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Il guardiano del Faro
Da ieri Flavio Tosi non è più un leghista. Salvini su facebook prende atto “della sua decadenza da militante e quindi da segretario della Liga Veneta-Lega Nord”. Ora in casa Lega si sparigliano le carte, anche sul piano locale
Pubblicato il 11 mar 2015
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Rien ne va plus, les jeux sont faits.
L'estenuante tiritera Salvini-Tosi ha prodotto l'esito che era scritto nelle stelle. Flavio Tosi, sindaco di Verona e ormai ex potente segretario “nazionale” della Liga Veneta-Lega Nord, da ieri sera non fa più parte del Carroccio. Ne ha dato annuncio lo stesso Matteo Salvini sui social network, che hanno ormai sostituito e mandato in pensione “Tribuna Politica”.
“Dispiace che da settimane - scrive il segretario federale in un post del suo profilo facebook intitolato “Dopo Zaia solo Luca Zaia” - Flavio Tosi abbia scelto di mettere in difficoltà la Lega e il governatore di una delle regioni più efficienti d'Europa. Ho provato mediazioni di ogni tipo, ma purtroppo, ricevendo solo dei no, sono costretto a prendere atto delle decisioni di Tosi e quindi della sua decadenza da militante e da segretario della Liga Veneta-Lega Nord.”
Un sorriso per la stampa. Flavio Tosi a Bassano per “Dialogando” nel 2011 (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Salvini mette anche le mani avanti sulle future possibili mosse del rivale: “Se insisterà nel volersi candidare contro Zaia, magari insieme ad Alfano e a Passera, per aiutare la Sinistra, penso che ben pochi lo seguiranno. Non si può lavorare per un partito alternativo alla Lega, non si possono alimentare beghe, correnti o fazioni.”
La Liga Veneta-Lega Nord è stata quindi commissariata e messa in mano alla gestione provvisoria del commissario Gianpaolo Dozzo (“uno dei padri della Liga Veneta, iscritto dall'83”) e le liste per elezioni regionali, oltre al commissario, “saranno fatte solo dai Veneti e da tutti i segretari del territorio veneto”. “Senza rancore e facendo gli auguri a Flavio Tosi - conclude il post di Salvini -, saranno i Veneti a decidere.”
“Salvini mente sapendo di mentire - ha replicato Tosi praticamente in tempo reale -. Mai avrei pensato di vedere in Lega il peggio della peggior politica. Un Caino che si traveste da Abele. Resta e resterà la stima, l’amicizia, l’affetto per tutti i veri leghisti.”
La scissione tosiana, inevitabilmente, divide fortemente la base leghista. Ma, anche e soprattutto, spariglia clamorosamente le carte a livello di generali e colonnelli, eletti e/o rieleggibili o candidabili.
Da oggi Tosi è ufficialmente il leader di un movimento, “Ricostruiamo il Paese”, da lui fondato ancora nel 2013, che si propone formalmente come alternativa alla Lega riferendosi all'area di Centrodestra, puntando dritto alle regionali del Veneto e costruendo una rete di rappresentanze territoriali, i cosiddetti “Fari”, ormai attiva da Nord a Sud.
Ma fino a ieri - anzi per meglio dire, l'altroieri - Flavio Tosi è stato il grande dominus del potere leghista in Veneto: potere che si esprime in candidature e in poltrone nei posti che contano. E l'attuale nomenklatura padana della nostra regione è in buona parte espressione della vicinanza politica al sindaco di Verona, o della convergenza di intenti nei suoi confronti.
Ne sa qualcosa Manuela Lanzarin, già bi-sindaco di Rosà e notoriamente “non tosiana”, che da deputato leghista uscente aveva sostenuto la candidatura di Massimo Bitonci a segretario della Liga Veneta-Lega Nord, in contrapposizione a quella di Tosi. Un atto dopo il quale la Lanzarin sarebbe finita relegata a un infelice posto nella lista elettorale della Lega per il Senato, secondo l'altrettanto infelice sistema del Porcellum, scavalcata in graduatoria dai candidati tosiani e rispedita a casa dagli elettori.
