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Ci mancava Radetzky
Vi spiego perché nella pagella dell'amministrazione comunale di Bassano c'è scritto “storia: insufficiente”
Pubblicato il 21 gen 2021
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Rullino i tamburi. In quell'inedito home video del Comune di Bassano del Grappa che martedì 19 gennaio ha celebrato in streaming la cerimonia di San Bassiano in versione distanziamento da Covid-19, non sono mancate anche la sigla di apertura e quella di chiusura, eseguite dai musicisti dalla Filarmonica Bassanese, ciascuno dei quali collegato dalla propria abitazione. All'inizio sono state suonate le note dell'Inno di Mameli, alla fine quelle della Marcia di Radetzky (Radetzky-Marsch) di Johann Strauss padre.
Si tratta della più famosa marcia militare del repertorio asburgico, contraddistinta da un ritmo e da una musica travolgenti: non a caso, dopo “Sul Bel Danubio Blu”, viene immancabilmente eseguita dai Wiener Philharmoniker come bis del Concerto di Capodanno di Vienna, col pubblico che batte le mani in eurovisione seguendo il tempo scandito dal direttore d'orchestra.
Ma il Comune di Bassano del Grappa non è il Musikverein di Vienna e per un'amministrazione a trazione leghista come quella di Bassano, con riconosciute presenze venetiste in maggioranza, non si tratta propriamente di una scelta azzeccata.
Fonte immagine: Facebook/Città di Bassano del Grappa
La Marcia di Radetzky venne infatti composta da Strauss senior per celebrare la riconquista austriaca di Milano ad opera del feldmaresciallo e comandante dell'esercito imperiale Josef Radetzky, dopo i moti rivoluzionari del 1848. Radetsky, tra le altre cose che ne contraddistinsero la lunga vita e carriera militare, fu anche il condottiero della riconquista austriaca del Veneto, tolto di mano all'esercito sabaudo, con un'avanzata militare che da Verona portò al bombardamento e alla resa di Vicenza il 10 giugno 1848, in quella che viene ricordata come la “Battaglia di Monte Berico”.
Ma non solo: fu pure lo stratega dell'assedio che segnò l'immatura fine della Repubblica di San Marco di Venezia, costituita solamente l'anno prima a seguito dell'insurrezione anti-austriaca della città, la quale dovette arrendersi stremata dalla fame e da un'epidemia di colera (da qui i celeberrimi versi dello scledense Arnaldo Fusinato: “Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca...”).
La biografia del maresciallo austriaco, ma di origini boeme, è lunga e complessa e in quanto tale affidata ai libri di storia. E accanto alle medaglie conquistate sui campi di battaglia, che gli riservarono però anche delle sconfitte come quella di Goito, di lui gli storici ricordano anche la opprimente e repressiva gestione dell'amministrazione del Lombardo-Veneto, di cui fu nominato governatore da un ancora giovane imperatore Francesco Giuseppe. Visto dunque con occhi italiani e soprattutto veneti, l'ispiratore della Radetzky-Marsch altro non è stato che il capo militare e quindi il ferreo prefetto di una potenza occupatrice, di cui vanno riconosciuti, ma non certo celebrati, i trascorsi bellici.
Suonarne la Marcia a Vienna fa parte della tradizione di una grande capitale che deve i suoi fasti, ma anche il suo eterno fascino, all'Impero Asburgico. Suonarla a Bassano del Grappa rappresenta invece una nota stonata, sufficiente a far ruggire di rabbia el Leon. Certamente l'idea è stata quella di eseguire per la giornata del Santo Patrono una musica di atmosfera festosa da Capodanno viennese, ma nella pagella dell'amministrazione comunale di Bassano, già sotto tiro per la gaffe del tentativo di conferimento della cittadinanza onoraria all'esule istriana Egea Haffner, c'è scritto “storia: insufficiente”.
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