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Alessandro TichAlessandro Tich
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Habemus bando: la parrocchia di Santa Maria in Colle, assieme all’Ordine degli Architetti, lancia il concorso di idee per il Masterplan di riqualificazione del Centro Giovanile. E riguardo alla Sala Teatro Da Ponte…

Pubblicato il 18-07-2025
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Avviso ai naviganti: questo articolo contiene inglesismi. È inevitabile, quando si usa il linguaggio dei pianificatori, dei progettisti e degli urbanisti.
E allora togliamoci subito lo sfizio ed elenchiamo in anteprima e in ordine sparso le parole e le locuzioni inglesi che troverete nel prosieguo di questo pezzo: Masterplan (piano generale); governance (governo, gestione); stakeholder (portatore d’interesse); focus group (gruppo di discussione); project manager (responsabile di progetto); concept mapping (mappatura concettuale); web survey o survey online (sondaggio su internet); hub (centro aggregatore); design for all (progettazione inclusiva).
Ce ne sarebbero anche altre, ma qui mi fermo. Sono tutte parole contenute nelle dichiarazioni dal vivo e nel materiale cartaceo consegnato ai giornalisti alla conferenza stampa convocata al Centro Giovanile dalla parrocchia di Santa Maria in Oxford, pardon in Colle.

La coordinatrice del CG Laura Cerantola, Don Andrea Guglielmi e il project manager Domenico Baggio (foto Alessandro Tich)

E questo perché, egregi lettori, per la struttura parrocchiale è giunto finalmente il momento fatidico: è stato infatti lanciato, sulla piattaforma telematica nazionale dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori concorsiawn.it, il bando di idee per il Masterplan di riqualificazione del complesso immobiliare del Centro Giovanile, o CG per gli amici.
Si tratta di una sfida non da poco.
Bisogna infatti presentare - sulla base delle esigenze e delle indicazioni emerse nella fase preliminare di discussione e condivisione con più di 60 stakeholder locali e di confronto fra i 6 focus group istituiti allo scopo - una proposta di rigenerazione urbana per un complesso di 32.000 mq complessivi di superficie, che oggi ospita 36 realtà associative e sportive che propongono ben 43 attività diverse e i cui accessi annui sono stimati in 240.000 persone, coinvolgendo un pubblico eterogeneo composto da giovani, adulti, famiglie e persone fragili.
E come dice il solito saggio: e scusate se è poco.

“Stiamo entrando nel vivo di una fase nuova di decisione del Masterplan per il Centro Giovanile, sulla base di due elementi - afferma all’incontro con la stampa l’arciprete abate Don Andrea Guglielmi -. Il primo sono le strutture e gli spazi fisici e logistici che rischiano di diventare vecchi e obsoleti, in alcuni casi fatiscenti. Il secondo sono le persone che vivono il Centro Giovanile e che sono frammentate, in una sorta di condominio con tante realtà che cercano il proprio spazio, con il rischio di non dialogare fra di loro.”
“Ci siamo quindi chiesti - prosegue il MasterDon - che senso ha il Centro Giovanile in questo tempo, in relazione agli stakeholder interni, alla città e al territorio, dal punto di vista anche strutturale e urbanistico e in rapporto alla governance di un ambiente come questo. Va mantenuta una gestione totalmente parrocchiale o si deve andare in una direzione plurale e condivisa?”.
Tutte questioni che sono state affrontate nel lungo percorso preliminare di confronto fra i portatori d’interesse, iniziato nel 2019, “in cui questi interrogativi sono diventati un cammino unitario di ascolto, partecipazione e rilancio.”
È stata la fase, per l’appunto, del processo partecipato con la città per condividere una visione del Centro Giovanile del futuro attraverso il lavoro dei focus group, un survey online rivolto ai giovani e il coinvolgimento di oltre 60 stakeholder secondo la logica del concept mapping (qui un premio speciale “Tich Teaches English” non me lo toglie nessuno).
Tutti gli input (questo è invece un inglesismo che ci ho messo di mio) emersi da questo ampio e partecipato confronto preliminare hanno tracciato le linee di indirizzo raccolte e sviluppate da un “Comitato di Governance” e alle quali i partecipanti al concorso di idee per il Masterplan del Centro Giovanile dovranno attenersi, in modo da concepire quello che dovrà essere “un hub dinamico e multifunzionale, dove l’incontro tra giovani e adulti, la cultura, lo sport, la socialità e la spiritualità convivono armoniosamente”.
Nuove funzioni e nuovi servizi, rinnovata concezione degli spazi, una progettazione improntata ai principi del Design for All e chi più ne ha più ne pianifichi: sono i macro elementi in base ai quali gli architetti e progettisti partecipanti al bando dovranno elaborare le proprie idee.
“Il bando di idee richiede l’elaborazione di un documento di programmazione di progettazione, comprendente anche il quadro economico, che traduce le richieste e le esigenze emerse nei focus group.”
È quanto spiega e conferma Domenico Baggio, che assieme a Marta Scomazzon è il project manager dell’iniziativa e che per la cronaca è anche il presidente della Filarmonica Bassanese, una delle tante associazioni che fanno riferimento al Centro Giovanile.
“Grazie all’accordo con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Vicenza - aggiunge Baggio -, raccoglieremo le idee progettuali che saranno valutate da una commissione composta da tre membri della parrocchia e da due membri dell’Ordine.”

