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Interessante. Scorrendo in data odierna (28 settembre) i titoli dell'elenco di link su Bassanonet che potremmo intitolare “Oggi accadde”, mi è saltato all'occhio un articolo - quello più in alto - che avevo pubblicato esattamente due anni fa, e cioè il 28 settembre 2016, intitolato “In caso di Brentana”. Sottotitolo: “Ponte di Bassano: la giunta comunale dispone lavori di somma urgenza per prevenire i danni di eventuali piene autunnali del fiume. La soluzione prescelta prevede la messa in sicurezza della struttura sulla seconda e terza stilata”. Sono trascorsi da allora 24 mesi, ma è come se la notizia fosse riferita ad oggi, proprio nel day after dell'annuncio del Comune riferito all'“ufficializzazione” della disponibilità della ditta Zara di Dolo, nel Veneziano, ad eseguire i lavori di somma urgenza sulla terza e sulla quarta stilata.
Sono i corsi e ricorsi che scorrono sul Brenta. E questa volta per “ricorsi” non intendo le impugnazioni al Tar e al Consiglio di Stato che in quell'anno del Signore 2016 avevano contraddistinto gli sviluppi della Pontenovela nel braccio di ferro giudiziario tra Vardanega e INCO, ma le “ripetizioni periodiche di un fatto o di un fenomeno”, così come definite dal dizionario online Sabatini Coletti sul corriere.it.
Dunque la storia si ripete - tale e quale - e, anche se riguarda due diverse coppie di stilate, sia nel primo caso (2016) che nel secondo (2018) al centro delle attenzioni di somma urgenza vi è la stilata numero 3. Due anni fa incombeva la stessa prospettiva che incombe adesso: il rischio delle piene autunnali del fiume. Già allora il nostro monumento, da questo punto di vista, non era messo bene. Come scrivevo all'epoca, “ad oggi il Ponte è tenuto in sicurezza dai lavori preventivi eseguiti nell’ultimo anno: alleggerimento della massicciata, puntellazione subacquea della seconda stilata e quindi puntellazione delle tre stilate rimanenti. Ma i puntelli poggiano direttamente sul letto del fiume, che in caso di Brentana li renderebbe instabili”. Da qui la delibera di giunta comunale di approvazione dei lavori di somma urgenza sulle due stilate centrali “per la salvaguardia pubblica e del manufatto”. La soluzione tecnica prescelta nel 2016 - su progetto esecutivo del prof. ing. Claudio Modena - prevedeva in sostanza l'applicazione subacquea di placche di acciaio sulla vecchia trave di soglia del Casarotti e l'imbragatura con funi di acciaio dei pali di sostegno, per convogliare la spinta orizzontale del fiume sulle strutture meno compromesse del manufatto. Le famose “tiracche”, che ancora oggi fanno bella mostra di sé di sui quei rostri che furono oltretutto oggetto in quella occasione anche di un'opera di consolidamento per “reggere meglio all'impatto di materiali trasportati dalla corrente in piena”.
Il progetto di intervento del 2016 sulla terza stilata del Ponte, sezione trasversale (particolare). Archivio Bassanonet
Spesa complessiva messa in preventivo per la messa in sicurezza delle stilate numero 2 e numero 3 nel 2016, affidata alla ditta specializzata Idra Snc di Venezia: 280.000 euro, di cui 141.577,14 euro per somme in appalto e 138.422,86 euro per somme a disposizione dell'Amministrazione comunale. Oltre 40.000 euro in meno rispetto ai 323.500 euro (di cui 293.828,61 euro per lavori e 29.671,39 euro per somme a disposizione dell’Amministrazione) messi invece a bilancio per la puntellazione delle stilate 3 e 4 che dovrebbe iniziare nei prossimi giorni.
