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Stonehenge? Meglio il Ponte di Bassano
Roberto Giacobbo, bassanese “di sangue”, torna in città per presentare il suo romanzo storico “La Donna Faraone”. E, nell'occasione, lancia il suo appello per il salvataggio del nostro monumento-simbolo
Pubblicato il 22 set 2014
Visto 4.075 volte
Stonehenge? In buona parte, è probabilmente una fantastica bufala.
Roberto Giacobbo, ovvero mister Voyager, parla alla affollatissima platea della libreria La Bassanese in città per presentare il suo primo romanzo “La Donna Faraone” nell'evento di apertura della stagione autunnale degli Incontri Senza Censura. Ma - stimolato da una domanda dell'organizzatore della rassegna e presentatore della serata Marco Bernardi sulla valorizzazione della cultura e dei beni storici in Italia - lascia per un momento i misteri dell'Antico Egitto per spezzare una lancia a favore del salvataggio del Ponte di Bassano.
Partendo però - con uno dei “collegamenti” tra argomenti apparentemente lontani che contraddistinguono le sue trasmissioni - dalla parte opposta dell'Europa: appunto da Stonehenge, il sito neolitico in mezzo alla campagna inglese i cui megaliti a composizione circolare sarebbero, secondo un radicata corrente di pensiero, i “telescopi di pietra” di un antico osservatorio astronomico. La qual cosa fa della località nella piana di Salisbury una meta del turismo di massa nonché, ad ogni Solstizio d'estate, di un esercito di seguaci del Celtismo, ovvero del Druidismo, e della New Age.
Roberto Giacobbo, di nuovo protagonista agli Incontri senza Censura nella "sua" Bassano (foto Alessandro Tich)
Giacobbo parla volentieri del nostro Ponte, perché in realtà è anche “suo”.
A Bassano del Grappa il futuro autore e conduttore televisivo ha vissuto infatti da ragazzo per 14 anni. E a Bassano è nato “un ragazzo che si chiama Marino Giacobbo”, come sottolinea l'ospite della serata con un filo di commozione, indicando suo padre seduto il prima fila in uno degli 11 posti “riservati alla famiglia Giacobbo” e occupati anche dalla moglie dell'inventore di Voyager Irene e dalle tre figlie, arrivate da Roma, e dai suoi cugini bassanesi. Confermando la tradizione che trasforma ogni visita del volto noto televisivo nella città del Grappa in una vera e propria rimpatriata.
“Bassano non solo è nel mio cuore, è nel mio sangue” - conferma Giacobbo di fronte al pubblico da tutto esaurito, ricordando anche “il palazzo enorme”, come gli appariva da piccolo, del Vecchio Ospedale, dove andava a visitare la nonna morente. Da qui la sua disponibilità alla sensibilizzazione del pubblico sulle sorti del Ponte Vecchio e sul prosieguo della raccolta fondi per il suo salvataggio, affidata anche ad un appello del conduttore Tv registrato nella stessa giornata dalle telecamere di Tva Vicenza. Una missione compiuta anche nel corso dell'Incontro senza Censura, attraverso il parallelo tra come i beni storici sono spesso considerati in Italia e quanto invece accade in Inghilterra.
Sulla collocazione “astronomica” delle pietre a cerchio di Stonehenge il divulgatore televisivo ha voluto infatti vederci chiaro, senza ottenere chiare risposte dagli interlocutori britannici, dopo aver visto in un giornale del 1901 una rara immagine dei lavori di ristrutturazione del sito compiuti quell'anno, che testimoniava come fossero eretti solamente i monoliti centrali, mentre le altre pietre - poi risistemate come le vediamo oggi - erano tutte sparse per terra.
Una situazione di rovina confermata da una stampa del 1700, che raffigura i monoliti centrali in piedi e gli altri monoliti disseminati a terra tutt'intorno.
Gli inglesi hanno spiegato a mister Voyager che le pietre in circolo sono state “ricollocate nella loro posizione originale”. Senza tuttavia specificare in base a quali criteri scientifici e documentazioni.
Fatto sta che il ricostruito sito neolitico è al centro di una febbrile attività di consumo turistico: con un percorso predeterminato che costringe i visitatori all'uscita obbligata per lo “shop” del centro archeologico dove la vendita di souvenir con il marchio Stonehenge, dalle magliette agli accendini e ai sandali infradito, fa affari d'oro.
