350.000 diapositive analogiche, oltre a una messe di negativi e di medio formato.
L’archivio di immagini comincia a costituirsi proprio nel 1976, l’anno di partenza del giro attorno al mondo compiuto in due anni e sette mesi da Gerolimetto, assieme al giornalista e fotografo Daniele Pellegrini, a bordo del camion Iveco 75 PC 4x4 ribattezzato “Pigafetta”.
Dal 1986, poi, il “prima viaggiatore, poi fotografo” bassanese inizierà la sua carriera di fotografo professionista, collaborando con importanti riviste nazionali ed internazionali e partecipando a numerose mostre e pubblicazioni.
Il Fondo documenta pertanto i numerosi viaggi dell’artista dello scatto in giro per l’Italia e per il mondo, con particolare interesse per il suo “piccolo continente” natale e cioè il Veneto.
Un patrimonio composto principalmente da paesaggi, istantanee di viaggio, “street photography” e fotografie di beni artistici e architettonici, colte sempre con uno sguardo particolare e nell’attimo fuggente delle condizioni di luce più adatte: con Cesare Gerolimetto persino una fototessera per il passaporto diventerebbe presentabile.
Ma, come dice il saggio: non puoi avere una stanza bella e sontuosa se prima non l’hai messa in ordine.
E così, in questi mesi è partito il grande e impegnativo lavoro di inventariazione, digitalizzazione e catalogazione informatizzata del Fondo Gerolimetto con l’obiettivo di garantirne la conservazione e promuoverne l’accessibilità.
Grazie ancora una volta al sostegno del Rotary Club Bassano del Grappa che si è posto “in affiancamento” - come sottolinea la direttrice Barbara Guidi - ai Musei Civici bassanesi, si è provveduto ad un primo intervento di inventariazione e riordino di 29.447 foto digitali e alla digitalizzazione di 2.103 diapositive analogiche.
Attualmente 204 fotografie sono già disponibili per la visualizzazione online sul sito dei Musei Civici.
Grazie al contributo del Rotary Club l’operazione - resa possibile da un’avanzata dotazione di computer di ultima generazione, pure donata dal club service cittadino - è stata seguita dalla dottoressa Francesca Boso, una giovane professionista specializzata in catalogazione e archiviazione digitale.
Il progetto si inserisce nell’ampio programma di attività dei Musei Civici che da qualche anno riservano una particolare attenzione al mondo della fotografia e ai suoi grandi maestri. Accanto alle importanti mostre sui protagonisti dell’arte fotografica del Novecento (ricordo le ultime due dedicate a Ruth Orkin e a Dorothea Lange), la fondazione dell’Archivio fotografico digitale dei Musei Civici e la catalogazione informatizzata del Fondo Gerolimetto segnano una tappa fondamentale nella storia delle collezioni cittadine.
Si tratta di un primo passo verso l’allargamento delle raccolte di questa straordinaria forma d’arte, a partire dall’opera di uno dei più affermati fotografi bassanesi e oserei dire anche italiani.
Nel suo primo ingresso da sindaco al Museo Civico, Nicola Finco si complimenta per l’intervento di catalogazione informatizzata “a garanzia che il lavoro fatto resti un tesoro a futura memoria della città”.
Finco rimarca anche che “la fotografia è memoria” ma non lo è quella scattata col telefonino, che viene immagazzinata nel dispositivo mobile e prima o poi cancellata.
Poco dopo Gerolimetto gli darà ragione.
“Quella del Fondo Gerolimetto - afferma la direttrice Barbara Guidi - è una delle più importanti acquisizioni dei Musei Civici degli ultimi decenni e riguarda il più importante fotografo bassanese e del Bassanese dopo Andrea Fasoli che già documentava per immagini la città nella metà dell’Ottocento.”
“Noi lavoriamo per preservare questa testimonianza che è fondamentale per il nostro territorio - prosegue -. È un lavoro complesso ma grazie all’affiancamento del Rotary Club Bassano del Grappa abbiamo raggiunto tre obiettivi: la salvaguardia e valorizzazione di questo patrimonio, la possibilità data a una giovane professionista di organizzare e digitalizzare l’Archivio fotografico e l’aver posto le basi per l’organizzazione sistematica dell’Archivio fotografico del Museo.”
“La catalogazione rappresenta il passaporto di ciascuna immagine - conclude Barbara Guidi -. La fotografia è un’arte che ci apre gli occhi sul nostro presente. Senza la fotografia la nostra vista sarebbe molto più limitata.”
“Ringrazio la struttura pubblica che ha accettato il mio archivio - dichiara Cesare Gerolimetto -. Le mie foto sono una memoria del tempo. Concordo con il sindaco, quelle scattate col telefonino non sono fotografie, ma “fotofanie” che non restano, destinate ad essere dimenticate o cancellate.”
L’operazione è partita nello scorso mese di ottobre ma, come rivela Gio Batta Gottardi, da pochi giorni “past president” del Rotary Club Bassano del Grappa, la decisione di sostenere la catalogazione del Fondo Gerolimetto è stata presa dal suo direttivo ancora nel luglio dell’anno scorso, nei primi giorni della sua presidenza di durata annuale.
“Il nostro Rotary Club compie 69 anni - afferma Gottardi -. La nostra storia è stata contraddistinta dall’amore per la città e dal rispetto per le nuove generazioni, centrato anche attraverso il rispetto della memoria, da tenere viva. L’archivio Gerolimetto è una formidabile macchina di valorizzazione della memoria.”
“Siamo partiti con questa avventura, l’abbiamo conclusa e continueremo a condividerla”, assicura il nuovo presidente del Rotary Club Francesco Bernardi, confermando l’impegno a proseguire l’affiancamento del club service nell’iniziativa.
The end. Fine della conferenza stampa in sala Chilesotti.
Tutti i relatori si pongono davanti al tavolo a disposizione di cronisti, cameramen e fotoreporter per lo scatto fotografico conclusivo che non può mancare.
E così, con i nostri umili telefonini e in condizioni di luce ovviamente precarie, immortaliamo il momento con una fotofania di gruppo.
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