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Il comizio in piazza Libertà del ministro dell'Interno e vicepremier a sostegno del voto alla Lega alle Europee e della candidatura a sindaco di Elena Pavan. Con Zaia, Stefani, Fontana & Friends
Pubblicato il 14 mag 2019
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Piove. E non si può nemmeno dire “governo ladro”, visto che l'ospite d'onore è nientemeno che il Vicepresidente del Consiglio. Ma la Bela Madunina ha fatto il mezzo miracolo: in serata le nuvole sopra Bassano fanno ancora aprire gli ombrelli, ma quando arriva il momento clou non cade più una goccia. L'atteso appuntamento si svolge regolarmente nella sede prevista di piazza Libertà anche se, in caso di maltempo, era pronta la sede alternativa del Teatro Remondini. Già: proprio quel Teatro parrocchiale finito in mezzo alle polemiche per aver dato spazio alla festa-presentazione del candidato sindaco del centrosinistra Vernillo, nonostante lo statuto vieti di autorizzare l'uso del palcoscenico ad incontri di carattere politico. Ma, a quanto pare, per questa campagna elettorale il consiglio pastorale ha concesso una deroga e alla richiesta della coalizione opposta, così come a quella del suo competitor, non ha potuto dire di no.
Alla fine però tutti in piazza, che nel giro di tre ore si riempie per poco più della metà.
C'è la folla, ma visto il grande nome in cartellone non si può certo definire “oceanica”.
Foto Alessandro Tich
Ma il Teatro è comunque assicurato. Tutelato da un grande spiegamento di forze di Polizia.
La star della serata - Matteo Salvini - viene annunciato in ritardo da Schio e mentre tutti i rappresentanti e i notabili della Lega arrivano alla chetichella (i candidati della lista, assessori e consiglieri regionali, l'onorevole, l'europarlamentare, sindaci e candidati sindaci del territorio con Elena Pavan in primis), ci pensa Luca Zaia a tenere calda la platea. Quando sbuca nel recinto transennato davanti al palco, infatti, comincia il tifo da stadio e parte la caccia al selfie-col-governatore.
“Luca! Luca! Luca!”. Tradotto: “Presidente, vien farte 'na foto qua con mi!”.
Si vede che Zaia è abituato a queste situazioni: distribuisce sorrisi che neanche il dentifricio Durban's, stringe mani a manetta, prende lui lo smartphone dell'aficionado di turno e click, il selfie storico è fatto. C'è anche uno spettatore col cartello “truffati dalle banche” (non è l'unico), con cui il governatore si intrattiene di più, per la gioia di cameramen e fotografi. Nulla al confronto di quello che accadrà con Salvini, ma di questo vi riferirò tra un po'.
Mentre parte finalmente il comizio, gli ombrelli sono ancora aperti. Per evitare che il folto gruppo sul palco e soprattutto il ministro dell'Interno vengano disturbati da Giove pluvio, i solerti addetti della Lega bassanese montano a tempo di record un gazebo che funge da ombrellone. Servirà per poco, come già detto: quando arriva il ministro nonché segretario federale la pioggia è già sparita per decreto governativo.
A rompere il ghiaccio ci pensa Nicola Finco, capogruppo della Lega in consiglio regionale. Dice che “è la prima volta da tanti anni a Bassano che c'è così tanta gente a un comizio politico” e saluta tutti i candidati di quella Lega “che a tutti i livelli è dimostrazione di buon governo e onestà.” “Bassano - continua - da dieci anni è amministrata dal centrosinistra che ha trasformato la più bella città della pedemontana veneta in una città dormitorio.” Finco sottolinea che “il centrodestra ha avuto la capacità di fare sintesi” e ringrazia le cinque liste della coalizione a Bassano, di cui nomina tutti i capolista.
“Bassano - conclude, strappando uno dei tanti applausi scroscianti della serata - ce la dobbiamo portare a casa dal 26 di maggio.” Tradotto ancora: “Ce la dobbiamo portare a casa al primo turno.”
Sono ormai abbondantemente superate le 21 e la Salvini Night Fever serpeggia sempre di più tra quel popolo le cui prime file hanno conquistato la postazione attorno alle 19.
C'è ancora da aspettare, mentre sul palco l'avvicinamento del Grande Capo viene in qualche modo preannunciato dall'arrivo del ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani, del ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana e del sindaco di Vicenza e presidente della Provincia Francesco Rucco.
