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L'ingegno veneto dalla @ alla zeta

Inaugurata al Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar di Romano d'Ezzelino la “Galleria del motorismo, mobilità e ingegno veneto”, anteprima della futura mostra al Polo Museale Santa Chiara di Bassano. “Il Veneto è la Silicon Valley italiana"

“Nel secolo scorso, le statue sono state erette ai dittatori: Mussolini, Hitler, Stalin, Mao, Saddam Hussein, Castro. Ora, in questo secolo, mi piacerebbe che venisse eretta una statua ad un Doge.”
Il conte Giannino Marzotto - il “pilota in doppiopetto”, vincitore di due Mille Miglia e di due gare in Formula 1 - non ha mai peli sulla lingua, anche in un'occasione diplomatica come l'inaugurazione di una mostra. L'inaugurazione in questione è quella della “Galleria del motorismo, mobilità e ingegno veneto”, a lui intitolata, che da oggi e per i prossimi due anni occuperà gli spazi del Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar di Romano d'Ezzelino.
L'ingegno veneto dalla @ alla zeta La prima auto italiana di Enrico Bernardi (1894) Il raid Roma-Tokyo di Arturo Ferrarin Gassificatore (1941) La @ della Serenissima Visita alla mostra Visita alla mostra Visita alla mostra Visita alla mostra Visita alla mostra Modello del primo dirigibile italiano del conte Almerico da Schio Le prime sospensioni della storia (Fausto Verantio, 1595) Primo motore a benzina del mondo (Enrico Bernardi, 1882) Visita alla mostra Marco Polo, "cicerone" della rassegna Taglio del nastro Apertura della mostra Apertura della mostra
Il presidente della Fondazione “Museo dell'Automobile” Nino Balestra, il sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo e il conte Giannino Marzotto

La stessa mostra che, moltiplicata per dieci, sarà il nucleo permanente della Galleria dedicata ai primati e alle invenzioni del “genio veneto” che sarà allestita nel futuro Polo Museale Santa Chiara a Bassano.
“Il Veneto è la Silicon Valley italiana” - aggiunge Marzotto, presente al taglio del nastro assieme al presidente della Fondazione “Museo dell'Automobile” Nino Balestra e al sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo.
Un omaggio all'epoca dei Dogi, da parte del conte Giannino, che non è casuale: perché l'ingegno veneto imparò a diffondersi nel mondo sin dai tempi della Serenissima.
Al punto che l'ingresso della mostra è dedicato all'Arsenale di Venezia, la fabbrica delle navi della Repubblica di San Marco, industria-simbolo della mobilità sotto l'insegna del Leone Alato.
E c'è anche Marco Polo: in veste di guida “virtuale” della rassegna. Un percorso espositivo - immortalato in parte dalla nostra photogallery - che ci accompagna attraverso i primati dell'ingegno, dell'inventiva e del coraggio di casa nostra: dalle prime sospensioni della storia, inventate dal veneziano Fausto Verantio nel 1595 al primo motore a benzina del mondo (1882) e alla prima auto italiana(1894), entrambi frutti dell'ingegnosa mente del veronese Enrico Bernardi.
Passando per il primo dirigibile italiano, copyright del conte Almerico da Schio, e per le figure dell'insigne ingegnere di Solagna Bartolomeo Ferracina, dell'ing. Luigi Negrelli, progettista del Canale di Suez, e della contessa veneziana Elsa Albrizzi, prima donna al mondo presidente di un Automobil Club e pilota di corsa.
C'è il gassificatore degli anni '40, usato per la carenza di benzina in tempo di guerra, e un angolo dedicato al raid Roma-Tokyo del thienese Arturo Ferrarin.
E via così, attraverso i protagonisti della mobilità e del motorismo - compresi i piloti Omobono Tenni, Sandro Munari, Luca Badoer, Miki Biasion, il team di Formula 1 Benetton e industrie in prima linea come Fiamm, Ceccato, Laverda e Aprilia - per arrivare al vicentino Federico Faggin, inventore del microchip e all'impressionante motopropulsore Ferrari F40 GT/E curato dal “mago dei motori” padovano Michelotto.
Fino all'ingegno artigiano del team “Breganze Motociclette Italiane”, che costruisce ai giorni nostri motociclette ispirate agli storici modelli della Laverda.
E a proposito: lo sapevate che la @, usata per mandare miliardi di email in tutto il mondo, è nata in Veneto? E' un'altra delle tante scoperte che si possono fare visitando la mostra.
“Nel 1971 - spiega un pannello della rassegna, corredato di immagine di un documento della Serenissima - la Difesa americana doveva trovare una lettera diversa da tutte le altre al fine di comunicare fra i primi computer del Pentagono. Scopersero che fra il 1400 e il 1500 le lettere commerciali della Repubblica di Venezia usavano spesso la @ come unità di misura indefinita, quella che oggi indichiamo come un “tot”. Da vent'anni è il segno più diffuso nel mondo, simbolo della massima mobilità del pensiero”.
L'ingegno veneto, applicato al motorismo e alla mobilità, è tutto qui: racchiuso in questa incredibile mostra che lo racconta dalla @ alla zeta.

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