I partecipanti al bando, dopo aver compiuto un sopralluogo obbligatorio sul posto in questo mese di luglio, dovranno trasmettere una relazione illustrativa di 4 facciate e due tavole grafiche in formato A1 verticale, stampate solo sul fronte, che dovranno illustrare chiaramente l’idea progettuale.
Le idee saranno valutate dalla commissione secondo quattro criteri: qualità compositiva e originalità; inserimento urbano; sostenibilità ambientale e gestionale; flessibilità e compatibilità economica.
Per il concorso di idee è stato anche istituito un montepremi di 32.000 euro, di cui 20.000 euro andranno al primo classificato, 8.000 al secondo e 4.000 al terzo.
Le proposte vincitrici - oltre ad essere presentate sul sito web del concorso - saranno successivamente esposte in una mostra che darà inizio ad un’ulteriore fase di confronto con la città secondo il principio della co-progettazione ovvero della partecipazione dei cittadini alle scelte progettuali definitive da compiere.
Il tutto con l’obiettivo, come rimarca il project manager Baggio, di riqualificare il complesso immobiliare come “un luogo bello, inclusivo, sostenibile e adatto alla comunità che vive il Centro Giovanile”.
Una volta discusse le idee con la comunità, si passerà alle fasi seguenti: definire le priorità su cui concentrarsi, avviare un processo di raccolta fondi e dare inizio alla progettazione esecutiva che dovrà comunque prevedere un intervento di riqualificazione del CG per stralci successivi.

E allora, che Masterplan sia!
Non manca tuttavia una domanda “fuori sacco” del vostro umile cronista e cioè se il piano generale di riqualificazione del Centro Giovanile comprenda anche la Sala Teatro Da Ponte, periodicamente al centro di voci o di quasi notizie sulla possibilità che possa essere ceduta dalla parrocchia nella prospettiva del nuovo teatro cittadino.
Mi risponde subito la coordinatrice del CG Laura Cerantola, la quale informa che sono attualmente in corso dei lavori di adeguamento impiantistico della Sala, cioè a dire che l’attenzione per il cinema-teatro della parrocchia è costante.
“L’obiettivo della riqualificazione è quello di ripensare globalmente il Centro Giovanile, anche con la possibilità di vendere degli spazi - interviene e dichiara Don Andrea Guglielmi -. La disponibilità della parrocchia a vendere la Sala Da Ponte è totale, ma ciò non significa che non la riteniamo importante. Per noi è una struttura preziosissima in una logica comunitaria, che dovrà essere mantenuta anche in caso di un’eventuale alienazione.”
Caspita: eccola qua, la notizia nella notizia.
È vero: la Sala Da Ponte non era l’oggetto specifico della conferenza stampa.
Ma un colpetto di teatro ci voleva.
That’s All Folks!

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