Parla (o parlava) “tosiano” anche un'importante rappresentanza della pattuglia leghista della giunta Zaia: Marino Finozzi, Daniele Stival, Maurizio Conte, Luca Coletto. Nella categoria “tosiani di ferro” viene indicata anche l'europarlamentare nostrana Mara Bizzotto, che in contrasto con la Lanzarin fu tra i principali sponsor della candidatura di Tosi alla segreteria nazionale (regionale) della Liga-Lega Nord.
Retaggi di una recente epoca nella quale il Flavio da Verona, incontrastato leader regionale del Carroccio, faceva davvero il bello e il cattivo tempo.
Fino alla veloce ascesa sul piano nazionale - dalla vicina Lombardia - di Matteo Salvini, che ha decretato un cambio di scenario progressivo e irreversibile.
Per Flavio Tosi, nel 2013, era stata prospettata una carriera politica nazionale, partendo proprio dal trampolino di lancio del Veneto. E' stata la genesi del progetto “Ricostruiamo il Paese”, agli inizi ben visto dagli stessi vertici leghisti, con Roberto Maroni all'epoca segretario federale. Parallelamente e prepotentemente, però, è emersa la figura del Matteo da Milano: e sulla tolda di comando oggi c'è lui, in crescita nei sondaggi e impegnato in un presenzialismo mediatico senza precedenti.
Ecco perché l'aggettivo “tosiano”, nel vocabolario di molti generali e colonnelli della Liga Veneta-Lega Nord, da motivo di orgoglio è diventato - con la velocità della luce - motivo di imbarazzo. Lo si è già capito in consiglio regionale: due fedelissimi leghisti tosiani - l'ex sindaco di Riese Pio X Luca Baggio e il bellunese Matteo Toscani - hanno fondato il nuovo gruppo consiliare “Impegno Veneto”, a cui ha aderito anche Francesco Piccolo, eletto cinque anni fa in Regione col PdL. Ma gli altri consiglieri tosiani di Palazzo Ferro Fini (tra cui il capogruppo leghista Federico Caner) si sono ben guardati dal cambiare casacca.
Lo “strappo” tosiano potrebbe invece avere effetti più rilevanti in Parlamento, dove cinque deputati e tre senatori veneti eletti con la Lega Nord sarebbero pronti a abbandonare il Carroccio.
E' sicuramente tra due fuochi anche la “tosiana di ferro” Mara Bizzotto, che tuttavia ha anche un debito morale col leader nazionale Salvini, che eletto alle ultime europee - quale capolista in tutte le circoscrizioni - ha optato per un altro collegio lasciando gentilmente il posto alla leghista di Tezze sul Brenta, prima dei non eletti, consentendole di riconquistare il suo scranno a Strasburgo.
E non pensiamo, francamente, che il “tosianesimo” della Bizzotto arrivi al punto tale da abbandonare di punto in verde la nave leghista.
E c'è anche il precedente del suo collega eurodeputato Lorenzo Fontana, leghista veronese e già tosiano che più tosiano non si può.
Anch'egli “ripescato” a Strasburgo come secondo dei non eletti proprio grazie alla rinuncia di Flavio Tosi, che seppure eletto in Europa ha preferito rimanere sindaco di Verona, Fontana si è successivamente collocato nella sponda opposta arrivando il mese scorso a chiedere a Tosi di dimettersi, in quanto “già fuori dal partito”.
In quello che fu il preponderante scacchiere tosiano del potere della Lega nel Veneto non mancheranno senz'altro i super-fedeli che seguiranno la via del guardiano del Faro. Ma per molti altri notabili del Carroccio incombe l'inevitabile momento dei ripensamenti e dei rinnegamenti. Per evitare il rischio di essere messi da parte pur restando nella Lega, e rimanere col cerino in mano.
Non ci sorprenderemmo quindi se fossero in atto in queste ore intensi allenamenti in preparazione allo sport olimpico per eccellenza della politica nostrana: il salto della quaglia.
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