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Batterio killer. L'Ulss: “Niente processi sommari”
I vertici sanitari incontrano la stampa sul caso dei decessi al San Bassiano di tre pazienti infetti dal batterio Klebsiella Pneumoniae. “Si trattava comunque di pazienti già gravi”. Il virologo: "Contro i germi multiresistenti non abbiamo armi"
Pubblicato il 05 mar 2012
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“Abbiamo ritenuto come amministrazione di fare il punto esatto sulla vicenda. L'evoluzione dell'informazione ci è sembrata piuttosto preoccupante, rispetto ai dati oggettivi di quanto accaduto.”
Il direttore generale dell'Ulss n.3 Valerio Alberti, di fronte a una selva di taccuini e telecamere, convoca una conferenza stampa per dare chiarimenti e precisazioni sulla notizia che tanto clamore ha suscitato nelle ultime ore.
Un clamore inevitabile: visto che si tratta della morte in tempi ravvicinati di tre pazienti, che erano ricoverati nello stesso reparto - ma non nella stessa stanza - di Gastroenterologia all'ospedale di Bassano del Grappa, e che sono deceduti per infezione da Klebsiella Pneumoniae, un batterio “multiresistente”- resistente cioè ai farmaci - già presente in altri ospedali e rilevato e isolato per la prima volta al “San Bassiano”
Il direttore generale dell'Ulss 3 Valerio Alberti, il prof. Giorgio Palù e il primario di Gastroenterologia Gaetano Mastropaolo durante la conferenza stampa (foto Alessandro Tich)
“Faccio due premesse - esordisce Alberti -. La prima è la vicinanza ai familiari e parenti delle persone decedute, che per noi è una regola. Ogni decesso, per l'Azienda e per il personale sanitario, è un insuccesso, indipendentemente dall'aver fatto tutto quanto era possibile fare. Ogni anno, all'ospedale di Bassano, muoiono 700 persone. La seconda premessa è la ricerca delle cause, secondo i nostri princìpi di chiarezza e trasparenza.”
“Nessuno è esentato da responsabilità - continua il direttore generale -, ma pretendiamo rigore, non processi. Niente processi sommari, perché parliamo di drammi, per i familiari e per chi cura. I fatti riguardano dei ricoveri avvenuti nel mese di gennaio, e dei decessi accaduti nel mese di febbraio. Oltre all'immediata segnalazione al Ministero, abbiamo immediatamente attivato gli organismi interni e cioè il Comitato Infezioni Ospedaliere con il suo gruppo di sorveglianza.”
La notizia della scoperta e dell'isolamento del germe letale, correlata ai tre decessi, era stata diffusa con un comunicato dalla stessa Ulss venerdì 2 marzo (notizie.bassanonet.it/cronaca/10478.html).
“Avvertivamo all'interno dell'ospedale - riferisce Alberti - la preoccupazione della popolazione. Giravano voci di un'“epidemia”, che assolutamente non esiste. Ecco il perché della decisione di diffondere la notizia, dando l'esatta informazione di quanto successo.”
Il virologo: “Da 20 anni non si producono nuovi antibiotici”. L'origine dei batteri “multiresistenti”
Assieme al direttore generale e ai vertici ospedalieri - il direttore sanitario Cristina Beltramello, il direttore del Dipartimento Servizi Ospedalieri Chiara Berti e il primario di Gastroenterologia Gaetano Mastropaolo - c'è anche il prof. Giorgio Palù, professore ordinario di Microbiologia e Virologia e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova.
Il prof. Palù, uno dei massimi esperti del settore, opera presso il Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecniche Mediche dell'ateneo patavino.
“Di infezione si muore, nonostante i sensazionali progressi della medicina - afferma il docente -. Ogni anno ci sono 50-60 milioni di morti nel pianeta per malattie infettive. I germi sono con noi, co-abitiamo con loro, e la Klebsiella è un “enterobatterio”: fa parte cioè della flora del nostro intestino. In alcuni casi però, i germi endogeni diventano virulenti e soprattutto resistenti agli antibiotici. La “multiresistenza” dei batteri è stata scoperta una ventina di anni fa negli USA. E da oltre 20 anni l'industria farmaceutica non ha più scoperto, o tiene nei cassetti, nuovi tipi di antibiotici.”
