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Rigore è quando arbitro fischia
Usciamo eccezionalmente dalla Repubblica di Bassano, come la chiamava Luigi Agnolin. A Recoaro Terme, intervistato da Domenico Basso, l’arbitro internazionale Daniele Orsato si è raccontato davanti al pubblico
Pubblicato il 18 lug 2023
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Rigore è quando arbitro fischia.
Per introdurre l’argomento di questo articolo, non posso che citare una delle frasi più celebri del compianto e leggendario Vujadin Boškov, allenatore della Sampdoria dello scudetto con Vialli e Mancini, con quel suo italiano senza articoli (perché nella sua madrelingua, il serbo, gli articoli non ci sono) e con quell’ordine delle parole alla Yoda che lo hanno reso indimenticabile.
In effetti il ragionamento del più grande mister blucerchiato della storia non fa una grinza: rigore è proprio quando arbitro fischia. Ma vallo a dire ai tifosi della squadra che il rigore lo subisce.
Domenico Basso e Daniele Orsato
Da che palla è palla, l’operato arbitrale è sempre stato al centro delle discussioni della domenica sera, quando tutte le partite si giocavano in contemporanea nel pomeriggio, e del lunedì dei bar sport.
Anche se ti chiamavi Concetto Lo Bello da Siracusa o Luigi Agnolin da Bassano del Grappa. Anzi, più il prestigio dell’arbitro è riconosciuto e più si accendono le polemiche sui suoi eventuali errori.
Non se ne esce: accadeva anche nei tempi televisivamente più “progrediti” in cui però ancora non c’erano - fatta eccezione per la moviola di Carlo Sassi - tutti quei supporti tecnologici che oggi fanno le pulci alle azioni di gioco e alle decisioni arbitrali al millimetro e al nanosecondo.
E come ogni categoria nell’occhio del ciclone a prescindere, anche quella degli arbitri non è certamente tra le più propense (uso un eufemismo) a mettersi a parlare e a “raccontarsi” di fronte a un pubblico.
Ma ogni regola - e sulle regole da far rispettare è basata la stessa attività arbitrale - ha la sua eccezione. Che ci porta, anche in questo caso eccezionalmente, ad uscire dai confini della Repubblica di Bassano, come la chiamava Agnolin.
E così, in una calda serata di luglio all’Hotel Trettenero di Recoaro Terme, il pubblico intervenuto ha potuto vedere di persona e soprattutto ascoltare Daniele Orsato, arbitro internazionale, della sezione Aia di Schio, nominato nel 2020 miglior arbitro del mondo dall’IFHHS e l’anno scorso miglior arbitro dei Mondiali in Qatar, cittadino di Recoaro.
L’occasione è stata data dalla presentazione del libro “Volti & Storie - 40 protagonisti italiani” del collega giornalista ed ex direttore di Tva Vicenza e TeleChiara Domenico Basso, che comprende tra gli altri anche un capitolo dedicato a Orsato.
Se lo ricorderanno già, i nostri lettori: lo scorso marzo Domenico Basso, alla Libreria Palazzo Roberti a Bassano, aveva incontrato e intervistato il suo “omonimo” Sammy Basso, uno dei quaranta volti protagonisti delle quaranta storie del libro.
Questa volta è stato invece il turno del celebre fischietto vicentino.
Un’ora e mezza di botta e risposta su temi legati al calcio con storie, aneddoti e anche aspettative per il futuro di quello che è il più vecchio arbitro in attività in Italia (ha 47 anni) ed è l’arbitro internazionale più vecchio al mondo.
Doveva smettere di arbitrare quest’anno ma Orsato si “è concesso” i supplementari e lo vedremo ancora in campo. Per quanto? Non si sa.
Per ora Aia, Uefa e Fifa gli hanno chiesto di restare in campo per spiegare ai giovani che per centrare certi traguardi bisogna fare sacrifici e Daniele Orsato ha confessato di averne fatti molti. Uno sguardo anche all’altra metà del cielo, gli arbitri donna.
“Hanno delle qualità e se le mantengono faranno strada e arriveranno in serie A dove però è difficile rimanere - ha detto Orsato -. Io me ne sono reso conto negli anni.”
“Nel 2006 quando venni promosso arbitro di serie A Stefano Farina mi disse: ricordati ragazzino che non è difficile arrivare in serie A ma è difficile restarci - ha aggiunto -. Ad oggi sono l’arbitro con la più lunga permanenza in serie A . E oggi se devo dire ad un giovane cosa deve fare per avere soddisfazioni gli dico di seguire i consigli dei vecchi. Perché oggi ci sono due strade: o studi o ti affidi a chi ha esperienza. Io ho fatto entrambe le cose.”
Il futuro? Per il momento ancora in campo ma il progetto di Orsato è quello di diventare “allenatore degli altri”.
“Vorrei mettere a disposizione la mia esperienza e quello che ho imparato in questi anni - ha affermato di fronte ad una platea attenta -. Forse non so molte cose ma conosco molto bene la strada per arrivare in serie A. Voglio spiegare ai ragazzi che bisogna essere pronti ai sacrifici e se non si è pronti non bisogna perdere tempo ed è meglio lasciare spazio agli altri. Io sono pronto ad un futuro da allenatore degli arbitri per mettere a disposizione tutto quello che ho imparato.”
Alle 22.30 fischio di chiusura del match. E Daniele Orsato, come sempre, è uscito, non dal campo ma dal talk show, tra gli applausi.
Anche perché non è cosa di tutti i giorni assistere a una lunga chiacchierata con chi al di fuori della partita deve misurare le parole e un arbitro di calcio di caratura internazionale che interviene in pubblico è una circostanza rara, che fa notizia.
Insomma, per dirla alla Boškov: notizia è quando arbitro parla.
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