È però lo Zaia-moment, con l'istrionico governatore impegnato a portare acqua al mulino del consenso con un discorso dei suoi. In principio Luca! Luca! Luca! punta il dito sulla Lega come simbolo di onestà. Ricorda la maxi-retata con i 105 arresti del 4 giugno 2014 per l'inchiesta sul Mose. “Non c'è un leghista in mezzo a quella gente lì - afferma -. Per noi rigore e legalità vengono prima di tutto.”
Poi passa subito a parlare di Bassano: “Col futuro sindaco Elena Pavan non ci saranno vigili che corrono dietro ai cittadini con l'autovelox, ma che andranno a controllare i documenti ai lazzaroni che girano per la città.” Standing ovation della gente come sempre già tutta in piedi. Successivamente Zaia torna national riguardo alla chiusura dei porti e all'arrivo di quei migranti “che per il 90% non fuggono dalla guerra né dalla fame”: “Se volevate i porti aperti, perché non ve li siete portati a casa?”.
Poi il discorso si fa nuovamente local in onore al concetto “prima i veneti” e “prima gli italiani”: “Il dieci per cento dei nostri connazionali vive in difficoltà. Noi diciamo: “prima i bassanesi”. Vanno aiutati prima i nostri cittadini.” Quindi il presidente del Veneto si toglie “un sasso dalla scarpa” ricordando il Referendum sull'autonomia “votata da 2 milioni e 328mila veneti”, osteggiato “dalla sinistra che ha portato il Referendum in tribunale ed è stata sconfessata dalla Corte Costituzionale e che ha tentato di opporsi con tre ricorsi al Tar”. “La partita dell'autonomia è nazionale - incalza -. Cinque Regioni ce l'hanno già e altre dodici l'hanno richiesta. Manca solo l'atto di intesa con il governo, auspico si faccia nel prossimo Consiglio dei Ministri.”
Un messaggio diretto per la ministra Stefani, la quale più tardi chiederà al pubblico: “Avete votato l'autonomia?”. “Siiii”, risponderà la piazza. “Allora - replicherà la ministra - alzate le mani, facciamo una foto e la mandiamo a Di Maio e ai 5 Stelle.”
Il che, indubbiamente, è uno dei più forti messaggi politici della serata.
Infine l'endorsement di Luca Zaia per Elena Pavan: “Elena è la persona giusta nel posto giusto al momento giusto. Votiamo lei per portare a Bassano un nuovo Risorgimento.”
Tocca alla Pavan: è il suo culmine di campagna elettorale. E il suo discorso parte “dalle polemiche delle ultime settimane, ma anche delle ultime ore”.
“Bassano - dichiara il candidato sindaco - non è divisa tra centrodestra e centrosinistra, perché sono ideologie che appartengono al passato. Chi alimenta scontri fa parte del passato. Questo è il momento della differenza tra il passato e il futuro.”
“L'amministrazione uscente, che si ricandida - aggiunge -, presenta adesso i suoi progetti. Perché in cinque anni non hanno già risolto quei problemi, perché non hanno già fatto quelle cose? Loro sono già fallimentari per il passato. E allora la scelta è tra il passato e il cambiamento, tra l'immobilismo e il fare.”
“L'amministrazione Poletto dice che crea ponti mentre noi creiamo muri - incalza l'aspirante sindaco -. Ci chiamano “forze oscure”, “barbari”, “untori della peste”. Minacciano querele a chi non la pensa come loro, fanno leva sulla paura delle persone strumentalizzando il tema dell'Ospedale.” “Noi - conclude Elena Pavan - vogliamo rompere questi schemi politici, sono questi schemi che alzano i muri e portano all'isolamento.”
Dopo il candidato sindaco prendono la parola il ministro Stefani, il ministro Fontana e altri testimonial del palco. Ma l'improvvisa fibrillazione del servizio d'ordine fa capire che Matteo Salvini sta finalmente arrivando. Telecamere e cronisti si tuffano all'ingresso del corridoio di transenne da dove arriverà, a piedi, il vicepremier.
