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Il fantasma dell'Opera
Analisi del trionfo di Niccolò Ghedini, eminenza grigia di Forza Italia, trascinato alla vittoria dai voti della Lega al collegio uninominale per il Senato di Bassano del Grappa
Pubblicato il 05 mar 2018
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Un fantasma si aggira per Bassano del Grappa.
È l'avvocato Niccolò Ghedini, eminenza grigia di Forza Italia, senatore uscente, candidato al Senato nel collegio uninominale di Bassano per la coalizione di centrodestra, rieletto a Roma con il 51,98% dei consensi grazie soprattutto alla messe di voti conquistati dalla Lega. Come il fantasma dell'Opera, protagonista dell'omonimo romanzo e musical teatrale, è un personaggio dalle mille abilità: nessuno lo vede ma attorno a lui si alimentano storie e leggende, “appare” solo a chi vuole lui e lavora incessantemente nei sotterranei e nei cunicoli di quell'Opera che lui stesso ha contribuito a costruire. Nella fattispecie, l'impianto legislativo dei provvedimenti e documenti politici emanati da Forza Italia soprattutto quand'era al governo.
Per fare in modo che il suo seggio senatoriale venisse riconfermato è stato assegnato al giudizio del nostro collegio elettorale, evidentemente ritenuto sicuro dai suoi: hanno avuto ragione. Al netto della sua pluriennale, e ben ripagata, carriera di legale al fianco di Silvio Berlusconi - sulla quale si sono sprecati fiumi d'inchiostro -, porta privilegiata di accesso alla carriera politica, Ghedini si è presentato nel collegio uninominale Bassano 06 (ma anche nel collegato listino proporzionale al collegio plurinominale Veneto 02) non certo con le credenziali, per così dire, di parlamentare-modello. Lo sanno infatti oramai anche i sassi del Brenta che nella passata legislatura ha raggranellato il record negativo, e probabilmente imbattibile, di assenze in Senato: oltre il 99%.
Niccolò Ghedini (fonte immagine: liberoquotidiano.it)
La sua assenza sistematica nell'aula di Palazzo Madama è stato il tormentone della campagna elettorale del suo competitor di centrosinistra, nonché senatore uscente del PD, Giorgio Santini. Che sul fatto di essere stato invece un “senatore presente” ci ha coniato anzi lo slogan stampato suoi suoi omonimi, distribuiti ai gazebo elettorali.
E anche la candidata del PD all'uninominale per la Camera Rosanna Filippin, che pure cinque anni di Senato se li è portati a casa, non ha mai perso l'occasione in campagna elettorale per sottolineare la pratica assenteista dell'avversario di centrodestra.
“Una campagna - sottolineavano Filippin e Santini nell'ultimo comunicato stampa congiunto prima del silenzio elettorale - che seppur breve ha messo in luce la differenza tra chi è presente, ascolta e può farsi carico delle esigenze del territorio, e chi invece come l’onorevole Ghedini pensa che Bassano del Grappa sia solo una città paracadute per un posto in parlamento.”
Ebbene: il paracadute non solo si è aperto, ma ha sfruttato le correnti ascensionali del ciclone Lega per adagiarsi dolcemente sul campo di atterraggio nella capitale.
Relegando il Partito Democratico, superato nel nostro territorio anche dai 5 Stelle, a un tristissimo ed anonimo volo low cost nelle retrovie.
L'elezione con maggioranza semi-bulgara dell'avvocato Ghedini - senz'altro favorita dalle nuove modalità del Rosatellum 2.0 proprio per il non eccelso risultato del suo partito Forza Italia - rappresenta un caso molto interessante degli attuali meccanismi di espressione del consenso popolare. Perché il fantasma dell'Opera, in campagna elettorale, ha fatto di tutto per confermare la sua aura di uomo invisibile.
Si è degnato di presentarsi pubblicamente a Bassano una sola volta, nella famosa serata al Ca'7 for Vips only. A promuovere quell'incontro riservato ai simpatizzanti era stata nientemeno che l'assessore regionale Elena Donazzan, che solo qualche settimana prima aveva lanciato al mondo il suo lamento per la sua esclusione dalle liste di Forza Italia. Arrivando persino a dire che anche nel suo partito “le donne sono state usate ed anzi, abusate al solo scopo di far scattare un uomo in più nei listini”. E a definire la cosa “uno scandalo che si aggiunge a quello delle liste precompilate e slegate dal territorio”.
Ogni riferimento a candidati paracadutati da fuori è puramente casuale.
E - guardacaso - a quella serata pro-Ghedini organizzata e moderata dalla Donazzan non tutte le testate giornalistiche locali erano state invitate. Compreso Bassanonet, evidentemente inserito nella lista nera dei media non graditi all'assessore veneto.