“In questo modo - affermava all'epoca il vicesindaco Roberto Campagnolo - sarà rafforzata la parte più critica della struttura in caso di piene, con una garanzia di tenuta fino a Brentane con portata di 1000 metri cubi al secondo.” “Si tratta pertanto - aggiungeva ancora l'assessore ai Lavori Pubblici - di un sistema di difesa adeguato a piene importanti, ma non a piene estreme. Problema che invece non sussisterebbe se i lavori di restauro fossero già iniziati.” Eravamo solamente al primo anno della storia infinita, ma la giustificazione è sempre la stessa.
Nel 2016, fortunatamente, non si sono registrate piene del Brenta importanti. L'ultima Brentana degna di tale nome risale ancora al 1 novembre 2010. Quei lavori di messa in sicurezza in somma urgenza sono stati eseguiti. Ma senza risolvere, all'evidenza dei fatti, il problema generale della tenuta delle basi delle stilate rispetto all'impeto delle piene in assenza di cantiere o anche coi lavori di restauro in corso.
Lo sanno oramai anche i sassi del Brenta che nell'aprile del 2017, quando l'allora appaltatore Vardanega aveva messo in asciutta le prime due stilate ad est sul lato Bassano, i consulenti tecnici dell'impresa di Possagno avevano segnalato al Comune, dopo i rilievi eseguiti sui legni, “lo stato di estremo pericolo per la struttura esistente, che necessita di un intervento improcrastinabile di messa in sicurezza con il puntellamento dell'impalcato” e cioè con il puntellamento di sicurezza di tutte e quattro le stilate, nessuna esclusa. Quell'allarme rimase inascoltato e la Vardanega, dal canto suo e in completa autonomia, provvide nell'estate 2017 alla puntellazione delle stilate numero 1 e numero 2 che ancora oggi, per quanto mai riconosciuta dalla Direzione Lavori, le sostiene.
Eppure la stilata numero 2, solo pochi mesi prima, era stata messa in sicurezza assieme alla numero 3 con la procedura di somma urgenza.
Cosa mai ha reso allora e rende ancora oggi necessario intervenire su strutture già oggetto di un intervento di rafforzamento preventivo? Come riferisce l'architetto Pino Massarotto, che cita una conversazione con l'attuale progettista dei lavori di somma urgenza ingegner Gianmaria De Stavola, l'intervento del 2016 “ha messo in sicurezza le travi di fondazione, ma non il colonnato”, profondamente eroso nella parte sott'acqua. E adesso, dopo i rilievi subacquei compiuti lo scorso luglio nuovamente dalla ditta Idra di Venezia, si corre urgentemente ai ripari sulla terza e sulla quarta pila per ripristinare, come da relazione tecnica dell'ing. De Stavola, la “grave compromissione delle parti inferiori delle colonne di entrambe le stilate, con assottigliamento generale della sezione lignea e con situazioni di accentuato rischio di collasso”.
L'uomo della strada e il vostro umile cronista, pertanto, si chiedono: ma allora i lavori urgenti di messa in sicurezza del 2016 sono stati di fatto inutili, o se non altro incompleti? Quello era anche il momento storico della famosa sentenza del Tar (emessa il 6 luglio e pubblicata il 30 settembre 2016) che assegnava definitivamente la titolarità dell'appalto del Ponte alla Vardanega. E l'Amministrazione comunale - nella delibera di giunta dello scorso 21 agosto di “presa d'atto dello stato di degrado e dissesto” delle fondazioni del Ponte - ha specificato che l'intervento d'urgenza di due anni fa “ha interessato solo la parte subacquea delle strutture per le sole stilate centrali e non la parte in asciutto, essendo previsto che i lavori dell'appalto generale di ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini procedessero regolarmente, dopo le decisioni del giudice amministrativo, con l'appaltatore in fieri”.
Gira e rigira, siamo sempre lì. Corsi e ricorsi sul Brenta, riferiti alla stagione autunnale, che ripropongono cose già viste e cose già dette: l'Eterno Ritorno dell'emergenza sulla parte emersa e sommersa nel fiume.
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