Che il momento fatidico sia vicino lo si capisce anche dai cori “scemo, scemo” che un gruppo di giovani contestatori fa partire, e ripeterà a più riprese, dall'angolo Ovs-colonna col Leone di San Marco. Saranno tenuti a bada, a distanza, dall'imponente servizio di sicurezza delle Forze dell'Ordine. Salvini sbuca da via Bellavitis tra due ali di folla osannante. “Sembrava di essere Pantani al traguardo”, dirà poi al microfono. Il ministro dell'Interno dribbla le telecamere (a cui si concederà, generosamente, a comizio terminato), sale sul palco e in quel preciso momento scatta la grande regia: gli altoparlanti fanno risuonare a palla il “Vincerò” del “Nessun dorma”. Ovazione generale, pubblico in visibilio e Night Fever alle stelle: e il nostro cancelliere di ferro, persino, si commuove.
Poi parte subito in quarta. A chi a distanza continua a fare cori di contestazione, il ministro dell'Interno risponde applauditissimo: “Se volete cantare Bella Ciao, andate a Sanremo a cantarla.” La platea leghista apprezza alla stragrande e parte il contro-coro: “buffoni, buffoni”.
“Anche perché - prosegue Salvini - da queste parti c'è qualche nonno e qualche bisnonno che ha dato la vita perché non passasse lo straniero e noi continuiamo a combattere perché non passi lo straniero. Prima vengono i veneti e gli italiani e poi il resto del mondo. Così funziona in un Paese normale.” Il segretario federale della Lega si dice “felice che Milano sia stata invasa questa domenica da 500mila Alpini che sono l'orgoglio di questo Paese”. “Viva gli Alpini, viva le penne nere, l'ordine, le regole, il sacrificio, la lealtà, l'onore, la disciplina, il rispetto - continua -. Cosa che qualcuno ha disimparato. Quindi mi auguro che in provincia di Vicenza ci sia sempre più voglia di regole, di ordine, di rispetto e quello che che stiamo facendo in Italia lo faremo in Europa rimettendo al centro la nostra gente, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto al futuro perché sono stufo che per rimborsare i veneti truffati dalle banche occorra aspettare il parere di Bruxelles e dell'Europa. Sull'agricoltura, sulla pesca, sul commercio, sugli ospedali, ci vuole il permesso dell'Europa. Son soldi nostri.”
“In Europa - è il Salvini-proclama - tutte queste regole che stanno ammazzando l'Italia e gli italiani le cambiamo, dalla prima all'ultima. Dipende da voi. Io ci sono e noi ci siamo. Li abbiamo contro quasi tutti: banchieri, finanzieri, Soros, Merkel, Macron, giornalisti di ogni dove.” Il ministro cita anche le nuove norme sulla legittima difesa: “Con la nuova legge i milioni di euro di risarcimento danni ai parenti dei poveri rapinatori feriti diventano zero e nella prossima vita fai un mestiere più onesto.” “L'emergenza di questo Paese - è ancora un passo del suo discorso - è ridurre le tasse alle famiglie e alle imprese. Su questo le idee le abbiamo chiare, siamo partiti dai piccoli imprenditori, dagli artigiani, e la riprova del fatto che è la strada giusta è che nei primi tre mesi di quest'anno hanno aperto 200mila nuove partite Iva.” E, tra le affermazioni gradite dal pubblico, non manca anche un “castrazione chimica per chi violenta una donna o un bambino”.
Il gran finale dell'intervento di Matteo Salvini è ovviamente costituito dal dichiarato sostegno al candidato sindaco del centrodestra Elena Pavan: “Aspettiamo la liberazione di Bassano. Voglio vedervi tutti festeggiare a Milano il 26 maggio, poi ci troviamo qui a festeggiare sul Ponte.” Nuova ovazione dalla curva Nord.
Ma non è finita qui. Perché il Matteo nazionale annuncia ai presenti che non ha fretta, che si tratterrà ancora sul palco e che chiunque può salire per farsi fotografare con lui.
Le transenne si dissolvono e una fiumana di simpatizzanti - per la felicità del servizio d'ordine - si mettono in fila per farsi scattare quella che per loro probabilmente è la foto del secolo. Salvini si fa fotografare con tutti, tra un click e l'altro concede le interviste alle Tv, gli altoparlanti diffondono nuovamente musica a palla e il rito prosegue fino a esaurimento selfie. Ovvero fino a esaurimento del nuovo modo di raccontare ai nipoti: “Quella sera, a Bassano, c'ero anch'io”.
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