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Massimiliano Cavallo

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Andrea Pennacchi conquista Bassano: la narrazione tra satira, prosa e rock

La CMP Arena risponde in massa all'appello del "Pojana": perché in fondo "se te mori xe peso par ti", quindi meglio godersi lo spettacolo finché siamo qui

Pubblicato il 13 feb 2026
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Lo spettacolo di Andrea Pennacchi alla CMP Arena ha pienamente confermato le attese: intrecciando teatro, musica e narrazione, è riuscito a creare un equilibrio raro, capace di coinvolgere il pubblico per quasi due ore di performance ininterrotta.
L’artista domina la scena con la naturalezza del grande oratore, conducendo il pubblico dentro storie che mostrano sempre due volti: da una parte la satira pungente che strappa risate; dall’altra una dimensione cruda che colpisce come un pugno nello stomaco.
Non gira intorno alle cose. Le sue parole colpiscono nel segno, sono affilate ma pesate bene. Pennacchi si muove con estrema disinvoltura tra l’italiano e il veneto: usa il primo per costruire il racconto e il secondo per dare voce alla pancia, rendendo ogni battuta più vera, schietta e immediata. È un linguaggio che abbatte ogni barriera tra il palco e la platea, spingendo chi ascolta a mettersi in discussione senza sentirsi giudicato.

Andrea Pennacchi e il monologo del suo Pojana che racconta il Veneto.

La sua ironia è la chiave per affrontare le fatiche di ogni giorno: ridere non serve a sminuire i problemi, ma a renderli più umani e meno spaventosi. È così che le difese si abbassano, lasciando spazio a una riflessione che invita ognuno a guardarsi dentro, per ritrovare nelle storie degli altri le proprie fragilità.
Un ruolo fondamentale lo gioca la Revenge Tanko Band, che non si limita ad accompagnare ma sostiene l’intera impalcatura dei monologhi, dando volume e respiro a ogni emozione. È un lavoro di squadra che permette allo spettacolo di scavare nei drammi umani: Pennacchi dà voce a chi ha sbagliato parlando in prima persona, come se i protagonisti fossero lì sul palco. Questa scelta annulla ogni distanza: la storia di un singolo diventa così una vicenda universale, in cui chiunque può riconoscersi e su cui può inevitabilmente riflettere.
Il finale, arrivato dopo quasi due ore trascorse tra colpi di risata fragorosa e il silenzio dei momenti più duri, è esploso in un unico coro sulle note del bis “Se te mori xe peso par ti”, accolto da un’ovazione dell’intero palazzetto. «È un brano apotropaico — ha spiegato Pennacchi tra gli applausi — un modo per scacciare la paura e i momenti difficili».
A Bassano l’obiettivo è stato centrato: si è riso molto e si è pensato altrettanto. Una serata che ha confermato come la forza della narrazione autentica sappia ancora toccare corde profonde, lasciando il pubblico più leggero ma con nuovi spunti su cui riflettere.

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