Al di là di come sono poi andate le cose nelle urne elettorali, peggio per lei e per Forza Italia: avrei comunque ascoltato e appuntato con attenzione quello che l'illustre candidato aveva affermato nell'occasione per poi riportarlo ai nostri lettori.
E così, di quel poco di Ghedini che si è materializzato nella nostra città, ne abbiamo potuto conoscere ancora meno.
L'investitura dell'avvocato ai piani alti della scheda elettorale nel collegio di Bassano ha generato discussioni anche nella sua parte politica e qualcuno, nell'ambito locale del partito di Berlusconi, ha dichiarato apertamente il proprio mal di pancia nei confronti di questo candidato all'uninominale arrivato da un altro pianeta. Ma tutte queste cose - dall'assenteismo in parlamento alla scarsa considerazione per gli organi di informazione, fino all'evidente scollegamento con la realtà bassanese - non hanno avuto il benché minimo effetto sull'esito finale della consultazione. Un elettore su due, all'interno della cabina, ha diretto la matita copiativa sul riquadro con i simboli della coalizione di centrodestra, Lega ampiamente in primis, tutti collegati uninominalmente al Senato al nome di Niccolò Ghedini. Che porta in cascina la bellezza di 178.948 voti complessivi.
La qual cosa fa emergere due aspetti della questione incontrovertibili.
Il primo aspetto è appunto la prevalenza del simbolo di lista sul nome.
Una circostanza favorita anche dall'intricata commistione uninominale-proporzionale del Bordellum-Rosatellum che ha consigliato agli elettori di tracciare la “X” sul solo simbolo prescelto, rispetto alle tre opzioni possibili, per evitare di invalidare la scheda.
Ma anche e soprattutto incoraggiata dal fatto che alla gente, evidentemente, interessa di più quello che quel simbolo implica nel votare “per” un programma e “contro” qualcuno. Ciò che è stato importante per l'elettore medio della Lega e del centrodestra in generale è, da una parte, fare in modo che si realizzino le promesse lanciate dalla coalizione.
A partire dalla Flat Tax associata, nel programma leghista, anche alla “pace fiscale” per le cartelle esattoriali sotto i 100mila euro: sempre che il centrodestra abbia l'incarico di governo, che riesca ad attuare una simile rivoluzione e che soprattutto l'Europa gliela permetta di fare. Nel qual caso sarò il primo a promuovere il Movimento delle tre S: Salvini Santo Subito. Dall'altra, obiettivo dell'elettore di centrodestra è stato creare un consenso sufficiente a mandare Renzi alla rottamazione. Cosa, quest'ultima, che già oggi si è concretizzata. Se poi a rappresentare quel simbolo e quel programma è Tizio oppure Caio, è una questione di secondaria importanza. Anche se il Tizio della situazione detiene il record negativo di assenze in Senato.
Secondariamente, la rielezione dell'avvocato di Berlusconi in parlamento abbatte definitivamente un luogo comune della politica, che si rivela superato: e cioè quello del candidato che deve essere “rappresentativo del territorio”. Ghedini sta a Bassano come Cicciolina sta al convento delle Orsoline. Ma ciò non ha inficiato minimamente il risultato delle urne. Perché questa storia del politico che a Roma deve difendere le istanze del territorio che lo ha eletto, eredità dell'era democristiana, è un aspetto che interessa i soli “addetti ai lavori”: sindaci, amministratori pubblici, categorie economiche, associazioni professionali. Non certamente il popolo, per le ragioni enunciate poc'anzi.
Mi si potrà obiettare che l'altro eletto del centrodestra all'uninominale nel nostro collegio, l'ex sindaco di Cartigliano Germano Racchella alla Camera, corrisponde proprio all'identikit del candidato “territoriale” che conosce a fondo i problemi del comprensorio.
È vero, ma è una casualità. Alla luce dei risultati elettorali, se al suo posto avessero candidato Pinco Pallo la coalizione avrebbe vinto lo stesso.
E così, dalle rive del Brenta e dintorni, Niccolò Ghedini inizia il suo nuovo viaggio nella XVIII legislatura. Ma, per carità, anche per rispetto ad alcuni suoi predecessori degli anni che furono, non chiamiamolo “il senatore di Bassano del Grappa”.
È un senatore della Repubblica, casualmente catapultato in questo collegio che ne ha decretato la rielezione. Quale sarà il suo incarico parlamentare o di governo, dipenderà dalle tante incognite che l'esito generale del voto deve ancora risolvere, dipanando le fosche nebbie all'orizzonte dopo queste elezioni con due vincitori che non hanno i numeri per governare da soli. Sicuramente rimarrà a svolgere il ruolo di massimo e fido consigliere di Berlusconi nel collegio che meglio rappresenta la sua storia professionale e politica: quello di Arcore. Con la speranza che il fantasma dell'Opera, sotto il profilo dell'occupazione fisica del seggio riconquistato a Palazzo Madama, si metta finalmente all'opera.
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