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Le 5G
È attiva l’ecopiazzola di Etra in quartiere San Vito in città. Incontro con cinque residenti che non si sono ancora rassegnate a quella che per loro è una sgradita novità. “Siamo molto amareggiati e delusi, vogliamo far sentire la nostra voce”
Pubblicato il 05 mar 2025
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C’era una volta, tutta intera, l’area sgambamento cani di via Cogo a San Vito.
Adesso ne è rimasta solo una parte. Nell’angolo a sudest dell’area, vicino alla grande antenna telefonica per il 5G, là dove c’era l’erba ora c’è un quadrato di asfalto con quattro campane per il vetro e tre press container adibiti rispettivamente al conferimento di plastica e metalli, di carta e cartone e del secco residuo.
È l’ecopiazzola Etra di quartiere San Vito, sulla quale nei mesi passati abbiamo scritto brentane d’inchiostro, ufficialmente attiva da venerdì scorso come l’analogo impianto realizzato in quartiere XXV Aprile.
Foto Alessandro Tich
Non c’è ancora un grande viavai di utenti, per usare un eufemismo: la novità è fresca e non tutti i residenti hanno ancora ricevuto l’eco-tessera di Etra che svolge la funzione di “Apriti Sesamo” degli eco-compattatori.
Sono però ricomparsi i cartelli dei cittadini che, pur consapevoli che l’eco-frittata è ormai fatta, ancora si battono contro quella che ritengono essere stata una decisione presa sopra le loro teste.
Sono tutti affissi sul lato-strada della siepe di un’abitazione ubicata di fronte all’isola ecologica.
E non sono cartelli qualsiasi, ma graffianti espressioni di satira urbana.
Come l’“attestato di ringraziamento” ironicamente conferito “in segno di stima e riconoscimento” al sindaco Nicola Finco e al presidente di Etra Flavio Frasson “per aver creato una eco piazzola” e “per aver ascoltato i cittadini che non la volevano”.
Ci sono anche due “lettere aperte (all’aperto)” che puntano il dito contro “un’opera pubblica insalubre (e brutta) in pieno centro abitato” che “è sgradevole per tutti”, ma anche contro altre decisioni del Comune e del Consiglio di Quartiere come quella di realizzare un campo da calcio sintetico “che annulla quello esistente in erba naturale”.
E c’è persino un cartello con il testo di una canzone rap composta per l’occasione, che inizia così:
“Hai mai sentito il rumore del compattatore?
E l’odore e l’odore e l’odore.
Hai mai visto le pantegane uscire dalle tane?
Bene o, meglio, male.”
Che dire? È una canzone degna del Festival di San Vito.
Non mi trovo nuovamente qui per caso. Ho infatti appuntamento con cinque residenti della zona, tutte donne, appartenenti al gruppo di cittadini che non si sono ancora rassegnati a quella che per loro è una sgradita novità.
In ordine alfabetico di cognome, si tratta di Elina Alonge, Cristina De Franco, Loredana Geraci, Vania Roccon e Stefania Rossetto.
Sono tutte e cinque molto determinate e grintose. Anzi, Grintose con la “G” maiuscola.
Sono le 5G.
“A questo punto l’ecopiazzola c’è, c’è l’antenna, e probabilmente ce le dovremo tenere - afferma Vania Roccon -. Noi vogliamo far sentire la nostra voce e stiamo soprattutto contestando la mancata informazione e la mancata considerazione che a un certo punto equivale a mancanza di rispetto. Perché noi non siamo stati informati di niente e non siamo considerati per niente.
“Sembra quasi che questa sia la zona dove si può mettere qualsiasi cosa di brutto - continua -. E allora, ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B? Non riusciamo a capire perché tutto deve essere concentrato in questo punto. Siamo d’accordo tutti nel dire che non sono due belle cose, queste. E che difficilmente qualcuno le accetterebbe davanti a casa propria. È inutile che ci raccontiamo bugie, perché è così.”
“Io abito oltretutto proprio vicino all’antenna - interviene Loredana Geraci -. Diciamo che questa situazione è molto pesante per tutti e soprattutto per chi abita a pochi metri da una situazione che noi consideriamo grave per la salute, e parlo dell’antenna, e di degrado, come abbiamo ampiamente detto a chi di dovere. Non ci hanno ascoltato, nessuno ha tenuto conto delle battaglie che abbiamo portato avanti da molti mesi.”
“Siamo molto amareggiati e delusi - aggiunge -. Altri posti per fare queste cose ce n’erano, sicuramente. E questo ci fa ulteriormente male. Hanno buttato dei mostri a pochi metri dalle abitazioni. Non meritiamo questa situazione, assolutamente.
Stefania Rossetto è di fatto la “Art Director” dei cartelli affissi di fronte all’ecopiazzola. Ma bastano dei cartelli e una canzone rap a sensibilizzare la cittadinanza sul problema?
“No, non bastano - risponde -. Dobbiamo fare ancora, e ancora, e ancora. E insisteremo ancora. Va bene per le immondizie, per carità, ma non va bene lì. Dovevano farlo da un’altra parte, anche perché hanno tolto un pezzo dello sgambatoio per i cani. E visto che io ho il cane, vado lì, e quest’estate non so cosa verrà fuori. Ma veramente verranno fuori le pantegane dalle tane. Oltre a moscerini, bestie e di tutto, verrà fuori di tutto e di più.”
“Adesso voglio vedere anche, come hanno promesso diverse volte, anche nelle varie assemblee, se si continua il porta a porta - dichiara Cristina De Franco -. Voglio proprio vedere se riescono a mantenere questa promessa, perché se no qui ci hanno preso proprio per i fondelli. E prenderebbero tutta la popolazione di San Vito per i fondelli, perché hanno detto che continuavano con il porta a porta per sempre, non hanno detto che “c’è un periodo”. Quindi, sto a vedere. Io continuerò a mettere fuori dalla mia casa e vediamo cosa succederà. Non lo so.”
Elina Alonge, sin dagli inizi uno dei residenti più critici e battaglieri nei confronti della realizzazione dell’ecopiazzola di via Cogo, è ferma nella sua posizione di principio: non vi porterà i suoi rifiuti di plastica e metalli, di carta e cartone eccetera.
“No, non li porterò mai là, mai - conferma -. Per me quella ecopiazzola non esiste, io passo e mi viene il mal di stomaco ogni giorno a vedere un obbrobrio così. Io inviterei tutti quelli che sono stati coinvolti in questa storia: quindi a cominciare dalla signora Pavan, a seguire il signor Zonta, il signor Viero e il signor Finco. Li inviterei tutti qua e li sfiderei a dire che questa è una situazione bella e decorosa.”
“Io penso che chi amministra una città vuole il bello per il suo territorio - prosegue -. Qua invece vediamo solo brutto. Perché sfido chiunque a desiderare di uscire da casa e vedersi una cosa di questo genere. Perché è semplicemente orrenda.”
“E vorrei che venisse manifestato questo nostro malessere, perché noi stiamo vivendo una situazione di malessere, intenso - conclude Elina Alonge -. Sempre, e aggiungo, per la presa in giro che è stata fatta nei nostri riguardi. Ci hanno preso in giro alla grande. È mancata la volontà di fare, perché fino ai primi di gennaio non c’era ancora niente qua, c’era solo l’asfalto. Quindi non so se sono rimasti entro i termini stabiliti dal PNRR, come dice il signor Frasson.”
Signore e signori, per il momento è tutto.
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