“I pazienti, in ambiente ospedaliero, sono trattati con antibiotici - sottolinea ancora il prof. Palù -: immunodepressi, trapiantati, persone anziane, pazienti con malattie croniche eccetera. L'uso di questi antibiotici ha reso il batterio “multirestistente”: è resistente cioè a tutto. La Klebsiella - chiamata “Pneumoniae” perché provocava delle polmoniti - è stata descritta per la prima volta più di 10 anni fa a New York.
Poi è stata isolata in Europa, Cina, India, Italia, con casi continuamente riportati nei pazienti più fragili e quindi più a rischio, ad esempio nelle rianimazioni o nei centri di trapianto. Succede, è inevitabile.”
Il batterio “mutato”, spiega ancora il professore, dall'intestino va in circolo e provoca batteriemia o setticemia, per le quali “la mortalità è di oltre il 50% nel mondo e non abbiamo più armi.”
Che cosa fare, dunque? “Attivare la sorveglianza, come è stato fatto a Bassano - risponde il prof. Palù -. Controllo, disinfezione e sterilizzazione dei locali, fumigazione degli ambienti. Nonostante la sanità sia di eccellenza, è un problema che può verificarsi qui come in tutto il mondo.”
“Si trattava comunque di pazienti gravi con patologia seria”
“Il Comitato Infezioni Ospedaliere, e il suo gruppo operativo - specifica in conferenza stampa la responsabile della direzione medica del San Bassiano dr.ssa Berti -, è allertato ogni qual volta ci sono riscontri di “germi sentinella”, con significativi possibilità di infezione all'interno dell'ospedale. Le misure prevedono l'isolamento dei pazienti e la bonifica degli ambienti con cui i pazienti sono stati in contatto.”
“E' partita subito la segnalazione dei tre eventi alla Regione e al Ministero, ai fini del rischio clinico - aggiunge la dirigente medica -. E' stato compiuto il monitoraggio all'interno dell'ospedale, secondo i protocolli previsti, e abbiamo ulteriormente allertato la sorveglianza mirata alla terapia intensiva, dove si trovano i pazienti più fragili. I germi vengono trasmessi col contatto. Per questo, oltre all'isolamento dei pazienti, abbiamo provveduto alle previste misure di controllo del personale addetto alla loro assistenza.”
I vertici sanitari, sollecitati dai giornalisti, intervengono anche sulle informazioni riportate dalla stampa secondo le quali - come affermato dai parenti di almeno due dei tre pazienti deceduti - i loro congiunti non erano malati gravi, ovvero malati “a prognosi infausta”, come dichiarato dall'Ulss, e cioè in condizioni tali da favorire l'aggressione del batterio killer.
“Si trattava comunque di pazienti gravi con patologia seria - replica il direttore generale Alberti -. Questo è indiscutibile.”
“I pazienti - dichiara in merito il direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia dr. Gaetano Mastropaolo - erano ricoverati in reparto con una grave malattia di fondo e cioè una neoplasia maligna in fase di metastasi, non più operabile, per la quale erano stati trattati nei sei mesi precedenti. Avevano avuto un'ulteriore recidiva e li stavamo trattando per bloccare la malattia. Nella loro situazione di immunodeficienza, il batterio ha avuto gioco facile.”
“I pazienti - spiega ancora il primario - erano sintomatici per febbre. Abbiamo quindi condotto le ricerche batteriologiche che hanno identificato la presenza del batterio. Si è quindi proceduto all'isolamento dei tre pazienti e a un trattamento a base di un particolare antibiotico, la colistina.”
Il “come” e il “perché” la Klebsiella Pneumoniae si comparsa per la prima volta all'ospedale di Bassano del Grappa sono aspetti ancora da verificare.
Il reparto di Gastroenterologia accoglie malati anche da altre parti del Veneto e non si esclude che a veicolare il batterio multiresistente possano essere stati pazienti provenienti da altri ospedali. Ma questo, al momento, è un elemento secondario.
Su altri aspetti dovrà fare chiarezza l'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Bassano, a seguito dell'esposto già presentato dalla famiglia di una delle vittime del germe.
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