La stessa valorizzazione (in senso anche di monetizzazione) della storia, originale o ricostruita che sia, che ha consentito al British Museum di allestire la mostra-boom del 2013 su Pompei - con oggetti, statue e mosaici provenienti in gran parte dai depositi, sconosciuti ai turisti in Italia, della città vesuviana - con contestuale moltiplicazione di merchandising griffato “Pompei” e produzione e vendita di documentari, “senza nessun ritorno economico per l'Italia”.
“Nel nostro Paese, dove siamo circondati dall'arte e dalla storia, abbiamo qualcosa che non funziona - commenta Giacobbo -. Quel qualcosa che deve ritornare a funzionare per restaurare il Ponte degli Alpini. Quel Ponte non è solo di chi vive a Bassano, è un monumento nazionale, è di tutti.”
Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Love story e mistero nell'Antico Egitto
Il protagonista della serata intrattiene il pubblico - da consumato anchorman, e giocando anche in casa - con tono avvincente e spiritoso.
Spiega che prima di fare il conduttore ha fatto per anni l'autore televisivo, firmando in passato anche un programma che parlava di enigmi (“Misteri” con Lorenza Foschini) e un altro che parlava di scienza (“La Macchina del Tempo” con Cecchi Paone). Due esperienze da cui è nata l'intuizione che “non tutte le cose sono tutte misteri, oppure tutta scienza”, ma c'è “tutto un mondo al centro che non è né Ufo, né laboratorio scientifico”. Ed è appunto il mondo di Voyager, la trasmissione da lui ideata, scritta e condotta che da anni ormai con il suo nome si identifica e che lo porta in giro per il mondo “a verificare le cose di persona”.
E' lo stesso spirito che anima la scrittura de “La Donna Faraone” (edizioni Rai Eri/Mondadori), il libro con cui l'autore ricostruisce quanto oggi ci è dato sapere di una affascinante storia vera, ma in forma di romanzo: l'intrigante vicenda di Hatshepsut, donna arrivata al massimo livello di potere della gerarchia egizia nel periodo della XVIII dinastia 1500 anni prima di Cristo, ma invisa ai suoi contemporanei proprio perché donna e per la sua storia d'amore clandestina con Senenmut, un uomo di umili origini diventato architetto di corte, e quindi da lei nominato sacerdote, col quale ebbe anche una figlia e formò la prima “coppia di fatto” dell'Antico Egitto.
Alla loro morte i successori sul trono cancellarono ogni traccia della loro esistenza, ma non sapevano che Senenmut, nel maestoso tempio funerario di Hatshepsut da lui fatto costruire, aveva nascosto con l'intonaco nella propria tomba, unita con un cunicolo segreto a quella dell'amata, la raffigurazione del loro “segreto” scoperta casualmente, grazie alla caduta di un calcinaccio, da una spedizione archeologica agli inizi del '900.
E' l'enigma che pervade il plot del romanzo storico, ispirato a una love story che sconvolse i canoni della sua epoca e ai segni lasciati sul muro, e opportunamente coperti, da questo architetto di corte che ha voluto in questo modo rimanere nella storia assieme alla sua Lei, nonostante l'annientamento della memoria messo in atto dai loro contemporanei, consegnando un “messaggio in codice” a chi lo avrebbe scoperto nei secoli a venire.
Un bel tipino controcorrente, per la società del suo tempo, questo Senenmut: “E' stato l'inventore degli Incontri senza Censura”, commenta un soddisfatto Marco Bernardi.
Un ulteriore tassello, ad opera del divulgatore televisivo, alla scoperta dei misteri dell'Antico Egitto la cui storia, a detta degli stessi archeologi, “per il 70% è nascosta ancora sotto la sabbia”.
Insomma: una serata all'insegna del “di tutto e di più”, come recita peraltro il noto slogan della Rai di cui Roberto Giacobbo è uno dei dipendenti più popolari.
E in questa veste, mister Voyager anticipa che il giorno seguente (ieri per chi ci legge) sarebbe apparso in collegamento in diretta a “Quelli che il calcio” su Rai2, sempre da Bassano del Grappa, per una missione speciale richiestagli dagli autori della trasmissione: dare una mano a fare i compiti di scuola media a due dei cinque figli della famiglia Bizzotto, che risiede a Santa Croce.
Non da solo, però: ad aiutarlo tra libri e quaderni e tre le insidie dei problemi di matematica ci sarebbe stata sua figlia Angelica, che ha ricordi più freschi di scuola. “Del resto - scherza Giacobbo, prima di concedersi a un'interminabile fila di selfie e di autografi con gli spettatori della serata - anche nella divulgazione in televisione la collaborazione tra padre e figlio è già stata provata, e sembra che funzioni.”
E ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale.
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