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Calma e gesso
Le ultime dalla Possagnovela: il presidente Vittorio Sgarbi indica Fabrizio Magani alla direzione della Fondazione Canova e mette temporaneamente una pietra sopra alla convenzione con Bassano del Grappa
Pubblicato il 22 feb 2020
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Calma e gesso. Ora vi racconto, senza fretta, le ultime dalla Possagnovela.
Giovedì scorso, 20 febbraio, si è riunito nuovamente a Possagno il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Canova. Ma questa volta il presidente Vittorio Sgarbi non mi ha invitato. Sono state prese alcune decisioni, sulle quali tuttavia l'ufficio stampa della Fondazione e del Museo e Gypsoteca Antonio Canova di Possagno si riserva di trasmettere un comunicato alle redazioni per la prossima settimana, quando tutto sarà meglio definito “nei minimi particolari”.
Non mi resta quindi che acquisire come fonte l'articolo pubblicato al riguardo su “La Tribuna di Treviso” dalla brava collega Maria Chiara Pellizzari.
Il presidente della Fondazione Canova di Possagno Vittorio Sgarbi (foto Alessandro Tich)
L'articolo è molto, ma molto interessante perché riferisce della decisione di Sgarbi di affidare il ruolo di direttore del Museo e Gypsoteca di Possagno allo storico dell'arte Fabrizio Magani, già membro del Comitato di Studio istituito ad hoc dalla presidenza dell'istituzione per predisporre, in particolare, le iniziative in vista del Bicentenario canoviano del 2022. Magani è un nome noto alle cronache bassanesi, quale soprintendente all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza nell'era ruggente della Pontenovela. Adesso ha cambiato ufficio, nella sua nuova veste di soprintendente per le province di Padova, Treviso e Belluno e per l'area metropolitana di Venezia. La nomina di Fabrizio Magani a direttore della Fondazione Canova è tuttavia subordinata al nulla osta da parte del Ministero ai Beni e alle Attività Culturali, di cui il medesimo è dipendente. Comunque sia, è pacifico che con tutti gli impegni spettanti al reggente di una Soprintendenza competente per mezzo Veneto, la sua non sarà una direzione a tempo pieno come eravamo stati abituati all'epoca del direttore Mario Guderzo.
Ed ecco che, probabilmente per compensare tale disponibilità per così dire limitata, sempre il presidente Sgarbi ha ritenuto di affiancare a Magani altre due figure, in una sorta di “direttorio” a tre, approvato dal CdA. La prima è Chiara Casarin, che per i nostri gentili lettori non ha certamente bisogno di presentazioni, già coordinatrice del neo costituito Comitato di Studio possagnese. La seconda è Elena Catra, che svolgerà il ruolo di “curatrice”. Di lei non si sa molto: nella sua scheda sulle pagine online del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell'Università di Venezia risulta essersi laureata al triennio in Conservazione dei Beni Culturali (2006) e alla specialistica in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici (2008) a Ca' Foscari. Presso il medesimo ateneo ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia delle Arti.
Ma non è tutto, perché anche in questo caso il nome di Bassano del Grappa continua ad aleggiare attorno alla Gypsoteca e al Tempio Canoviano.
Innanzitutto, come apprendo sempre dalla “Tribuna”, riaffiora a nuova vita l'Istituto di ricerca per gli studi su Canova e il Neoclassicismo, presieduto da Maria Pia Morelli, che da Bassano sarà “incardinato” nella struttura di Possagno. “Daremo nuovo impulso all'Istituto che si riaccenderà”, ha dichiarato Sgarbi al quotidiano locale trevigiano. Alla famosa cena col CdA dello scorso 14 gennaio di cui vi ho raccontato nell'assai cliccato articolo “Sgarbi clamorosi” c'era anche Maria Pia Morelli: ecco svelato l'arcano della sua presenza. Alquanto degno di nota, inoltre, quello che il presidente della Fondazione afferma in virgolettato nell'articolo in questione a riguardo della convenzione coi Musei Civici di Bassano del Grappa per la “direzione unica” con Possagno che sempre alla mezzanotte tra il 14 e il 15 gennaio scorsi - come ben ricorderete - sembrava cosa fatta e solamente da firmare. In questo momento la convenzione è “saltata” perché “ad oggi il sindaco di Bassano non ha predisposto la documentazione” e perché “Casarin si è ritirata dal concorso per dirigere i Musei Civici di Bassano, dunque il suo potenziale ruolo di trait d’union tra le due strutture non è concretizzabile”. Il perché il sindaco di Bassano non abbia ancora predisposto la documentazione, aggiungo io, è presto spiegato.
La predisposizione della convenzione con Possagno per un coordinamento tra i due Musei, prevalentemente in funzione del Bicentenario di Canova, è attualmente in fase di valutazione da parte del segretario generale del Comune di Bassano Antonello Accadia, l'uomo delle leggi e delle norme. Ma al vostro umile cronista non può sfuggire la circostanza che da metà gennaio il documento sembra essere finito in una sorta di “limbo” in sospeso, segno di una certa difficoltà normativa a far quadrare formalmente i rapporti per un incarico congiunto tra un ente pubblico e una Fondazione privata.
Va inoltre sottolineato che nella sua dichiarazione a mezzo stampa, sempre Sgarbi dà per scontato il fatto che il nuovo direttore di Bassano, possibile “trait d'union” con Possagno, venga nominato a seguito di quel regolare concorso che l'amministrazione Pavan ha invece sospeso. E anche qui, egregi lettori, si accettano scommesse.
Come tuttavia ci ha insegnato questo scoppiettante inizio 2020 della Possagnovela, con particolare riferimento al ruolo di Chiara Casarin, quello che Vittorio Sgarbi pensa e dice il giorno precedente non è necessariamente coerente con quello che Vittorio Sgarbi pensa e dice il giorno successivo. Ma a Possagno ci stanno ormai abituando a uno sviluppo delle cose che va in direzione opposta rispetto al processo creativo di Antonio Canova: non sempre il modello preparatorio in gesso corrisponde all'opera finale in marmo.
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